Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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domenica 25 dicembre 2011

Un altro maestro che se ne va.


«Sono certo che morirò avendo fallito il mio programma di vita: non vedrò l’emancipazione civile dell’Italia. Sono passato per alcuni innamoramenti, la Resistenza, Mattei, il miracolo economico, il centro-sinistra. Non è che allora la politica fosse entusiasmante, però c’erano principi riconosciuti: i giudici fanno giustizia, gli imprenditori impresa. Invece mi trovo un paese in condominio con la mafia. E il successo di chi elogia i vizi.»
Era il 2007 quando Giorgio Bocca pronunciò queste parole, in un'intervista rilasciata all'Espresso.

Parole che suonano profetiche, oggi, 25 dicembre 2011, giorno in cui Giorgio Bocca se n'è andato.

Quell'emancipazione civile da lui vagheggiata non c'è ancora. 

Appare persino difficile capire se si stia davvero muovendo qualcosa, nelle coscienze di un paese fiaccato da decenni di mala politica e di deriva morale.

In un'altra intervista di un anno fa, un Giorgio Bocca visibilmente malinconico disse di continuare a nutrire:
"questa speranza che gli Italiani smettano di rubare"...
Proviamo a raccogliere noi questo pesante testimone, caro Giorgio.

Quanto a te, in questo giorno di festa in cui hai scelto di andartene, possiamo solo dirti addio.

Oltre a grazie di tutto, naturalmente.


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Commenti (2)

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Caro Luigi,
come suggerisce il Prof Woland nel post "Il piacere dell'onestà", cerchiamo di guardare la parte piena di questo bicchiere ormai vuoto per tre quarti.
Soffermiamoci su quel poco di bene che ci è rimasto per resistere alla frustazione e alla rabbia per tutto quello che abbiamo subito.
Di buono c'è il senso di "un bene comune" che si affaccia in tutta la sua urgente necessità.
Di buono ci sono gli esempi di responsabilità e generosità. ( il Presidente Napolitano)
Di buono c'è che si torna "alla materia prima della vita: la terra che è terra, il pane che è pane, l'amore che è amore".
Di buono c'è che che verrà (spero) anche il tempo dei " poeti " che ci offriranno la visione di qualcosa di vero da far crescere.
Lisa
può essere anche interessante, buon luigi, un tuo consiglio e commento ad un libro o raccolta di articoli che hai letto

mi associo al saluto, ovviamente

My recent post quel calore di sole basso, d’inverno

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