Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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giovedì 26 gennaio 2012

Lettera a Galimberti.

La partita a scacchi tra Antonius e La Morte.
  Det sjunde inseglet (Ingmar Bergman)


[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Caro Professor Galimberti, 

sono un fisico matematico e forse per deformazione professionale ho un concetto della morte molto diverso da quello corrente. Proverò a spiegarlo.

Ecco, io sostengo che la morte è un fenomeno come tutti gli altri: considerarlo un unicum è un bias, comprensibilissimo, ma pur sempre un bias.

Gli uomini nel corso dei millenni sviluppano, in corrispondenza alle loro esperienze empiriche, delle idee che ritengono descrivere oggettivamente la realtà. Ora, prescindendo dal fatto che la realtà è già essa stessa una di quelle idee, è facile rendersi conto che questa inevitabile costruzione della mente umana è solo un modo soggettivo e convenzionale di descrivere la natura.

Prima di Einstein, per fare un esempio, nessun fisico aveva neppure postulato che il tempo fosse indipendente dal sistema di riferimento. Voglio dire che tale indipendenza era talmente radicata nel profondo della mente dell’osservatore che nessuno pensò mai neppure di postularla. 

Eppure ecco irrompere nella scienza una rivoluzione straordinaria: il tempo dipende dal sistema di riferimento! Certo tale dipendenza può essere osservata solo in casi lontani dall’esperienza dell’uomo, ma a noi importa il concetto. 

Questo esempio, uno dei mille, ci dice che le convinzioni che si radicano nella mente umana sono apparenze
Tutto nasce e tutto muore.
Ancora una  irrinunciabile convinzione. In realtà è solo una nostra idea basata sull’esperienza comune, cioè basata sul nulla.

La morte - che a noi sembra essere un fenomeno unico - è semplicemente un fenomeno: come il fulmine, la pioggia, la nascita di un gatto. 

Noi vi abbiamo - per ovvi motivi - ricamato sopra nel corso dei millenni ma io sono persuaso che essendo un fenomeno come tutti gli altri potrà un giorno essere compreso, governato e per così dire "sconfitto". 

Non condivido pertanto la sua concezione della morte riassunta dall’aforisma di Michel Foucault:
 Noi non moriamo perché ci ammaliamo, ma ci ammaliamo perché fondamentalmente dobbiamo morire ”.
In questo pensiero c’è il fossile* di un ragionamento deterministico che combattiamo aspramente in altri campi, per esempio nella religione.

È lo stesso bias che ci ha indotto a pensare ad una causa causarum, ad un motore immobile

Non piove perché la pioggia serve per far crescere l’erba. Come ben spiega Taleb nel suo Giocati dal caso** l’uomo tende inevitabilmente a porre rapporti di causa ed effetto anche laddove non ce ne sono, laddove il caso regna sovrano. Ed anche questo bias è così radicato nell’uomo che un genio come Einstein ebbe a dire “Dio non gioca a dadi” quando la meccanica quantistica annunciò la fine del determinismo nella fisica.
Infine caro Prof. Galimberti lei ha ripetuto spesso - lo fa anche nell'articolo in cui cita Foucault - che l’uomo ha inventato Dio per dare un senso alla sua esistenza e in generale a quella dell’Universo intero. 
Ma invece non c’è nessun senso.

Ed io sono d’accordo con lei.

Ma allora non è contraddittorio reintrodurre dalla finestra questo senso scacciato dalla porta? 

Volere attribuire un senso alla morte e quindi una oggettiva volontà deterministica della natura è un’operazione assolutamente omologa alla creazione di un dio. 

Quindi per coerenza se si rifiuta il senso lo si deve fare fino in fondo. 
Naturalmente sono pronto a rimettere in discussione l'argomento poiché sono conscio del fatto che - per citare ancora una volta il grande Albert - “È difficile dare un'occhiata alle carte di Dio

Nel ringraziarla per la sua attenzione la saluto affettuosamente e con grande stima. 

Prof. Woland
______________________________________________
*Mi rendo conto che così dicendo metto in discussione il secondo principio della termodinamica - e vi assicuro che la circostanza mi turba - ma non rinuncio alla mia intuizione e credo in un'altra rivoluzione copernicana.
**Giocati dal caso. Il ruolo nascosto  della fortuna nella finanza e nella vita  (Il Saggiatore,2003).
Nassim N. Taleb  insegna Scienze dell'incertezza alla University of  Massachusetts. 
Giocati da caso, che  lo ha reso noto in tutto il mondo, è stato definito da Fortune  "uno dei libri più intelligenti di tutti i tempi".
Di Taleb Il Saggiatore ha pubblicato nel 2008    Il cigno nero.
http://www.wikio.it


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martedì 8 novembre 2011

Una fine ingloriosa.


[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]


Nel mio post Il circolo vizioso avevo raccontato come secondo la teoria del Prof. Nassim Nicholas Taleb accada spesso che, per effetto di fortunati eventi, un uomo possa raggiungere altissimi livelli tramite un circolo virtuoso che si autoalimenta.

Quando però questo circolo si spezza allora inizia un circolo vizioso caratterizzato da errori ripetuti che chiamano altri errori senza soluzione di continuità.

Avevo scritto in quell'occasione che per il nostro Premier era cominciata la caduta e avevo espresso la speranza che, per il suo bene e per il nostro, se ne rendesse al più presto conto e rassegnasse le dimissioni.

Sei mesi sono passati da quell'auspicio e Silvio Berlusconi ha disceso quasi tutti  i gradini della ripida scala  senza nessun accenno di resipiscenza. Purtroppo il paese lo ha accompagnato nella sua discesa.

Assisteremo ad una fine ingloriosa e certo non potremo gioirne sia perché non amiamo gioire delle altrui disgrazie sia perché l'Italia intera paga e pagherà per questa drammatica vicenda.

Archiviato il fenomeno Berlusconi spero che gli italiani non dimentichino quanti tra giornalisti, politici, commentatori, intellettuali hanno finto di non vedere, per puro calcolo ed interesse, il baratro nel quale il paese si stava cacciando.
Per costoro nessuna riabilitazione storica sarà mai possibile.

Infine un'esortazione affinché nessun partito dell'opposizione accolga i topi che stanno abbandonando la nave: è giusto che affondino insieme al loro comandante.

Update (9.11.11 ore 16.00)
Sono stato ottimista. Lo spread volagli interessi sui BTP decennali corrono verso l'8/100 (soglia oltre la quale c'è il default) e il nostro Nerone e i suoi fedeli cortigiani tentano, con trucchi meschini, di salvare se stessi. Nel frattempo il baratro - così la Marcegaglia - si apre sotto i nostri piedi.
Altro che fine ingloriosa, siamo di fronte ad una fine tragica che svela, oltre ogni previsione, il cinismo e il disinteresse per la collettività dell'intera classe dirigente di questo paese.



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