Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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martedì 28 febbraio 2012

Neppure davanti alla morte.

Luca Abbà, 37 anni, No Tav, è in coma farmacologico.

Il Giornale della famiglia Berlusconi, titola così la prima pagina di oggi:



Stessa solfa nella versione online:



L'organo di stampa del Partito dell'Amore - come Silvio Berlusconi ribattezzò il PdL - sceglie scientemente di definire "cretinetti" un uomo in fin di vita.

Il rispetto per la diversità delle idee... per i familiari e gli amici di un italiano - uno di noi, comunque la si pensi - sospeso tra la vita e la morte... 

La ridefinizione stessa dei concetti di vita e di morte, che variano a seconda dell'identità di chi vive o muore (si veda il caso recente di Oscar Luigi Scalfaro)...

Titoli come quello di oggi sono un manifesto ideologico cristallino: lo specchio più fedele della sordida mentalità per cui gli avversari sono soltanto nemici

Da abbattere, possibilmente.

Magari sputandoci sopra, perché no.

Cari Sallusti, Feltri, Belpietro (Libero titola "I No-Tav si fanno il martire"...), gran maestri di metodi-Boffo, propalatori di dossier, dare voce all'Italia peggiore è senz'altro uno sporco lavoro.

Ma lo confesso: non sono per niente sicuro che "qualcuno lo debba pur fare".

Martin Luther King disse:
Nulla al mondo è più pericoloso che un'ignoranza sincera ed una stupidità coscienziosa.
E in quel "pericoloso" sta tutto il senso di un giornalismo drogato che non riesce più a contenersi davanti a niente.

Neppure davanti alla morte.


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venerdì 2 settembre 2011

Trappola per topi.

Vi dico la verità. Cominciavo a preoccuparmi del silenzio degli amici del Giornale sulla vicenda Tarantini.

PM che finalmente perseguono non Berlusconi, ma chi ce l'ha con Berlusconi, chi attenta alla sua serenità e al suo patrimonio, quelli che gli scuciono soldi, che lo ricattano: deve essere stato un duro colpo per Feltri e Sallusti.

Me li vedo, nella redazione del Giornale, a scervellarsi su come rigirare la frittata.

Poi, finalmente, la trovata:



E attenzione: il Giornale rivela anche che chi è accusato di essere il ricattatore, Tarantini, in un suo memoriale, aveva addirittura scritto di non aver ricattato!

Insomma, davanti a queste prove schiaccianti, ritenetevi avvisati.

Da oggi in poi, se per caso qualcuno dovesse ricattarvi e i magistrati dovessero perseguire chi vi ricatta, addirittura arrestandolo, sapete qual è il loro piano: vogliono colpire voi.

Ha ragione Silvio: è proprio un paese di m...!


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martedì 10 maggio 2011

Napolitano si commuove? Per Libero fa campagna elettorale.

Il Presidente si è commosso: Libero non ci sta.

La classica lacrima che fa traboccare il vaso.

Nel celebrare la giornata in memoria delle vittime del terrorismo‎, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, durante il suo discorso, si è commosso e ha pianto.

I sedicenti giornalisti di Libero - evidentemente anch'essi in piena campagna elettorale accanto al loro Ghost Owner di Arcore - interpretano oggi così il gesto del Presidente:



"Nel clima elettorale tutto fa brodo", scrivono gli uomini di Feltri e Belpietro.

Quale possa essere il giudizio su un simile processo alle intenzioni, irriguardoso del ruolo e dell'umanità stessa del Presidente della Repubblica, lascio a voi decidere.

Certo che se la prima carica dello stato può essere così ignobilmente e gratuitamente accusato di strumentalizzazione per essersi commosso davanti ai familiari delle vittime di una pagina tragica della storia del nostro paese, che cosa si dovrebbe dire dell'occhiello "meglio tardi che mai", che allude al passato comunista di Napolitano, con precisa (e indegna) identificazione tra terrorismo rosso e comunismo?!

Identificazione ancora più esplicita nelle oltraggiose allusioni del relativo articolo firmato da Mattias Mainiero:
"Presidente [...] perché proprio ora? Ricorda? Comunismo armato. E scatenato. E i comunisti dissero: nessun cedimento. Fermezza. E oggi lacrime."
Questo è il giornalismo di Libero: senza memoria, senza rispetto. Per niente e per nessuno. Neppure per le vittime del terrorismo. 
Leggete voi stessi:
"Napolitano si aggiusta gli occhiali. E' prossimo alle lacrime. Presidente, con tutto il rispetto, per lei, per le vittime del terrorismo e per i loro familiari: possibile mai? Oggi, anno 2011? Emilio Alessandrini, magistrato, assassinato da un commando di Prima Linea nel gennaio del 1979. Sono passati trentadue anni."

Per Mainiero, il dolore ha una scadenza

La sofferenza per una tragedia familiare ha un tempo massimo oltre il quale non è lecito provare emozioni. Anzi di più: il palesarle è sospetto, o, peggio, strumentale.

"Con tutto il rispetto", scrive Mainiero.

Parola grossa, il rispetto.

Concetto che passa sempre da una morale; da un senso etico.

E dalla memoria.

Perché proprio ora, si chiede Mainiero.

E qui sta la sintesi di tutta l'indegna operazione mediatica messa in campo da Libero per rinfocolare l'odio nei confronti del nemico rosso, quel comunismo che non c'è più ma che - a pochi giorni dalle urne - è pur sempre considerato l'antidoto più efficace alla perdita di consensi del centrodestra di Berlusconi.

Quel "perché proprio ora?" (parente del "meglio tardi che mai") viene piazzato lì a suggerire subdolamente ai deboli di memoria che Napolitano si sarebbe improvvisato sensibile all'argomento terrorismo solo ora, proprio mentre il Cavaliere ha in atto la sua furente guerriglia contro le eversive toghe rosse, in piena campagna elettorale.

Una sorta di sensibilità ad orologeria, quella del Presidente della Repubblica, secondo Libero.

A puro titolo esemplificativo, eccovi allora il testo della lettera che nel 2007 Giorgio Napolitano scrisse al curatore della rubrica epistolare per La Repubblica (Corrado Augias):
Caro Augias, la lettera indirizzatale dai famigliari dei carabinieri e degli agenti della Polizia di Stato barbaramente uccisi dalle Brigate Rosse a via Fani, nel corso del brutale rapimento dell'on. Moro, mi trova pienamente concorde. Anche nel mio messaggio di fine anno volli esprimere un chiaro richiamo al rispetto della memoria delle vittime del terrorismo e dunque al rispetto - in tutte le sedi - del dolore dei loro famigliari. Rinnovo perciò il mio fermo appello perché di ciò si tenga conto anche sul piano dell'informazione e della comunicazione televisiva. Il legittimo reinserimento nella società di quei colpevoli di atti di terrorismo che abbiano regolato i loro conti con la giustizia dovrebbe tradursi in esplicito riconoscimento della ingiustificabile natura criminale dell'attacco terroristico allo Stato e ai suoi rappresentanti e servitori e dovrebbe essere accompagnato da comportamenti pubblici ispirati alla massima discrezione e misura.
Questo è solo un piccolo esempio di quell'atteggiamento di condanna, fermo e senza appello, che Napolitano ha assunto da anni nei confronti del terrorismo; come è un esempio di quell'atteggiamento di pietas nei confronti dei familiari delle vittime che è la cifra del Presidente della Repubblica in carica.

La lettera appena citata risale proprio all'anno in cui il giorno della memoria in questione venne istituito per legge (n. 56 del 4 maggio 2007), simbolicamente nella ricorrenza dell'assassinio dell'on. Aldo Moro.

La prima cerimonia ufficiale fu celebrata al Quirinale il 9 maggio 2008
Per l'occasione la Presidenza della Repubblica realizzò il volume "Per le vittime del terrorismo nell'Italia repubblicana", edito dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
Eccone l'intento, dichiarato nella prefazione del volume, scritta di suo pugno proprio dal Presidente Napolitano: 
"rendere omaggio, nel modo più solenne, a tutti coloro - fossero essi semplici cittadini, umili e fedeli servitori dello Stato, o protagonisti della storia repubblicana, come lo fu l'on. Aldo Moro - che in quel contesto pagarono col sacrificio della loro vita i servigi resi alle istituzioni repubblicane".
Ciò detto, cari amici di Libero, non vi pare che il vostro "proprio ora?" sia vagamente fuori luogo?!

Per carità, ne conveniamo: la storia non è il vostro mestiere.

Ma siete davvero certi che lo sia il giornalismo?


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sabato 9 aprile 2011

Il Presidente Napolitano e il venticello della calunnia che spira da Libero.

Belpietro e Feltri: licenza di uccidere.

Il Presidente Napolitano fa ombra a Berlusconi?

Il Capo dello Stato bacchetta spesso e volentieri il Governo?

Ci pensa il duo delle meraviglie: i moschettieri dell'infilzata gratuita, Feltri e Belpietro.

La macchinina (giocattolo, in questo caso) del fango colpisce come può. 

L'importante, naturalmente, è farlo mentendo.

E' così che Libero ha regalato oggi ai suoi lettori un pezzo dal titolo eloquente: "Il Colle scopre il problema immigrati" e sopra l'occhiello "Ripensamenti tardivi".

Tesi: il Presidente Napolitano aveva sottovalutato il problema immigrati.

Dimostrazione
«Bisognare stare uniti». Questo l'appello lanciato ieri dal presidente Giorgio Napolitano, che sulle politiche per l'immigrazione, a differenza di quello che aveva detto a fine febbraio in Germania, dove aveva invitati tutti «a non cedere ad allarmismi e vittimismo», ha auspicato «scelte più coese» a livello europeo.
La proposizione, come si vede, difetta di logica già di suo, senza grandi approfondimenti, visto e considerato che non si capisce come auspicare scelte più coese a livello europeo costituisca un'inversione di rotta rispetto all'invito ad evitare allarmismi.

Ma andiamo invece ad approfondire, cercando di capire il contesto delle affermazioni del Presidente Napolitano.

Ecco il lancio dell'Ansa del 25 febbraio:
(ANSA) - BERLINO - Sull'emergenza immigrazione dovuta alla crisi nel Maghreb ''bisogna non cedere a vittimismi e allarmismi'': lo dice il presidente della Repubblica, Napolitano, ribadendo ''l'esigenza di una forte solidarietà per far fronte a questa emergenza". Il capo dello Stato auspica che quanto accade sia una scossa per l'Ue: ''L'importante e' che dall'Ue arrivi un forte messaggio politico di disponibilità a cooperare per lo sviluppo dell'area del Mediterraneo ed in tema di immigrazione''.
Come si vede, le parole del Presidente sono accostate a concetti quali "emergenza" e "cooperazione della Ue", esattamente come nelle dichiarazioni di oggi.

Nessuna inversione di rotta, dunque.

Cosa c'era, tuttavia, dietro al richiamo del Presidente di non cedere a vittimismi e allarmismi?

Basta ripescare la prima pagina della Padania relativa proprio al 25 febbraio scorso, giorno delle dichiarazioni di Napolitano "incriminate".

Eccola qua:



Come si vede chiaramente, il Ministro Maroni si era dunque lanciato, scompostamente, in un allarmismo parossistico quanto inutile, dando in pasto ai media preoccupazioni, appunto, "allarmanti" e per di più, in un momento molto delicato, anche pericolose, in quanto capaci di soffiare sul fuoco delle ansie dell'opinione pubblica.

Ed ecco, puntuale, il richiamo del Presidente Napolitano a mantenere la calma e la lucidità necessarie a fronteggiare al meglio l'emergenza.

Diciamolo senza mezzi termini: il pezzo di Libero è disinformazione allo stato puro

Giornalismo approssimativo e fuorviante. 

Oltre che un goffo, quanto indegno tentativo di indebolire la figura del Capo dello Stato, l'unico davvero autorevole in questi ultimi tempi di totale inconsistenza del Capo del Governo Berlusconi.

E proprio qui sta il punto.

Il Presidente Napolitano sta evidentemente diventando scomodo e ingombrante. Troppo influente (specie sull'opinione pubblica).

E allora i media vicini al Premier si organizzano, per colpire, insinuare, indebolire.

Compiendo, come direbbe qualcuno, nient'altro che un uso criminoso dell'informazione a mezzo stampa.

Meditate, gente, meditate...


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giovedì 3 febbraio 2011

Corso di Giornalismo Drogato. Lezione n°3.

L'intervista del TG1 a Silvio Berlusconi. Un capolavoro del "nuovo" giornalismo.

Bentornati al corso.

Giusto due parole di introduzione per ringraziarvi del coraggio e della motivazione che mostrate.

Sì, perché se siete di nuovo qui, dopo ben due lezioni, vuol dire che ne avete davvero fin sopra i capelli.

Se siete qui, vi urta solo il ricordo di quegli inutili servizi giurassici in cui si tentava di capire gli avvenimenti o di sondare la società (giornalismo d'inchiesta, lo chiamavano i nostri bisnonni)...

Se siete qui vi dà la nausea il solo pensare a quegli articoli verbosi, dallo stile ampolloso, ridondanti di concetti culturali e di riflessioni sul sesso degli angeli tipo "dove stiamo andando" o "cosa è giusto e cosa è sbagliato"...

Se siete qui, insomma, è perché a tutto questo avete detto "no". 

E avete fatto bene. Perché il mondo è cambiato. E questo è il tempo del giornalismo moderno, snello, cotto e mangiato. E naturalmente non indigesto.

Un giornalismo che si fa senza riflettere troppo, scrivendo sull'onda emotiva di uno scandalo o, più di sovente, sull'ultima ipotesi preconcetta sostenuta dal partito al/con potere

Un giornalismo che si può praticare senza bisogno di talento o di invenzione alcuna, perché, semplicemente, si può scrivere sulla base di un format precostituito: basta seguire le istruzioni dettate dal potente di turno e il gioco è fatto.

Un giornalismo, in una parola, drogato. Un vero sballo...

Lesson number 3.

Dopo aver trattato nelle volte scorse come si drogano contenuto e titolo (lezione 1) e come si trucca il cosiddetto "sommario" di un articolo (lezione 2), oggi ci occupiamo di un altro argomento fondamentale: l'intervista.

E partiamo subito con un esempio magistrale tratto dal giornalismo televisivo: l'intervista a Silvio Berlusconi che ieri il Tg1 ha trasmesso nell'edizione delle 20.

Prestate attenzione, perché andiamo subito al cuore della questione, cioè questo: non occorre sentire le risposte di Berlusconi, perché col nuovo giornalismo drogato, per far arrivare il messaggio, bastano le domande!!

Vediamo perché. Prima domanda:

1) Presidente, negli ultimi due anni l'Italia ha tenuto alto l'argine della stabilità dei conti, come hanno riconosciuto l'Europa e il Fondo Monetario Internazionale. Ora è il momento di tornare a crescere. In che modo?

Notate bene: la parte fondamentale del messaggio (naturalmente falsaè già contenuta nella domanda stessa. Il messaggio anticipa già la risposta. Il senso è: "Silvio, ci hai salvato dalla crisi, lo attestano anche gli organismi tecnici... Ora sì che possiamo crescere: facci sognare"!

C'è forse bisogno di risposta?! Del tutto superflua.

Vediamo la domanda n° 2.

2) Molti analisti affermano che l'Italia è ancora un Gulliver, ovvero un gigante bloccato da lacci e lacciuoli. Lei è sceso in politica nel '94 promettendo la rivoluzione liberale. Per dare una scossa alla nostra economia, è arrivato il momento di andare fino in fondo?

Ancora una volta, il messaggio principale è contenuto ed anticipato già nella domanda, che tradotta dice praticamente: "gli esperti sostengono che siamo grandi, ma il nostro sviluppo è oggettivamente impedito: Silvio, vai col tuo cavallo di battaglia, la rivoluzione liberale".

C'è forse bisogno di risposta? Il grosso è stato già detto!

Ultima domanda.

3) Proprio su questi temi lei ha fatto una proposta di collaborazione all'opposizione, che ha risposto che non è credibile. Ma dietro questo rifiuto, secondo lei aleggia il partito della patrimoniale, la vecchia ricetta che per risolvere i problemi della nostra economia punta sempre sulla scorciatoia dell'aumento della pressione fiscale?

Ancora una volta, messaggio anticipato già nella domanda, che tradotta comunica questo: "Silvio, hai offerto la possibilità alla sinistra di collaborare. L'hanno rifiutata perché sono i soliti amanti delle tasse, fra cui spicca su tutte la madre di tutte le pressioni fiscali, il loro grande amore: la patrimoniale, con cui stangheranno (se vinceranno le prossime elezioni) tutto il tuo elettorato preferito".

C'è bisogno di risposta? Più esaustivi di così!

Come vedete, cari aspiranti giornalisti, il metodo è di una semplicità sconcertante.

Per applicarlo, basta un accorgimento facile facile: partire dalle risposte che il politico vuole dare. Sulla base delle risposte date, si costruiscono quindi le domande come abbiamo visto.

Tutto qua. Non c'è da pensare a nient'altro: il resto è pura coreografia.

Ora potete impratichirvi nella sapiente arte dell'intervista drogata.

E ricordate, in estrema sintesi, che il segreto sta tutto nell'epocale inversione verbale nello slogan chiave della professione giornalistica: non più "Voglio ciò che pensi", bensì "Penso ciò che vuoi".

La differenza sostanziale fra una democrazia e un regime mediatico è tutta qui.

Buono studio e alla prossima lezione.



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domenica 16 gennaio 2011

Corso di Giornalismo Drogato. Lezione n°2.

Caso Ruby: il Giornale ci svela la "vera" accusa nei confronti di Berlusconi.

Bentornati!

Siamo alla seconda lezione del nostro Corso di Giornalismo Drogato.

Se non l'avete già fatto, mi raccomando, spargete la voce: in un paese in cui la disoccupazione giovanile è ai massimi storici e la formazione scolastica e professionale vengono quotidianamente mortificate, un corso gratuito come questo, che garantisca l'acquisizione di competenze chiave per l'inserimento in un mestiere difficile, ma sempre affascinante, come quello del giornalista, beh, è merce rara, no?!

Lesson number 2.

Oggi cominciamo la nostra lezione entrando, come si dice, in medias res, e ragionando subito su titoli e affini.

Guardate qua:



Come vedete, davanti a voi avete la prima pagina de Il Giornale di oggi.

L'argomento, naturalmente, è l'affaire Ruby e dunque l'indagine dei PM di Milano che accusano Berlusconi di concussione e di aver avuto rapporti sessuali con una minorenne.

Il titolo come vedete è molto evocativo: "la stanza segreta di Silvio".
Il riferimento è alla "vita privata" del Presidente Berlusconi (un ossimoro già a dirlo!), violata colpevolmente dalle indagini dei PM (questa è stata la prima dichiarazione dell'avvocato difensore, On. Niccolò Ghedini ed anche il nucleo centrale del video messaggio di Berlusconi appena diffuso in pomeriggio).

Prestate ora la debita attenzione alla frase subito sotto il titolo, che tecnicamente si chiama "sommario". E' l'esplicitazione del titolo e in qualche modo una sorta di sintesi dell'articolo cui si riferisce.
"La Procura accusa Berlusconi di aver offerto doni alle ragazze invitate ad Arcore".
L'impianto centrale dell'articolo che segue, a firma del Direttore Alessandro Sallusti, è tutto sul tema dei doni.
Doni che Sallusti dice di aver visto e preso lui stesso (cravatte, nel suo caso) e che costituivano la ciliegina finale delle serate degli ospiti di casa Berlusconi, uomini e (parole di Sallusti) "signore".

Ok. Fermatevi un attimo a riflettere su quello che è stato appena detto. Pensate ai concetti, alla concatenazione logica.

Bene. Ci siete? Capito il trucco? 

Rivediamolo al rallenty, come si farebbe con un illusionista, un prestigiatore. Perché in fondo è questa la magia del giornalismo drogato: creare l'illusione perfetta, mettere in scena la panzana più assurda, la frottola più clamorosa, ornandola con un variopinto ed appariscente mantello che viene spacciato per autentico, anzi, griffato: marca Verità, la migliore sul mercato.

E dunque qual è, in questo caso, il trucco del Copperfield "de noantri", il sagace Sallusti?

Sottrarre, far sparire, deviare l'attenzione, catalizzare i sensi su qualcosa d'altro, illudere, dissimulare.

Per imparare l'arte, a questo punto, conviene far partire il rallenty: dall'inchiesta dei PM, con un movimento secco della mano si sfilano le telefonate in questura; poi si fanno sparire con un abile scatto di polso le frequentazioni prolungate (e non occasionali) con la minorenne Ruby; si ricopre con un velo arlecchino (tanto per confondere un po' gli occhi) la partecipazione della Minetti; si fanno sparire dalla scenografia, dietro una cortina di fumo, gli appartamenti di via Olgetti 65 a Milano 2 (adibiti a residenze per le "signore" dell'harem) e si celano del tutto, con un gioco di specchi, i riferimenti ai Bunga Bunga, agli spettacoli hard e alla scelta delle elette per la notte col Sultano.

Cosa rimane nelle mani dell'illusionista, visibile ai nostri occhi? La storiella dei doni... Che ovviamente  per l'inchiesta sono denaro e gioielli per prestazioni sessuali e invece vengono trasformati come d'incanto in squisiti omaggi del padrone di casa per salutare tutti i suoi innocenti ospiti e ringraziarli dell'amichevole compagnia...

La storiella dei doni diventa il fulcro dell'impianto accusatorio dei PM, praticamente l'unico capo di imputazione! 
Rileggiamo ancora una volta:
"La Procura accusa Berlusconi di aver offerto doni alle ragazze invitate ad Arcore".
Il messaggio, fatto sparire tutto il resto, è uno solo, lampante: "tutto questo clamore per accusare il povero e munifico Silvio di fare qualche regalo alle 'signore'?"

Ecco qua. 

Abbiamo visto in poche mosse come drogare l'informazione a partire dal titolo, passando per il fondamentale ausilio del sommario.

La nostra seconda lezione è terminata.

Continuate a studiare, mi raccomando.

Vedo profilarsi all'orizzonte lo spettro di "interrogazioni anticipate"!!

[Per recuperi o ripassi: Corso di Giornalismo Drogato. Lezione n°1..
Per portarti avanti con il corso: Corso di Giornalismo Drogato. Lezione n°3]


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domenica 9 gennaio 2011

C.G.D.: Corso di Giornalismo Drogato. Lezione n° 1.


La Città Invisibile inaugura oggi una nuova rubrica che, a meno di una rivoluzione epocale nel nostro paese, è destinata a regalarci svariati ed intensi momenti culturali.

Parlo infatti di  un vero e proprio corso di giornalismo moderno, in pillole naturalmente.

Si sa: oramai in Italia si fa a gara a chi dà saggi migliori di giornalismo drogato
Notizie inventate, confezionate su misura, falsate, presunte, date e poi smentite: ce n'è per tutti i gusti.

Se questa pertanto è la nuova professione bisogna attrezzarsi: altrimenti, se non si sta sull'onda, surfando con maestria, si rischia di venir tagliati fuori dal nuovo mondo del lavoro!

Ecco allora il Corso di Giornalismo Drogato, sottotitolo "Come avvelenare l'informazione e far sballare il pubblico", ad uso di tutti coloro che aspirano ad impadronirsi di quella che appare sempre più come un'arte squisita e sopraffina.

Lesson number 1.

Si parte da un obiettivo, preferibilmente politico. Una tesi da dimostrare.

Vedo perplessità nei vostri occhi. State corrugando la fronte e inarcando le sopracciglia?
Buon Dio, non sarete mica ancora fra quelli che pensano che il giornalismo sia "dare le notizie"?!

Suvvia, bando alle ingenuità! Lasciate perdere tutte le buone intenzioni e i discorsi sull'"informare correttamente": non vanno più di moda. Questo è il paese dei Feltri, dei Sallusti, dei Belpietro, dei Minzolini. L'informazione sono loro: sono loro i nuovi "maestri".

Dunque si diceva: dovete partire da una tesi da dimostrare. Un po' come costruire un teorema: si parte da "vogliamo dimostrare che..." e si finisce con "come volevasi dimostrare". In mezzo, la notizia. 
Drogata.

Facciamo un esempio pratico?

Obiettivo: gettare fango e far crescere l'odio nei confronti della categoria sociale dei  magistrati, alla vigilia del pronunciamento della Consulta sul legittimo impedimento.

A questo punto si spulciano schedari, si fanno ricerche in rete, si ricicciano ritagli di riviste o quotidiani messi precedentemente da parte per l'occorrenza. Si reperisce, insomma, tutto il materiale utile.

Ovviamente, il focus dell'articolista dev'essere a ciò che fa più incaxxxxxare la gente. Se si parla di categorie sociali si va sul sicuro: se gli esponenti della categoria, prendi i magistrati, guadagnano un po' di soldini e magari riesco a far passare l'idea che lavorano pure a ufo, il gioco è fatto.

Ora ci vuole un titolo denso di significato. Eccolo: Toghe, stipendi choc: 1 miliardo di euro l'anno.

Forte, no?! Praticamente c'è già tutto.

Ma si può fare di più. 
C'è bisogno di un incipit ad effetto, che sintetizzi tutto il senso dell'articolo (per di più, molti leggeranno senz'altro solo le prime e le ultime righe...).

Ecco allora l'incipit: "Pagati, viziati, lentissimi e ipersindacalizzati". 
E giù dati e numeri a sostegno della tesi.

Non è un esempio perfetto di giornalismo drogato?!

Lo è.

Specie se i dati sono parziali, se le riflessioni su alcuni numeri non vengono contestualizzate, se non si cita la madre delle richerche riguardo alla Giustizia: il rapporto Cepej 2010 (Cepej= Commission européenne pour l’efficacité de la justice, cioè Commissione europea per l’efficienza della giustizia).

Che parla di un numero bassissimo di magistrati italiani, che produce una mole di lavoro immensa in tempi lunghi ma tutto sommato onesti, considerata la media europea. Quanto agli stipendi, sono fra i più alti quelli dei magistrati dell'ultimo grado di giudizio, mentre la questione cambia radicalmente per giudici e pm ad inizio carriera. E così via.

Questa sarebbe stata la verità. Quella che andava di moda nel vecchio giornalismo. Quello non drogato.

Rammentate dunque: la verità, per drogare l'informazione in modo ineccepibile, va assolutamente bandita.

Ecco: la lezione numero 1 del Corso di Giornalismo Drogato può terminare qui.

BIBLIOGRAFIA: se per ripassare ed approfondire voleste leggere con i vostri occhi l'esempio citato, cioè l'articolo a firma di Francesco Maria del Vigo, pubblicato sul sito del quotidiano Libero, lo trovate QUI.

Buono studio. E alla prossima lezione.

[Già pronto per le prossime lezioni? Ok: Corso di Giornalismo Drogato. Lezione n°2.Corso di Giornalismo Drogato. Lezione n°3]


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