Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

La Città Invisibile si è trasferita su l'Espresso. Clicca sull'immagine per raggiungere il blog.

La Città Invisibile si è trasferita su l'Espresso. Clicca sull'immagine per raggiungere il blog.
Link per iscriversi ai feed: http://feeds.feedburner.com/repubblica/KUea
Visualizzazione post con etichetta sinistra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sinistra. Mostra tutti i post

martedì 4 ottobre 2011

Appesi a un filo (senza la rete sotto).




E' il caso di dirlo forte e chiaro.

Il Partito Democratico sta inscenando, per l'ennesima volta, uno spettacolo triste e poco dignitoso.

Parisi che dopo le incertezze sul referendum manda a dire a Bersani: "per coerenza dovrebbe dimettersi".
Bersani che risponde "al nostro interno ci sono dirigenti che vogliono azzopparci".

Un gustoso teatrino, non c'è che dire.

Sta di fatto che un partito che secondo i sondaggi sarebbe il primo in Italia (circa 27%) e che ciò nonostante riesce a dividersi sempre su tutto non lascia affatto ben sperare per la stabilità politica del nostro paese.

E attenzione, non sto parlando dell'alleanza con Sel e Idv, altro capitolo tutto da scrivere.

Parlo delle mille anime del Pd, il partito delle fronde, delle correnti, dei capibastone (come ebbe a dire, dall'interno, Veltroni, quando ne fu il segretario).

Concedetemi un "piccolo" elenco:
Area di maggioranza (bersaniani) 
A Sinistra (Turchiani)
Area Democratica 
Movimento Democratico (Mo.Dem.)
Democratici Rinnovatori e Coraggiosi (ex Rutelliani, ora Gentiloniani)
Ecologisti Democratici (Realacciani)
Liberal Pd (Bianchiani e Bassaniniani)
Area dei Neutrali 
Mariniani (i sostenitori di Ignazio Marino alle primarie del 2009 )
Non so a voi, ma a me questa lista che traccia l'ossatura del PD fa un po' impressione.

E badate, non tanto perché non ritenga naturale, quasi fisiologico, che all'interno di un grande partito si formino delle "aree" di pensiero.
Quanto perché la storia degli ultimi anni ci dice che queste aree non riescono proprio non dico ad unirsi intorno ad un progetto comune, ma almeno a dialogare fra di loro senza pestarsi i piedi (che è poi a mio avviso il motivo per cui le correnti, anziché diminuire, si moltiplicano di anno in anno).

Il karma della sinistra italiana, dallo strappo di Bertinotti in poi (che di fatto consegnò il paese in mano a Berlusconi), sembra essere, con vicende alterne, sempre lo stesso. 

Se infatti quell'interpretazione di lotta politica - intestina, la chiamerei - è morta con Fausto Bertinotti come rappresentanza partitica (per inciso: vorrà pure dire qualcosa, questo, o no?), è tuttavia sempre rimasta sotto traccia all'interno della sinistra, riprendendo a riprodursi come per gemmazione ad ogni nuovo tentativo di riaggregazione unitaria.

PdS, Ds, l'Ulivo, la Cosa 2, l'Unione, il PD...

D'Alema, Fassino, Veltroni, Franceschini, Bersani, passando per Prodi.

Sorgerà in qualcuno il sospetto che troppi progetti (ammesso si possano definire tali)=nessun progetto?

Prodi è stato l'unico a riuscire nel miracolo di fare da collante alle mille anime in campo.

Ma il problema non può essere "chi", deve essere "cosa". 

Qual è l'idea del paese che vogliamo? 
Dalle staminali al testamento biologico, passando per la questione morale: chi è, oggi, il PD? Che Italia propone?

Nel momento di massima crisi del berlusconismo e ad un passo dal crollo (tanto a lungo agognato) di Silvio Berlusconi, non ci ricompattano le vittorie referendarie; non ci ricompattano le amministrative stravinte (va detto: con i successi più eclatanti per i candidati extra-PD). 

Stiamo dietro alla piazza quando ci sembra che dobbiamo (lo sciopero generale); ci defiliamo quando sarebbe doveroso (il referendum sul porcellum), con un atteggiamento sempre in bilico che comunque  consente all'ultimo minuto di saltare sul carro dei vincitori.

Diciamocelo: un Partito che non tiene conto delle enormi aspettative della base e - voglio dirlo chiaramente - degli sforzi che in tutte le amministrazioni, dalle grandi città ai piccoli comuni, compie la gente del PD che segue davvero degli ideali al servizio dei cittadini (e ne conosco tanti), è un partito che rischia di avere già scritta la parola fine nell'elica del suo Dna politico.

Sia ben chiaro: tra il partito del pensiero unico come il PdL e il partito della pluralità delle opinioni, il paragone non si pone nemmeno (prendendo in considerazione soltanto i due principali partiti italiani).

Il problema della stabilità politica, tuttavia, non è un problema da poco.

Che unito al problema dei contenuti rende la situazione attuale a dir poco intollerabile.

Una ricerca di OpenPolis ha permesso di scoprire che tra i deputati dell'opposizione che più frequentemente salvano la maggioranza c'è il gotha del PD (e non solo).
Mandiamo giù anche questa.

[Grazie a Wil]

Ha ragione Gilioli: ahivoglia a lamentarsi poi del qualunquismo politico che inneggia al "sono tutti uguali"!

Ma passiamo oltre e appuntiamo la nostra attenzione altrove: era il 7 gennaio scorso quando il segretario Bersani annunciava la prossima uscita di una piattaforma programmatica essenziale a beneficio delle opposizioni.

Potremmo sapere, cortesemente, che fine ha fatto questa benedetta piattaforma? 

Ci accontentiamo, in alternativa, di sapere quali siano i punti chiave sulla base dei quali il Partito delle Correnti ha intenzione di riunire le opposizioni.

Strizzatine d'occhio alla Lega, strizzatine d'occhio all'Udc, foto con Vendola e Di Pietro (per vedere di nascosto l'effetto che fa...).

Cari amici correntisti: voi credete davvero che la memoria dei vostri elettori sia labile e la pazienza  illimitata?

Io comincerei a pormi qualche domanda.

E se è vero che le elezioni si avvicinano a grandi passi, come negli ultimi giorni si vocifera, se fossi in voi, presterei molta attenzione al fattore AaN.

Che sarebbe poi, al solito, nient'altro che la vecchia storia - tanto cara ai colleghi del PdL - dell'Anello al Naso.

Update del 5 ottobre

Neppure 24 ore dopo, ecco quello che è accaduto. Come volevasi dimostrare.


Share/Bookmark

Se ti è piaciuto l'articolo, puoi iscriverti ai post per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog!

lunedì 3 gennaio 2011

Auspicio per il 2011: il centrodestra che vorrei.

Marcello Veneziani vorrebbe un Giornale libero e critico.
 Per un centrodestra immaginario.

Ieri, nella mia lettura della stampa quotidiana, mi sono imbattuto nell'editoriale sul Giornale firmato da Marcello Veneziani. Titolo: "Auspicio per il 2011, la stampa che vorrei".

Fra i contenuti che qua e là ostentano equilibrio (o equilibrismo?) e contraddizioni di varia natura, il buon Veneziani auspica un Giornale diverso, "non di guerriglia", " liberamente e criticamente schierato". Su Repubblica, poi, scrive testualmente: "La Repubblica andrebbe studiata nel passaggio da giornale radical snob (visto che chic è usurato, e snob vuol dire sine nobilitate) a giornale da caccia all’uomo, imperniato sul razzismo etico verso il nemico e la guerra civile semi-fredda tra due Italie che si schifano".

Ora: a parte il fatto che solo Alice nel Paese delle Meraviglie potrebbe auspicare che il Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi, diventi improvvisamente un quotidiano libero e critico; a parte questo, definire Repubblica un quotidiano da "caccia all'uomo imperniato sul razzismo etico" sarebbe solamente ridicolo, se non fosse irresponsabile e per di più grave, specie considerato che l'articolo invita a moderare i toni (tanto per citare una delle tante contraddizioni!).

Razzismo etico. Veneziani ci ammorba con questo concetto, di cui rivendica il conio, più o meno da una decina d'anni (qui trovate un sunto esemplare del suo pensiero).

Ok, bisogna ammettere che a sinistra abbiamo sempre sofferto di un certo malcelato e pernicioso senso di superiorità intellettuale e questo, senza giri di parole, è un atteggiamento da condannare.

Ciò non implica, tuttavia, che l'etica messa in campo dal centro-sinistra non possa essere migliore di quella messa in campo da Berlusconi.

Veneziani ci dimostri, che so, magari tramite sondaggi e numeri concreti (se possibile non taroccati, grazie), che la maggior parte dell'elettorato berlusconiano (mi accontento del 51%!) è, in ordine rigorosamente sparso:
contro l'evasione fiscale;
contro il malaffare in tutte le sue forme: tangenti, favoreggiamenti, nepotismi, raccomandazioni;
contro l'assalto alle istituzioni a prescindere dalle idee (Presidente della Repubblica e CSM in primis), anche quando condotto "solo" a parole;
contro i personalismi legislativi;
contro il boicottaggio e la manipolazione dell'informazione;
contro ogni forma di censura, anche quando le idee sono diverse dalle loro;
contro ogni forma di discriminazione, che sia religiosa ("esiste solo il cattolicesimo"), sessuale ("i gay = male sociale"), sessista ("la donna come oggetto di trastullo e merce di scambio per favori e ricompense");
contro ogni forma di assolutismo politico, nel rispetto del parlamento e della Costituzione...

Potrei continuare, mi fermo invece qui.

Aggiungo solo un inciso.

Quando io, razzista etico, vengo informato che un politico di centro-sinistra potrebbe essere coinvolto in qualcosa di poco pulito, non grido al complotto nazionale o internazionale e, rimanendo garantista, pretendo comunque che si dimetta e attendo gli esiti del processo.
L'ovvio ragionamento è che, nel dubbio, preferisco salvaguardare lo Stato inibendo un ipotetico delinquente, che aspettare anni e anni per poi scoprire che chi si pensava fosse un delinquente, lo era veramente e nel frattempo, abusando della mia cieca fiducia in attesa del giudizio, ha commesso danni irreparabili!

A questo riguardo, qualcuno, di centrodestra, mi deve ancora spiegare per quale paradosso logico il fatto che Berlusconi sia indagato decine di volte deve necessariamente significare che la magistratura sia politicizzata e complottista, mentre non può assolutamente significare che Berlusconi è un poco di buono...

In virtù di questo, caro Veneziani, se lei definisce quello di centro-sinistra razzismo etico, quando si parla di valori che non possono né devono essere messi in discussione, come dovremmo chiamare l'atteggiamento di chi ritiene che Berlusconi abbia ragione SEMPRE e COMUNQUE a prescindere da tutte le cose che fa o di cui viene accusato?

Credo che possa rispondersi da solo, lei che legge, mentre gli elettori di centrodestra stentano a farlo, se è vero come lei stesso rammenta che il cambio di stile del Giornale potrebbe servire "per concorrere a elevare la qualità di quel popolo, maggioritario nelle urne, minoritario nella lettura".

Se poi vuole una mia definizione del comportamento dell'elettore medio di Berlusconi, gliela dò volentieri: monoteismo politico associato ad una bella dose di egoismo sociale.

Lascio a lei il giudizio di cosa sia più pernicioso per una collettività che voglia sopravvivere come tale.

Cari saluti. Razzisti non so. Etici sicuramente.

P.S. E a proposito di etica: quella del sondaggio su Bondi dei Club della Libertà vi è sfuggita? Leggete qua:
L'incredibile storia del sondaggio su Bondi, ovvero "Salvate il Soldato Bondi!"


Share/Bookmark

Se ti è piaciuto l'articolo, puoi iscriverti ai post per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog!

lunedì 8 novembre 2010

Seconda stella a destra...




So che scrivere questo post mi costerà. Ci penso da ieri sera. E traccheggio, procrastino. Eppure lo ritengo necessario. Come ogni momento di profonda autocritica. Come questo vuole essere.

Allora, vediamo.

Ieri Fini ha parlato. Ha detto molte cose. Alcune mi sono piaciute, altre meno. Ma non è esattamente su  questo che ora vorrei riflettere.

Vorrei parlare, col pretesto del discorso di Fini, del centrosinistra. Del modo di interpretare la politica del centrosinistra (del "mio" centrosinistra) in questo momento storico delicatissimo.

Per parlare di questo ho bisogno di riassumere il discorso di Perugia fatto da Fini.
Tento una sintesi estrema, in 10 punti:

1. Valori e progettualità.
2. Centrodestra "europeo".
3. Identità nazionale.
4. Legalità.
5. Rispetto per la persona.
6. Centralità del lavoro.
7. Importanza della famiglia.
8. Lotta al decadimento morale.
9. Dibattito politico come terreno di confronto e non di scontro ("no ai tifosi delle curve").
10. Dimissioni di Berlusconi per ripartire da due grandi temi: nuovo patto sociale e nuova legge elettorale (altrimenti FLI fuori dal governo).

Ed ora pongo un quesito semplice e il più possibile diretto: c'è veramente qualcuno, a sinistra, che si sente di affermare, con tutta onestà, che questi punti non siano grosso modo condivisibili ed anzi necessari per il nostro paese?

Voglio essere ottimista: credo di no.

Ebbene, tutto quello che sono riusciti a fare i vari leader di centrosinistra è stato sottolineare il poco coraggio e l'incoerenza col passato (Di Pietro), i tatticismi  e il gioco del cerino (Bersani), il "plagio" della citazione veltroniana di Saint-Exupery e via discorrendo. 

Tutto, insomma, tranne che considerare i contenuti.

E lo confesso, mi è dispiaciuto constatare che nella stessa "trappola" sono caduti anche "i giovani rinnovatori" (o "rottamatori", come li chiama qualcuno), quelli che molti ritengono il futuro della dirigenza del PD (e che io personalmente stimo): Matteo Renzi e Giuseppe Civati.

Le ragioni di un simile comportamento politico che, lo voglio ripetere, prescinde dall'analisi dei contenuti del discorso, possono essere le più disparate:

(1) Opportunismo: timore cioè che plaudire Fini se parla di valori che pure condividiamo, vuol dire dare importanza a lui, sminuendo "noi".

(2) Ottusità: incapacità di ascolto quando a parlare è l'avversario, chiunque sia.

(3) Disistima: Fini può dire quello che vuole, ma rimane Fini l'ex e post-fascista, Fini il berlusconiano fino a ieri, ecc. ecc.

(4) Arroganza: di certi valori siamo detentori solo noi; se qualcun'altro li rivendica, non è sincero.

Qualunque sia la ragione, o il mix di ragioni, che stia muovendo il comportamento dei leader di centrosinistra, voglio affermarlo con forza: è un grande errore. 

Abbiamo sprecato un'altra occasione per dire la cosa giusta al momento giusto.

Qual era?

Questa: "Fini ha detto cose giuste. Vogliamo credergli. E crediamo fermamente anche noi in una politica che si muova su valori condivisi trasversali e che, per il bene comune, agisca quotidianamente per confrontarsi più che per scontrarsi".

Punto.

Poi, e solo poi, si doveva discutere sul resto.

E invece abbiamo cancellato i contenuti. Ridotto tutto all'analisi della soluzione della crisi, piuttosto che all'analisi della crisi stessa.

E pongo il secondo quesito: vogliamo renderci conto che siamo partiti (2008) da un Berlusconi (Pdl+Fini) al 38% e ora ci ritroviamo, nelle intenzioni di voto, un Berlusconi al 28% circa (con Fini al 7-8%)? 

Vogliamo renderci conto di cosa significa questo, per un'Italia che abbia voglia e bisogno, come da sinistra diciamo da anni, di ricominciare?

L'ho già detto e lo ribadisco: è da quel 7/8% (che mi auguro in crescita) che può rinascere un dialogo politico vero, un centrodestra maturo, un'Italia più moderna. Una destra sana che vota chi proclama la legalità e la moralità (scusate se è poco).


E invece no. Continuiamo a giocare al "benaltrismo" (la filosofia per cui "ben altro ci vorrebbe"...). A fare dichiarazioni da propaganda elettorale. Ad essere come al solito "contenti a metà". A guardare dall'alto in basso.

Ad essere insomma, permettetemelo, la "solita", cara, vecchia copia, sempre più sbiadita, di una sinistra intellettualistica e snobista che negli ultimi anni ha dissolto più e più volte leader, programmi e aspirazioni di un elettorato sempre più stanco e scorato. 

Una sinistra che, ancora in preda alle sue crisi di identità, continua a giocare all'infinita ed inutile partita fra rossi e neri, anche quando qualcuno tende una mano (Fini, punto 9 della sintesi). Politicamente, si intende.
E anche quando chi tende una mano sta parlando una lingua diversa, che allude all'incontro dei valori e al sotterramento dell'ascia di guerra tanto amata da Silvio Berlusconi (e tanto disastrosa per il nostro paese).

Il berlusconismo è nato dallo scontro e dalla demonizzazione. Morirà grazie all'incontro e all'unione degli interessi comuni.

Il vento sta cambiando.

Cambiamo anche noi? Noi a sinistra, intendo.

Potrebbe essere l'ultima chiamata, temo. 

Per quell'isola che tanti di noi, a sinistra, hanno pensato in questi anni che non esistesse. L'isola che non c'è della politica dei valori condivisi, sia pure nella diversità dei progetti.

A questa chiamata, non facciamo finta di nulla, rispondiamo.

Anche questo è politica. Rispettare l'avversario. Dargli ragione se dice cose giuste. Collaborare, persino, in vista del bene comune.

Tutte cose che, negli ultimi anni, sembriamo aver dimenticato. 

Insieme al piacere, genuino e puro, della "vera" politica.

Che dobbiamo, ad ogni costo, ricominciare a fare.

Se hai trovato interessante l'articolo, vota Ok! Grazie! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.


Share/Bookmark

Se ti è piaciuto l'articolo, puoi iscriverti ai post per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog!

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...