Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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martedì 1 maggio 2012

Arrivederci su l'Espresso.


Pare sia il giunto il momento di migrare.

Questo blog, a un anno e mezzo dalla sua nascita, trasloca da oggi sul sito de l'Espresso.

La speranza è quella di veder crescere ancora la comunità invisibile, che in poco tempo, grazie a voi tutti, ha conquistato un piccolo ma significativo spazio nel panorama dei blog nostrani.

Oltre ai lettori e agli amici blogger (su tutti Alessandro Gilioli e Wil di Nonleggerlo), il ringraziamento va a quanti hanno voluto sostenere questo spazio coi loro suggerimenti preziosi e il loro incoraggiamento costante. 

Comincia una nuova avventura, sotto lo stesso nome e lo stesso spirito di sempre.

Ci aspettano senz'altro momenti difficili, in quest'Italia che cambia. Che deve cambiare.

E noi ci saremo ancora, a testimoniare la volontà di un paese che non smette di credere in un futuro diverso, degno della nostra storia, delle meraviglie artistiche, scientifiche, letterarie di cui siamo stati capaci attraverso i secoli.

Vi aspetto su l'Espresso dunque, insieme col Prof. Woland naturalmente.

La Città Invisibile, da oggi, ha un nuovo indirizzo: questo.

P.S. Agli abbonati o a quanti mi avessero aggiunto nella loro blogroll suggerisco di aggiornare l'indirizzo del blog (questo il nuovo indirizzo dei feed). Grazie a tutti.


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lunedì 30 aprile 2012

Honi soit qui mal y pense...

Dal rapporto Sos Impresa di Confesercenti.
Spiace dirlo, ma è accaduto quello che un po' tutti si aspettavano.

Dopo le incredibili esternazioni di Beppe Grillo a Palermo - alle quali abbiamo risposto ieri - in mattinata arriva l'arringa difensiva del Movimento 5 stelle e, nel primo pomeriggio, quella di Beppe Grillo stesso dalle pagine del suo blog.

Ecco le parole attribuite al candidato sindaco Riccardo Nuti, che dopo aver rivendicato l'impegno del Movimento 5 stelle contro la mafia, avrebbe dichiarato:
Ancora una volta abbiamo avuto la conferma che ci sono mezzi di "informazione" che tentano solo di denigrare il Movimento. Beppe Grillo nei suoi interventi utilizza spesso dei paradossi ed estrapolare una frase dal contesto è pretestuoso oltre che ridicolo: la dichiarazione che alcuni hanno contestato, fa infatti parte di un ragionamento molto più ampio e complesso. 
Non solo dunque nessuna presa di coscienza della gravità di quanto detto dal comico genovese - "la mafia non ha mai strangolato le proprie vittime, i propri clienti" - ma addirittura il rilancio accusatorio ai "mezzi di informazione che tentano solo di denigrare il Movimento".

Ecco invece l'esegesi di Grillo delle sue stesse parole rilanciata sul suo blog:
La mafia ha tutto l'interesse a mantenere in vita le sue vittime. Le sfrutta, le umilia, le spreme, ma le uccide solo se è necessario per ribadire il suo dominio nel territorio. Senza vittime, senza pizzo e senza corruzione come farebbe infatti a prosperare? La finanza internazionale non si fa di questi problemi. Le sue vittime, gli Stati, possono deperire e anche morire. Gli imprenditori possono suicidarsi come in Grecia e in Italia. Spolpato uno Stato si spostano nel successivo. Questo è il senso delle mie parole di ieri a Palermo. Honi soit qui mal y pense.
Nessuna scusa, dunque, nessun passo indietro.
E pazienza se qualcuno si è risentito, se qualcuno ha pensato ai bambini sciolti nell'acido o ai magistrati saltati in aria.
Eppure sarebbe bastato, almeno, un semplice "mi dispiace se qualcuno si è sentito offeso dalle mie parole".

Perché vedi, caro Beppe, le vittime delle mafia non sono solo quelle cui la mafia chiede il pizzo e non sono solo quelle legate al territorio - basti vedere le ultime indagini sulle infiltrazioni sempre più consistenti al Nord -: le vittime siamo tutti noi, è il paese intero, chiunque lotti nel suo piccolo contro la corruzione e l'illegalità, fin troppo spesso perdendo tutto quello che ha o che potrebbe avere. 

La lotta contro la finanza internazionale è senz'altro un obiettivo sfidante.

Ma per quanto mi riguarda sono sempre stato convinto che l'unico modo per combattere i sistemi ed arrivare a scardinarli sia quelli di lottare dal basso, ciascuno portando avanti i propri valori sani, le proprie competenze, i propri no alle ingiustizie e ai soprusi.

Prima di arrivare alla finanza internazionale, insomma, cominciano da casa nostra.

E quindi da Cosa Nostra.

Anche perché, caro Beppe, sai qual è la prima banca dello stato?

La Mafia: con un fatturato di 138 miliardi di euro e 50 imprese uccise ogni giorno

Ho detto "uccise"?

Volevo dire "strangolate".


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domenica 29 aprile 2012

Beppe Grillo a Palermo: chi strangola cosa.


Beppe Grillo, a Palermo, va decisamente oltre.


Il grande comunicatore, Beppe Grillo, esperto di rete e comunicazione mediatica, è sbarcato a Palermo per le elezioni comunali.

E nel suo comizio, parlando della crisi, ha detto:
La mafia non ha mai strangolato le proprie vittime, i propri clienti: si limita a prendere il pizzo. Ma qua vediamo un'altra mafia che strangola la propria vittima.
Caro Beppe, fattelo dire: non ci siamo proprio.

Nella patria di una delle più potenti organizzazioni criminali del mondo (con succursali intercontinentali) tu, in piena campagna elettorale, lasci intendere che la mafia è meglio della crisi economica?

Mah.

Chiunque saprebbe sciorinare quattro semplici argomentazioni. Queste:

1. La mafia, al pari delle altre organizzazioni criminali, è uno dei cancri che divora da decenni il nostro paese e che alimenta non solo i traffici illeciti, ma comportamenti e mentalità che ledono e scarnificano giorno dopo giorno il tessuto connettivo - se ne è rimasto ancora qualche brandello - di questa nostra nazione.

2. La mafia è pertanto una delle responsabili prime dello sfascio in cui versiamo: non attaccare apertamente la mafia scagliandosi invece (unicamente) contro l'attuale politica non è solo sbagliato, è estremamente pericoloso.

3. Dire che la mafia non ha strangolato le proprie vittime è una clamorosa mancanza di rispetto verso tutti i morti di mafia. Semplicemente intollerabile.

4. Infine, non condannare risolutamente la mafia durante una campagna elettorale a Palermo, ma anzi citarla come esempio non negativo, equivale ad istillare il dubbio che il Movimento in nome del quale si parla possa non volersi schierare nettamente in contrasto, dal punto di vista politico, con i valori dell'organizzazione mafiosa.

E scusate se è poco.

Io la vedo così, caro Beppe.

E mi auguro che chiunque sano di mente e di princìpi si aspetti ora da te delle immediate scuse nei confronti delle vittime di Cosa Nostra. 
E una netta, nettissima presa di posizione contro la mafia.

Altrimenti, caro Beppe, la prossima volta, fai prima a ricorrere direttamente alle parole dell'avvocato di Johnny Stecchino.

E dire che, a Palermo, il vero problema è uno solo: il traffico.

Update del 30 aprile.

Prima il Movimento 5 Stelle, poi Beppe Grillo stesso hanno risposto alle critiche: qui la mia controreplica.


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lunedì 23 aprile 2012

El hombre en ángulo recto.

Juan Carlos in posa da grande cacciatore bianco
[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Il re di Spagna Juan Carlos I con tutti i suoi titoli - Maestà cattolica, Re di Castiglia, Re di León, Re di Aragona, Re delle Due Sicilie, Re di Gerusalemme, Re di Navarra, Re di Granada, Re di Toledo, Re di Valencia., Re di Galizia, Re di Maiorca, Re di Minorca, Re di Siviglia, Re di Cordova, Re di Corsica, Re di Murcia, Re di Jaén, Re di Algeciras, Re di Algarve, Re delle Isole Canarie, Re di Ungheria, Re di Dalmazia, Re di Croazia, Re delle Indie Orientali, Occidentali, delle Isole e della Terraferma del Mare Oceano, Re di Vajont, Principe di Svevia etc. - ha dovuto parlare in televisione (qui) e chiedere scusa al popolo spagnolo:
Estoy deseando retomar mis obligaciones. Lo siento mucho. Me he equivocado y no volverá a ocurrir.
Potremmo tradurre: "Non vedo l'ora di riprendere i miei doveri. Mi dispiace molto. Ho sbagliato e non succederà mai più".
Perché il re ha dovuto chiedere scusa come uno scolaretto colto a rubare la marmellata?
Semplicemente per "mitigar así la ira social levantada tras hacerse público el costoso viaje a África mientras España vive los peores momentos de su crisis" (qui).
Per mitigare l'ira sociale esplosa dopo che era stato reso pubblico il costoso viaggio in Africa - un safari che prevedeva la caccia all'elefante - mentre la Spagna sta vivendo i peggiori momenti della sua crisi.
Certo Juan Carlos non si è potuto permettere di dire "lavoro 24 ore al giorno e ho bisogno di uno svago" come ebbe a dire, sostanzialmente, Berlusconi scoperto a divertirsi in altri safari.
Non sono intervenuti giornali, televisioni o giornalisti, politici a difendere o sminuire l'accaduto.
Non c'è stato un Giuliano Ferrara che abbia detto "chi se ne frega del safari, il re è ben altro". 

La differenza tra l'Italia  e la Spagna è tutta qui: lo spagnolo è un hombre vertical.
L'italiano un hombre en ángulo recto.


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domenica 22 aprile 2012

Precise responsabilità.

Era partito così:



Poi fu la volta dei primi rumors sull'indagine Salus Iniqua, cui Vittorio Sgarbi aveva fieramente reagito così:


Infine, sulla richiesta degli ispettori della prefettura di Trapani di sciogliere l'amministrazione comunale per infiltrazioni mafiose, il sindaco Sgarbi, prima aveva minacciato querele, poi si era dimesso dichiarando:
Mi sono dimesso da sindaco di Salemi, grazie agli ispettori del ministero che hanno mostrato cose di cui non mi ero accorto"
Oggi si apprende che nel rapporto del Viminale sull'indagine in questione, a firma del Ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, vi sarebbe scritto chiaramente che riguardo l'infiltrazione mafiosa del comune di Salemi "il sindaco ha precise responsabilità" e si parlerebbe nientepopodimeno che di:
inerzie nell’assegnazione e gestione dei beni confiscati, formazione degli atti fuori dalle sedi istituzionali, libera determinazione fortemente ostacolata, applicazione di facciata dei protocolli di legalità.
Solo un mese fa, l'Ufficio Stampa di Vittorio Sgarbi, con una lettera al Direttore, chiedeva di rettificare un articolo apparso su Lettera 43 con queste parole:
Non vi è mai stata alcuna «infiltrazione mafiosa» nella giunta guidata da Vittorio Sgarbi che, semmai, nell’ambito dell’inchiesta Salus Iniqua, che ha portato al sequestro preventivo del patrimonio dell’ex deputato della Dc Giuseppe Giammarinaro, risulta, nel suo ruolo di sindaco, «parte lesa».
E aggiungeva:
Pertanto, scrivere di «infiltrazioni mafiose nella giunta», oltre a essere una circostanza completamente falsa, è gravemente diffamatorio.
Viene quasi da chiedersi se anche il Ministro Cancellieri riterrà le proprie conclusioni sulle responsabilità dell'ex-sindaco "gravemente diffamatorie".


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sabato 21 aprile 2012

Non si vive di solo pane.

David Brooks
[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Nel post Inconscio: Freud aveva ragione? ho parlato dell'importanza dell'inconscio secondo gli ultimi studi delle neuroscienze.
David Eagleman, un brillante scienziato, riassume con queste parole il concetto fondamentale:
 I nostri cervelli sono guidati da un pilota automatico... la mente cosciente ha scarso accesso alla grande e  misteriosa fabbrica che lavora di sotto.
David Brooks, il celebre commentatore di  politica e cultura del famoso quotidiano The New York Times, torna sull'argomento nel suo ultimo saggio da poco uscito in Italia col titolo L'animale sociale. Alle origini dell'amore, della personalità e del successo* (Codice editore, 29 marzo 201).

Brooks illustra una tesi di enorme interesse che penso di poter riassumere così: le discipline più moderne che studiano il cervello umano - le neuroscienze, la sociologia, l'economia comportamentale, la psicologia -  hanno operato l'ennesima rivoluzione copernicana.  L'uomo non è più da considerarsi  una medaglia con due facce: da un lato la ragione che guida, dall'altro le passioni che devono essere controllate. È l'inconscio il vero pilota, e purtroppo noi ignoriamo quasi tutto di lui. 
È come se vivessimo in una casa dove abbiamo sempre saputo che c'era un seminterrato. Ora però abbiamo scoperto che quel seminterrato è molto più grande di quanto avessimo mai pensato,
scrive David Brooks. 

Una conseguenza notevole di questo fatto è che l'uomo non è un animale razionale e individualista: al contrario, è un animale sociale, definito dalle relazioni con gli altri e legato ai suoi simili.
Come intuì il grande Isaac Singer:
L'uomo non vive secondo ragione.
Ciò deve indurci ad operare un importante cambiamento, soprattutto nell'ambito dell'educazione e della formazione dei giovani, come ben si comprende dal brano di Brooks che riportiamo:
La società di oggi ha creato un gigantesco apparato per lo sviluppo delle competenze tecniche, mentre è inadeguata quando si tratta di valorizzare quelle facoltà morali ed emozionali che giacciono più in profondità. Ai giovani in generale viene insegnato come riuscire a superare mille gironi scolastici, quando invece le decisioni di gran lunga più importanti che dovranno prendere riguardano la persona da sposare e quelle con cui stringere amicizia, chi amare e chi disprezzare, e come controllare i propri impulsi. Su tali questioni vengono di fatto lasciati a se stessi. Siamo bravi a parlare di incentivi materiali, ma non altrettanto bravi a parlare di emozioni e intuizioni. Siamo bravi a insegnare le competenze tecniche, ma quando si tratta delle cose più importanti, come il carattere, non abbiamo quasi nulla da dire. Le ricerche condotte negli ultimi anni ci offrono un quadro più esaustivo di ciò che siamo.
Ecco la nuova frontiera.
Non poi così nuova, in fondo, dal momento che già Leonardo da Vinci ebbe a dire:
Ogni nostra cognizione principia dai sentimenti.
_________________________________________
* The Social Animal: The Hidden Sources of Love, Character, and Achievement pubblicato da Random nel marzo 2011. 


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martedì 17 aprile 2012

Santa...Pazienza.

Non vorrei ci fossero equivoci: a sinistra Nilde Iotti a destra Nicole Minetti
[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Avrei voluto evitare di fare pubblicità all'ultima esternazione della Signora Daniela Garnero - in arte Santanchè -  ma ho poi pensato che qualche chiarimento fosse  necessario, soprattutto  a beneficio dei lettori più giovani.


L'acuta osservatrice politica si è così espressa:
La Minetti? Anche Togliatti aveva come amante la Iotti, poi lei è diventata il primo presidente donna alla Camera, e sicuramente non aveva vinto concorsi. Nessuna delle due ha vinto un concorso, questo è sicuro.

Forse la Signora ignora che prima di iniziare, a Roma, la sua relazione con Palmiro Togliatti, Nilde Iotti:
  • si laurea in lettere all'Università Cattolica di Milano
  • insegna
  • si iscrive al Partito Comunista
  • diviene Presidente dell'Unione Donne Italiane di Reggio Emilia
  • viene eletta deputata
Non sembra davvero un curriculum tanto banale per una donna degli anni 40. Inoltre Nilde Iotti è stata compagna di Togliatti per 18 anni e il legame si interruppe solo in seguito alla morte di quest'ultimo.
Davvero ingeneroso dunque definirla  tout court "l'amante del capo".

Per carità di patria mi astengo dal segnalare ulteriori differenze con la Signora Minetti, differenze che possono già intuirsi dal confronto delle foto riportate.

Da ultimo vorrei chiedere - mera curiosità - alla  Signora Garnero quali concorsi lei abbia mai superato (per esempio per essere assunta, poco più che ventenne, nella società del marito - il noto chirurgo estetico Paolo Santanchè - con compiti amministrativi).

Ciò detto aderisco alla proposta di Alessandro Gilioli (Il silenzio come arma) e, da ora in poi, mi taccio.




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venerdì 13 aprile 2012

Il fondo del barile.



Il Consiglio dei Ministri ha appena approvato la riforma della Protezione Civile.

Per fronteggiare le emergenze sapete cosa è stato disposto?

Un aumento di 5 centesimi al litro sulla benzina.

Suvvia Professori: tagliamo i livelli intermedi, le tappe di avvicinamento di questo ingegnoso piano.

Passiamo direttamente all'obiettivo vero: la tassa sulla povertà.

Anzi, specifichiamo meglio: una sopraffina tassa proporzionale sulla povertà crescente.
Qualcosa tipo "più perdi più paghi".

Lo dico per voi, eh, sia ben chiaro: solo perché mi pare di capire che non riusciate più a farne a meno, che vi piaccia troppo.

"Raschiare il fondo del barile", intendo.


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S.S.S.S. (Senza Senso. Si Spera)


Il piano del Ministro Severino sulla riforma della Giustizia inviato ieri ai partiti, a quanto pare, non prevede la riforma del falso in bilancio.

È il caso di rammentare le parole dell'ex PM di Milano, Piercamillo Davigo (dalla prefazione a "Mani pulite: la vera storia 20 anni dopo", di Barbacetto, Gomez, Travaglio):
Chi vuol corrompere un funzionario pubblico deve avere dei fondi neri, cioè deve falsificare i bilanci. Dietro un bilancio falso molto spesso si nascondono anche tangenti. Le leggi più dannose sono state perciò quella approvata dalla maggioranza di centrosinistra sui reati finanziari e quella della maggioranza di centrodestra sul reato di false comunicazioni sociali. La prima ha ridotto la punibilità per l’annotazione di fatture per operazioni inesistenti (il sistema più usato per creare fondi neri) solo ai casi in cui si riverberano oltre una certa soglia sulla dichiarazione dei redditi: basta indicare spese gonfiate o inventate fra i costi non deducibili anziché fra quelli detraibili e si ottengono risorse fuori bilancio senza più commettere reato. Con la seconda (riforma del falso in bilancio del 2001) sono state abbassate le pene e dunque ridotta la prescrizione, sicché è quasi impossibile concludere i processi in tempo utile. Ma soprattutto, per le società non quotate, il delitto è stato reso perseguibile solo a querela della parte offesa, creditore o azionista. […] Stabilire la perseguibilità del falso in bilancio a querela dell’azionista è come pretendere la perseguibilità del furto a querela del ladro.

Con entrambe le riforme sono state comunque introdotte soglie di non punibilità molto alte: è stata così prevista la liceità penale della « modica quantità » di fondi neri, come per la droga! I risultati di queste modifiche normative non si sono fatti attendere: al solo processo per l’aggiotaggio Parmalat si sono costituite circa 40.000 parti civili, cioè 40.000 vittime che volevano essere risarcite. Quanto impiega uno scippatore a fare 40.000 vittime? Quanto all’abuso d’ufficio (reato utilissimo per iniziare a indagare) è stato depenalizzato quello non patrimoniale e sono state abbassate le pene per quello patrimoniale, così vietando la custodia cautelare.
È troppo chiedere al Ministro Paola Severino - avvocato, docente universitaria e giurista - per quale motivo, se queste considerazioni di Davigo sono corrette, si continua a non intervenire sul falso in bilancio?

No, perché continuare a parlare del grosso problema della corruzione in Italia nicchiando sul falso in bilancio, ad occhio e croce, appare piuttosto insensato.

Al punto da augurarsi che lo sia davvero, insensato...


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giovedì 12 aprile 2012

Gli equini e il Senato della Repubblica.


Il senatore Rosy Mauro

[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Certo sarò un povero illuso, un borghesissimo professore, ma a me il fatto che Rosa Angela Mauro - in arte Rosyvicepresidente del Senato, vicario cioè della seconda carica dello Stato, per fugare ogni dubbio circa l'accusa di essersi comprata una laurea in Svizzera, dichiari candidamente in tv (qui minuti 18:35):
Io già che ero asina a scuola...si figuri c'è il mio vice del sindacato, un mio  funzionario che mi conoscono (sic!) sanno come sono (sic!!), si figuri non mi ha neanche mai sfiorato questa idea...
beh, abbiate pazienza ma a me proprio non va giù.

Sarò un dinosauro e avrò letto troppo precocemente Pinocchio e il libro Cuore; sarà che sono rimasto traumatizzato quando appresi - al ginnasio - che Caligola aveva nominato senatore il suo cavallo*, ma  resto persuaso che gli asini debbano avere altro destino.

E non diventare senatori della Repubblica.
_______________________________________________
*In realtà si tratta di una leggenda. Le due fonti più attendibili che abbiano sull'argomento - Caio Svetonio Tranquillo (Le vite dei Cesari) e Cassio Dione Cocceiano (Storia Romana) - riportano soltanto una battuta di Caligola riguardo la sua intenzione di nominarlo console. In riferimento al celebre equino di nome Incitatus leggiamo nelle Vite dei Cesari (Caligola, LV) :"consulatum quoque traditur destinasse" cioè "si dice che volesse persino nominarlo console".
Dunque nei primi decenni del primo secolo le cose non andavano poi così male.


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L'uomo che conquistò lo spazio.




[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Il 12 aprile del 1961 il maggiore  Jurij Gagarin iniziò - all'interno della navicella Vostok 1 - un volo che avrebbe iscritto il suo nome per sempre nella storia delle imprese dell'umanità: sarà il primo uomo a volare nello spazio.
Durante il volo, guardando dalla navicella un panorama che nessuno prima di lui aveva mai potuto vedere, pronunciò parlando con la base la celebre frase:
 La Terra è bluChe meraviglia. È incredibile.
 Per una tagica fatalità l'eroe che era tornato indenne dalla pericolosissima missione morì sette anni dopo schiantandosi a terra su un  piccolo caccia.


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mercoledì 11 aprile 2012

T(rota) di F(ine) R(apporto).


Sulle dimissioni del Trota, girano voci strane.

Pare che i liquidi nelle casse del Carroccio fossero finiti:




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Ladri ovunque.

Rutelli, sulla Lega, non sentenzia. Forse.

Ebbene sì, Francesco Rutelli ha parlato.

Interrogato sulle vicende leghiste ha detto tutto e il contrario di tutto in poche battute:

Non esprimo sentenze sulla Lega [...] Non è la prima volta che Lega incoccia in questi problemi

Chiaro? Francesco non sputa sentenze così, a gratis.

Infatti chiosa così, sobriamente:
Purtroppo nella nostra società ci sono i ladri ovunque.
Il fatto è che, in questi ultimi tempi, a giudicare dai casi Penati, Lusi, Belsito questo "ovunque" appare fin troppo localizzato.

Nella categoria cui l'Onorevole Rutelli, di fatto, appartiene.

E questa è senz'altro un'emergenza politica.

Ma visto e considerato che chi ci governa dovrebbe avere un'etica specchiata e cristallina per poter amministrare la cosa pubblica, da anni ha assunto sempre più i connotati di una drammatica emergenza sociale.


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Non ce la possiamo fare...



Nella regione d’Italia col più alto tasso di disoccupazione, la Sicilia, c’è un’azienda che fa formazione professionale (con 1300 dipendenti) che ha 82 milioni di euro di debiti certificati e qualche problemino messo nero su bianco dai Commissari chiamati ad amministrare la baracca. Cose di poco conto, badate: 
  • eccessivo numero di dirigenti;
  • super affitti dei locali;
  • mancato versamento di Tfr e contributi all’Inps.
Roba così. 

L’azienda si chiama Cefop, ha come unico committente la Regione e per salvarla si è messo in moto un meccanismo micidiale e perverso neppure fosse l’Alitalia. 

A dispetto del bilancio ampiamente fallimentare, infatti, la Cefop sta per ricevere 30 milioni di euro nuovi di pacca: 12 dai fondi regionali, 18 circa dall’Europa. 

Per di più, nota di colore (... il colore dei soldi!), i tre Commissari salvazienda - proposti dal Ministero dello Sviluppo Economico all’epoca guidato da Tremonti - compiono il proprio dovere da supereroi per la modica spesa complessiva di 700 mila euro annui

Non saprei, eh: ma così, ad occhio, ho l’impressione che ci sia qualcosina da rivedere in queste filosofie di gestione amministrativa. 

O sbaglio?


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martedì 10 aprile 2012

Banana Republic.


Ho deciso.

Se in Italia non si inverte rapidamente la rotta, dal momento che la vita è una sola, quello che vedete in apertura di post diventerà il mio obiettivo numero uno.

Visto e considerato, infatti, che lo stato in questione:
  1. ha considerato uno scandalo il Ruby-gate;
  2. è davanti a noi di soli 27 posti (ventisette, sì)  nella classifica 2011-12 stilata da Reporter senza frontiere sulla libertà di stampa;
  3. ha banche capaci di congelare e poi restituire al mittente - in questo caso la Lega - 4,5 milioni di euro perché ritenuti poco trasparenti,

ebbene da oggi è poco ma sicuro: la Tanzania è il paese in cui intendo trasferirmi se le cose non cambiano radicalmente.

Del resto, considerato che il 60% della popolazione di quelle parti sopravvive con circa 2$ al giorno, hai visto mai che riesco persino a dare una mano a qualcuno.

Dunque è deciso: punto tutto sulle falde del Kilimangiaro.

D'altronde siamo onesti: meglio una Repubblica delle Banane reale che prova ad alzare la testa, piuttosto che una fittizia che ama tenere la testa sotto la sabbia...

No?


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L'articolo 18 e il torto legale.*

Il Ministro Elsa Fornero 

[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Nel post  Un mondo senza testa avevo commentato l'assurdità - giuridica oltre che etica - della nuova formulazione dell'articolo 18 che non prevedeva il reintegro nel caso di licenziamento per motivi economici. 
Il ministro Elsa Fornero è  tornato sui suoi passi e ha modificato la norma, ma purtroppo lo ha fatto in modo tale che anche in questo caso la pazienza del cittadino viene messa a dura prova.

La formulazione emendata, infatti, seppure rappresenti un miglioramento, non appare per nulla degna di un pool di professori.

A leggere l'ultima versione del Ddl:
Il giudice può ordinare al datore di lavoro il reintegro del lavoratore licenziato solo nell’ipotesi in cui accerti la manifesta insussistenza del motivo economico.
Ora, se è vero che nella dottrina cattolica la prudenza è la prima delle virtù cardinali, bisogna dire che qui non sembra proprio essere stata la prudenza a guidare la mente del legislatore, bensì una sciagurata volontà di salvare capra e cavoli.

La nuova formulazione mi pare infatti un'offesa all'intelligenza, prima ancora che al diritto. 

È, infatti, lapalissiano che il giudice debba  semplicemente stabilire se i motivi economici sussistano o no. Dopodiché è del tutto irrilevante, ai fini del giudizio, se la insussistenza sia "manifesta" o non manifesta. Punto.
Quell'aggettivo è illogico, scorretto, subdolo e sospetto. 

Non v'è dubbio infatti che la norma, così formulata, introduca infinite possibilità di equivoco.

Poi, come se non bastasse, c'è quel verbo "può": un capolavoro di coerenza.
Che significa una cosa soltanto: anche quando l'insussistenza è addirittura manifesta il giudice può non ordinare il reintegro!
Un assoluto monstrum giuridico.
Aggiungo che sarebbe stato folle anche riservare al giudice la discrezionalità nel caso di insussistenza non manifesta, perché è del tutto ovvio che le sentenze non possono contenere ambiguità (proprio per questo è stata abolita, tanto per fare un esempio, l'assoluzione per mancanza di prove).

Cosicché, se il Ddl diventasse legge, accadrebbe che: 

  • se il giudice accerta l'insussistenza dei motivi disciplinari condanna senz'altro il datore di lavoro alla reintegrazione del dipendente
  • se il giudice accerta la  manifesta  insussistenza dei motivi economici  può (sic!)  condannare il datore di lavoro alla reintegrazione del dipendente. 
Una disparità assolutamente ingiustificabile, se non con una evidente volontà di compiacere il datore di lavoro: il che viola di fatto - manifestamente! - l'articolo 3 della Costituzione.

Guarda caso Emma Marcegaglia - già Presidente di Confindustria - che pure aveva giudicato buona la riforma del lavoro (qui) solo ora - dopo questa dovuta, ma timida modifica - la "giudica pessima".

Cari Professori, i salti mortali lasciamoli fare ai politici e ai politicanti, da voi ci aspettiamo onestà,  competenza e rigore logico.

E a questo riguardo non vorrei che i legislatori accademici si fossero lasciati suggestionare dal ricordo della non manifesta infondatezza ravvisata dal giudice nell'ammettere un ricorso alla Corte Costituzionale.
Sarebbe stato un grave errore, in quanto in questo caso il Giudice ha solo funzione di filtro, essendo la sentenza riservata alla Consulta, che quando si esprimerà dovrà solo dire se la norma è o non è incostituzionale e non ricorrerà in nessun caso all'attributo "manifesto"La sentenza non potrà infatti che seguire il principio aristotelico del terzo escluso (tertium non datur).

Insomma, comunque la si guardi, a quanto pare c'è una sola cosa che sembra essere manifesta, in questo spiacevole caso:  l'incongruenza della norma.
________________________________________________
*Il titolo allude ironicamente alla celebre formula sul torto legale (gesetzliches Unrecht) coniata dal filosofo del diritto Gustav Radbruch.


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lunedì 9 aprile 2012

Un valore su tutti.


Dopo Umberto, è la volta di Renzo.

Il Trota si è dimesso.

Del resto, in una definitiva intervista rilasciata un paio di anni fa a Daria Bignardi, aveva espresso tutto il suo universo valoriale, non riuscendo ad arrivare a tre valori personali richiesti, per l'importanza schiacciante di uno solo:



Ecco, appunto.

Bye, bye anche a te Renzo.


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Da Pontida con furore.

E mentre il bodyguard del Trota dichiara di essere stato il suo "bancomat personale", naturalmente coi soldi del finanziamento pubblico del partito, nottetempo qualcuno ritocca la scritta sul prato di Pontida:

[Fonte: La Stampa]


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The bodyguard.

Il bodyguard del Trota, Alessandro Marmello, vuota il sacco.
«Non ce la faccio più, non voglio continuare a passare soldi al figlio di Umberto Bossi in questo modo: è denaro contante che ritiro dalle casse della Lega a mio nome, sotto la mia responsabilità. Lui incassa e non fa una piega, se lo mette in tasca come fosse la cosa più naturale del mondo. Adesso basta, sono una persona onesta, a questo gioco non ci voglio più stare».
Parola di Alessandro Marmello, autista e bodyguard di Renzo Bossi, assunto a tempo indeterminato dalla Lega nell'aprile 2011.

Nella sua intervista rilasciata ad Oggi (in edicola domani), Marmello dichiara tra le altre cose:
Ogni volta che avevo bisogno di soldi per fare benzina, oppure pagare eventuali spese per la manutenzione dell’auto, ma anche per pagare il ristorante quando ci trovavamo, spesso, fuori Milano, potevo andare direttamente all’ufficio cassa alla sede della Lega, in via Bellerio, firmare un documento che non prevedeva giustificazioni particolari e ritirare ogni volta un massimo di 1.000 euro. Anche più volte al mese [...] tra queste ricevute molte mi erano state date da Renzo per coprire sue spese personali: poteva essere la farmacia, ristoranti, la benzina per la sua auto, spese varie, cose così. Insomma, quando avevo finito la scorta di denaro andavo in cassa, firmavo e ritiravo. La situazione stava diventando preoccupante e ho cominciato a chiedermi se davvero potevo usare il denaro della Lega per le spese personali di Renzo Bossi. L’ho fatto presente a Belsito, spiegandogli che avevo pensato addirittura di dimettermi. Lui non mi ha dato nessuna spiegazione chiara.
Parole bomba. Corredate con altrettanti video girati dallo stesso Marmello.

Altro che uova di Pasqua: più le ore passano, più la sensazione è che il vaso di Pandora leghista, da poco scoperchiato, abbia appena iniziato a riservarci le sue infinite sorprese.



Abbiate pazienza ma a me viene alla mente Nicola Porro, che sabato sera, a In Onda, su La7, dichiarava che "le cartelle dei magistrati stanno creando un clima..." e aggiungeva "del resto tra qualche mese, come successo in altre occasioni, potrebbe sgonfiarsi tutto"...

No comment.

Nel frattempo, direi di metterci comodi gente: Mani Pulite 2 ha l'aria di essere appena cominciata.


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giovedì 5 aprile 2012

Corsi e ricorsi?

Emilio Fede ha le idee chiare: scende in campo.

Il buon Emilio Fede deve essere piuttosto provato dagli ultimi eventi (dal processo Ruby al benservito al Tg4).

Intervistato da Rete Sole, Emilio ha dichiarato oggi:
spero un giorno o l'altro di entrare in politica e seguire, magari, le orme di Silvio Berlusconi.
A parte i buoni propositi del "nuovo che avanza", preoccupa un po', a dire il vero, che ad Emilio non sia venuta alla mente una semplice associazione che riguarda qualcuno a lui molto vicino, processualmente parlando.

2 Marzo 2011: Lele Mora annuncia la sua volontà di entrare in politica.

Circa 4 mesi dopo, il 20 giugno 2011: Lele Mora viene arrestato per bancarotta fraudolenta.

Dicono che la storia si ripete.

Fossi in Emilio, comincerei a temere un luglio piuttosto rovente...


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Bye bye Umberto.

Umberto Bossi saluta e si dimette.

Umberto Bossi si è dimesso.

Il suo compagno di merende degli ultimi vent'anni, Silvio Berlusconi, martedì dichiarava su Facebook:



"Alcunché di illecito", dunque.

Naturalmente ad eccezione dei 200 milioni di lire della maxitangente Enimont presi dalla Lega nel 1992, per cui Umberto Bossi fu condannato ad 8 mesi per finanziamento illecito al suo partito:


Prima Silvio, ora Umberto.

Un uno-due niente male.

Che non risolverà i problemi di questo paese malato, beninteso.

Ma che - c'è da augurarsi - chiude un'epoca che ha letteralmente steso l'Italia, affogandola nelle sabbie mobili del leaderismo e del populismo xenofobo.

Bye bye, Umberto.

Il verde, da oggi, è un po' più vicino alla speranza.


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Il sistema.


Alla soglia dei miei primi 40 anni, oggi ho scoperto che di questo paese ho capito poco o nulla.

Ho sempre creduto che il sistema da abbattere fosse quello che storicamente ci vede violentati dalla Mafia, dalla 'Ndrangheta, della Sacra Corona unita, dalla Camorra.

Ho sempre pensato che il sistema da smontare fosse quello della corruzione, dei privilegi, delle persone sbagliate nei posti sbagliati.

Ho sempre immaginato che il sistema da annientare fosse quello dei clientelismi e dei nepotismi, dei favoritismi e del do ut des, della costruzione meticolosa di reti di persone in grado all'occorrenza di "risolvere problemi".

Mi ero convinto persino - giuro - che quello che sta mandando in rovina il nostro paese, il principale responsabile della nostra disastrosa situazione socio-economica fosse proprio la somma di tutto questo, in qualche modo il sistema dei sistemi: parlo della nostra endemica propensione italica al "particulare", dell'inveterata attitudine allo stratagemma per aggirare norme-regole-leggi, dell'atavica pulsione a "fottere il prossimo", specie se ciò mi arreca un qualche beneficio (forse non scevro da un qualche godimento personale) o magari avvantaggia qualcuno che credo possa tornare utile a me, o a qualcun'altro utile a me o a qualcun'altro utile a qualcun'altro utile a me, per superare qualsiasi difficoltà con un colpo di telefono, una mail, un sms, un pizzino...

Confesso di essermi addirittura spinto a pensare, negli ultimi tempi, che il redde rationem cui stavamo giungendo fosse la giusta punizione per la hybris italica, vecchia di secoli, che ci vede insistere con pervicacia nel sostenere e alimentare quanto più possibile questo nostro sistema perverso.
Ad esempio tagliando chirurgicamente le punte di eccellenza: solo la mediocrità favorisce appieno il mantenimento dello statu quo.
Oppure uccidendo il merito: chi sa e chi vale è pericoloso, perché in genere è molto meno bisognoso di "aiuto" e dunque è in genere più indipendente e meno ricattabile.

Tutto questo e molto altro ancora pensavo sul nostro sistema paese.

Poi è scoppiato il caso fondi della Lega.

E ho scoperto che il sistema era un altro: "l'intreccio di politica, magistratura e media".

Me lo ha insegnato la Padania di oggi, che riguardo all'indagine della magistratura, in prima pagina, ha titolato così:


E davanti a questa rivelazione, stamattina, lo confesso accidenti: mi sono ritrovato a sentirmi un po' sistema anch'io.

Mica per altro: giusto per non rischiare di sentirmi "padano".


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La vita si sconta vivendo.

Una sequoia può superare i duemila anni di vita 
Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Il caro amico Diego scrive (qui):
È oltraggio al passato,  meschinità del presente, furto del futuro provo un dolore fisico, quando viene abbattuto un albero secolare.
 Un grido di dolore che segnala un  tema di estrema complessità.

Occorrerebbe affrontare il discorso - tenendo a freno, se possibile, l'emotività - con grande pazienza e non so quale ne sarebbe l'esito. 
Mi limiterò a qualche breve osservazione.
Se i castori si moltiplicassero a dismisura e abbattessero tutti gli alberi di una regione del pianeta, parleremmo di barbarie?
Se le zanzare del genere Anopheles uccidessero tutti gli uomini dell'Africa parleremmo di barbarie?

Tutti gli esseri viventi modificano l'ambiente: noi stessi nascendo e riproducendoci modifichiamo l'ambiente. Certo possiamo affermare che l'uomo è estremamente  attivo in tal senso: le sue conoscenze scientifiche gli hanno consentito e gli consentono vieppiù di modificarlo (l’uomo “cancro del pianeta”, secondo la fortunata espressione di James Lovelock secondo la quale il colpevole dello sfacelo ambientale sarebbe l’uomo stesso, che espanderebbe la sua attività in modo incontrollato, un po’ come fanno le cellule tumorali in un organismo). Si potrebbe sostenere - e i più lo fanno - che ormai noi esseri umani dovremmo aver maturato la capacità di capire quali siano i limiti del nostro operare. Ma può darsi che tali limiti non esistano o non siano previsti nella nostra specie (l'ipotesi è adombrata anche da Jean d'Ormesson nel suo bel libro C'est une chose étrange à la fin que le monde). Forse uccideremo semplicemente, banalmente, l'ospite (la terra) così come fanno i virus o microbi con il loro ospite (l'organismo che contagiano).
Forse semplicemente non c'è cura, non c'è antibiotico o antivirale per la malattia chiamata "uomo".
Forse, semplicemente, non c'è nulla da dire.
Siamo solo un'espressione del caso.
Anch'io sento un infinita tristezza quando viene uccisa una pianta secolare. Ma credo che queste emozioni siano delle nostre sovrastrutture. Gli uomini hanno prosciugato i laghi (penso al Fucino), deviato il corso dei fiumi, spianato colline, ucciso un'infinità di loro simili, di animali, da sempre. Un lago non ha la stessa dignità di una pianta? E che dire degli animali che alleviamo - spesso in condizioni terribili - infliggendo loro indicibili sofferenze per sacrificarli sulle nostre tavole? Che dire degli animali domestici che abbiamo "modificato" per renderli in sostanza nostri schiavi o compagni, magari sterilizzandoli e privandoli del loro habitat naturale? Poc'anzi ho sentito la porta dell'ascensore ed il cane dei vicini che abbaiava. Cosa c'è di giusto nell'avere, nei millenni, addestrato il cane a fare la guardia ai nostri beni?

Non c'è un senso in nessuna delle cose che facciamo.

Però noi sentiamo  e soffriamo di conseguenza.

La vita si sconta vivendo.


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mercoledì 4 aprile 2012

L'assenza del dubbio.


L'ovvio effetto tragicomico della dichiarazione rilasciata ieri dal Senatùr sullo scandalo del tesoriere della Lega Belsito, credo abbia distolto da un dato di fatto interessante.

Il fatto cioè che Umberto Bossi, di primo acchito, non ha neppure messo in dubbio che siano effettivamente stati usati soldi del partito per ristrutturare la casa di famiglia.

Strano, no? 
Ancor più strano se in una successiva dichiarazione ha sentito invece il bisogno di invertire incredibilmente la rotta:
Non sono mai stati spesi soldi della Lega per ristrutturare casa mia, denuncerò chiunque sostenga il contrario.
Una linearità di pensiero invidiabile, dite la verità.

Anche perché, pensateci per un momento: chi sarà a dover giudicare quelli che Bossi denuncerà per aver sostenuto che sono stati usati fondi della Lega per ristrutturare casa sua?

La magistratura, naturalmente. 
Cioè la stessa magistratura che sta indagando sul supposto utilizzo illecito di quei soldi.
E che dunque dovrebbe essere la prima ad essere denunciata dal Senatùr...

Fantastico.

Certi nostri paradossi, se non esistessero, bisognerebbe inventarli.

Scherzavo.


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martedì 3 aprile 2012

L'ultimo viaggio.

Shipwrecked, di J.M.W. Turner

Dedicato a tutti i migranti che, alla ricerca della vita, finiscono con l'intraprendere - com'è di nuovo accaduto  ieri - il loro ultimo viaggio.


Non cerco il domani
se sciolgo le vele frustate dal vento,
se danzo sull’onda ubriaca del mare.

È l’oggi che voglio,
la trama presente che si snoda,
la rete che accoglie nel crollo,
la mappa che svela il riparo.

S’allunga dietro me la fila delle orme
arrugginite nel tempo.

Poi ghiaccia d’un tratto l’onda:
opprime le vele,
fende la rete;
la trama si scuce.

Il mare imbroglia il destino,
imbriglia il respiro,
strema il palpito,
risolve il canto.

Ed io sono in un attimo acqua e cielo,
nuvole e sale,
terra e fondale.
Esule arreso di una patria senza confini.


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Autodafé: il teatro della vita.


[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Domenica mattina intorno, alle 10 e 20,  mi sono ritrovato davanti al sagrato della chiesa incuriosito da una capannello di persone vocianti. Mi sono avvicinato e ho scoperto l'arcano. Con grande disappunto dei fedeli era stata sospesa la distribuzione dell'ulivo. 
La scena che segue poteva ben figurare nell' Autodafé di Elias Canetti.

Il sacrestano - figura mitologica che pensavo estinta ma, a quanto pare, tuttora viva e vegeta  - si affannava a spiegare alle pecorelle smarrite che "per ordine del Vaticano" (attenzione non del Pontefice ma dello Stato dunque) era vietato distribuire l'ulivo mentre era in corso la funzione religiosa. Dunque i fedeli avrebbero dovuto aspettare le undici  ora in cui lui avrebbe distribuito i preziosi rametti che però sarebbero stati benedetti durante la successiva messa.

PRIMA DONNA  Ma questo è un ricatto, dunque se non si va messa niente ulivo? Vergogna è un ricatto.
SACRISTA  Io quest'altro anno neppure ci vado a raccogliere l'ulivo. C'è chi ne prende un fascio enorme per portarlo al cimitero.
SECONDA DONNA  Ma io l'ho sempre portato un rametto sulla tomba del mi' babbo
SACRISTA  È vietato (sic!). Non si può. L'ulivo va portato in casa e basta. Portarlo al cimitero è un rito pagano. 
SECONDA DONNA  Ora l'ho imparato, ma che male facevo a portarne un rametto al mi babbo?
SACRISTA  Portano fasci enormi al cimitero, ve lo dico io, che ho lavorato 30 anni al comune. È un rito pagano.
SECONDA DONNA  Ma insomma me lo dà l'ulivo? Io son venuta al posto della mi mamma che sta male. Era sempre lei che veniva. Ma ho tanto da fare.
SACRISTA  Ho pure litigato con Don Augusto: "Mi benedica un po' d'ulivo, Dio bono, che sennò chi le sente quelle!" Ma l'è stato irremovibile. Ordine del Vaticano!
PRIMO UOMO  Lo dico sempre io, tutto quello ch'è stato fatto dal settanta in poi è tutto sbagliato. Tutto.
QUARTA DONNA  Io non posso certo aspettare, con  quel che c'è da fare Poi a messa vo sempre dai Cappuccini, quelli non fanno storie. Non posso mica aspettare mezz'ora.
QUINTA DONNA  Io  sono sorda e non capisco, insomma son quarant'anni che vengo a prendere l'ulivo, ma che succede?

SACRISTA  Ordine del Vaticano! Eppoi non si porta l'ulivo al Cimitero.
QUINTA DONNA  Son quarant'anni, Dio bono, che trovo l'ulivo. Ora non c'è più neanche l'ulivo? Noi s'è sempre tenuto in casa! Ma dove andremo a finire?


PRIMA DONNA: Ma son fuori di testa, figuratevi che ora la confessione si fa solo per appuntamento!
PRIMO UOMO  Che vi dicevo? Lo dico sempre io alla mi moglie "Tutto quello ch'è stato fatto dal settanta in poi l'è tutto sbagliato. Tutto."

PROF. WOLAND  Ma signore! Gesù Cristo sta per morire sulla Croce, aspettate qualche minuto, fate un fioretto.
LE DONNE IN CORO  C'è tanto da fare in casa , non si pole.
SACRISTA  Io quest'altro anno neppure ci vado a raccogliere l'ulivo, glielo dissi a don Augusto. C'è chi ne prende un fascio enorme per portarlo al cimitero

Credo che Elias Canetti sarebbe rimasto tutta la mattina ma a quel punto il Prof. Woland - che ha il vantaggio di aver letto tutte le sue opere - se ne è tornato a casa a riflettere sui misteri della religione.


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