Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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lunedì 9 aprile 2012

Un valore su tutti.


Dopo Umberto, è la volta di Renzo.

Il Trota si è dimesso.

Del resto, in una definitiva intervista rilasciata un paio di anni fa a Daria Bignardi, aveva espresso tutto il suo universo valoriale, non riuscendo ad arrivare a tre valori personali richiesti, per l'importanza schiacciante di uno solo:



Ecco, appunto.

Bye, bye anche a te Renzo.


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The bodyguard.

Il bodyguard del Trota, Alessandro Marmello, vuota il sacco.
«Non ce la faccio più, non voglio continuare a passare soldi al figlio di Umberto Bossi in questo modo: è denaro contante che ritiro dalle casse della Lega a mio nome, sotto la mia responsabilità. Lui incassa e non fa una piega, se lo mette in tasca come fosse la cosa più naturale del mondo. Adesso basta, sono una persona onesta, a questo gioco non ci voglio più stare».
Parola di Alessandro Marmello, autista e bodyguard di Renzo Bossi, assunto a tempo indeterminato dalla Lega nell'aprile 2011.

Nella sua intervista rilasciata ad Oggi (in edicola domani), Marmello dichiara tra le altre cose:
Ogni volta che avevo bisogno di soldi per fare benzina, oppure pagare eventuali spese per la manutenzione dell’auto, ma anche per pagare il ristorante quando ci trovavamo, spesso, fuori Milano, potevo andare direttamente all’ufficio cassa alla sede della Lega, in via Bellerio, firmare un documento che non prevedeva giustificazioni particolari e ritirare ogni volta un massimo di 1.000 euro. Anche più volte al mese [...] tra queste ricevute molte mi erano state date da Renzo per coprire sue spese personali: poteva essere la farmacia, ristoranti, la benzina per la sua auto, spese varie, cose così. Insomma, quando avevo finito la scorta di denaro andavo in cassa, firmavo e ritiravo. La situazione stava diventando preoccupante e ho cominciato a chiedermi se davvero potevo usare il denaro della Lega per le spese personali di Renzo Bossi. L’ho fatto presente a Belsito, spiegandogli che avevo pensato addirittura di dimettermi. Lui non mi ha dato nessuna spiegazione chiara.
Parole bomba. Corredate con altrettanti video girati dallo stesso Marmello.

Altro che uova di Pasqua: più le ore passano, più la sensazione è che il vaso di Pandora leghista, da poco scoperchiato, abbia appena iniziato a riservarci le sue infinite sorprese.



Abbiate pazienza ma a me viene alla mente Nicola Porro, che sabato sera, a In Onda, su La7, dichiarava che "le cartelle dei magistrati stanno creando un clima..." e aggiungeva "del resto tra qualche mese, come successo in altre occasioni, potrebbe sgonfiarsi tutto"...

No comment.

Nel frattempo, direi di metterci comodi gente: Mani Pulite 2 ha l'aria di essere appena cominciata.


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lunedì 5 dicembre 2011

Chapeau.

Tenteremo, nei prossimi giorni, di capire nel dettaglio se questa manovra ha realmente del "rivoluzionario", come ha dichiarato lo stesso Presidente Monti, e se si può effettivamente affermare che non saranno più i soliti noti a contribuire alle casse sempre più asfittiche del nostro Stato.

Intanto, se permettete, chapeau alla sensibilità di un Ministro del Lavoro, Elsa Fornero, che spiegando in conferenza stampa i provvedimenti sulle pensioni non riesce a pronunciare la parola "sacrificio" perché le scatta qualcosa dentro e così, in diretta televisiva, si commuove e piange.

In secondo luogo, lo confesso: solo al pensiero che il suo predecessore Maurizio Sacconi, nelle stessa situazione, avrebbe potuto bissare la barzelletta sulle suore violentate che raccontò un paio di mesi fa, mi si accappona letteralmente la pelle.

Anche per questo, forse, è bene soffermarsi sulla nostra reazione a quelle lacrime.

Sbaglierò, ma io ne sono convinto: ci ha sorpreso.

Perché la realtà è questa: ci sorprende, oggi, che qualcuno mostri visibilmente, tangibilmente quasi, di 'avere a cuore' le sorti dei propri concittadini; di 'sentire' l'impatto delle decisioni difficili prese per il bene della collettività.

E questa sorpresa, purtroppo, la dice lunga su cosa è diventata la politica dopo la cura del berlusconismo.

Abbiate pazienza, ma senza nulla togliere (in tutti i sensi) alle donne Ministro del governo Berlusconi - Carfagna, Brambilla, Gelmini... - nutro la viva speranza che sia un Ministro come Elsa Fornero a rappresentare più fedelmente le donne italiane del XXI secolo.

Anzi a dirla tutta, almeno per una volta, più che una speranza, la mia è proprio una certezza.

Alla faccia di chi sostiene che un Governo non eletto dal popolo non possa essere legittimamente espressione del paese che rappresenta.




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lunedì 14 novembre 2011

Gioco di prestigio.



Altro che "gesto generoso", come lo ha definito ieri nel suo discorso.

Silvio Berlusconi, sia ben chiaro a tutti, ha optato per l'unica soluzione in grado di dargli una piccola chance di salvare il salvabile (della propria immagine politica e delle sue aziende, non già del paese): abbandonare la barca che affondava. 

Pensateci: se rimaneva al timone e il paese colava a picco, per Silvio non ci sarebbe stata alcuna possibilità di sopravvivere politicamente. 

Sia i numeri che i pregiudizi, oltre che i giudizi, avrebbero giocato a suo sfavore e Silvio sarebbe passato alla storia come il Premier che aveva consegnato l'Italia alla rovina.

Sono mesi che il nostro paese è sotto attacco speculativo (come lui stesso non ha mai smesso di ripetere).

Ma Silvio si è sempre mostrato risolutissimo a non dimettersi.

Era il 5 novembre scorso quando usciva la seguente nota della Presidenza del Consiglio:


Solo una settimana dopo, le dimissioni.

Come mai?

Colpa del mercoledì nero, considerato il punto di non ritorno.

In realtà non è cambiato nulla nella testa del Premier dimissionario: pensava al proprio personale destino prima, pensa al proprio personale destino ora.

Finché ha potuto, ha retto, sperando che la situazione non precipitasse (troppi interessi in ballo: legittimi impedimenti su tutti). 
Quando il gioco non è più valso la candela, ha mollato, prima che fosse troppo tardi.
Per lui, ovviamente.

Ed infatti l'ex Premier ha inteso subito parlare alla nazione e rilanciare il proprio impegno (raddoppiato, ha detto: il che, giocando con le parole, equivale a dire che fino al giorno prima, con l'Italia ad un passo dal default, il suo impegno era dimezzato rispetto ad oggi... cose che capitano).

E dunque passo indietro e largo a Monti. 

Ora, delle due l'una: o l'Italia si salva o appunto cola a picco.

Pensateci: se si salva, i media amici sbandiereranno ai quattro venti il gesto generoso di Silvio che col suo passo indietro ha contribuito in modo decisivo a salvare il paese.

Se invece l'Italia cola a picco, ebbene Silvio l'aveva detto: lui non aveva alcuna responsabilità sul crollo della nazione, né d'altronde poteva fare alcunché per risollevare le sorti del paese. 
Tant'è vero che non c'è riuscito neppure SuperMario Monti.

Naturalmente, tra le due ipotesi, il Giornale e Libero hanno già scelto su quale puntare:



Anche qui sia chiaro: il fatto che le cose continuino ad andar male ora che Berlusconi si è dimesso non implica certo che lui sia esente dalle gravi responsabilità che ci hanno fatto arrivare dove siamo.

Ed in ogni caso, diciamocelo: speculare sulla crisi dell'Italia, strumentalizzandola per salvare la faccia a chi l'ha già persa, ha tutto il sapore di un'operazione di sciacallaggio mediatico.

Che ha il merito di aiutarci a comprendere, una volta per tutte, la differenza che passa tra i seguaci nominali di un partito chiamato "Forza Italia" (oggi Pdl) e chi quell'incitazione la porta davvero nel cuore, testimoniandola, giorno dopo giorno, con il proprio impegno quotidiano.


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domenica 23 ottobre 2011

Rassicuratissimi.

Bruxelles.

Conferenza stampa congiunta Sarkozy-Merkel.

Una giornalista chiede se si sentono rassicurati dal colloquio con Berlusconi.

Guardate voi stessi le reazioni dei due prima della risposta "istituzionale":




E ora ditemi, in tutta sincerità: per quanto tempo ancora dobbiamo continuare a vergognarci di essere italiani?


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giovedì 22 settembre 2011

La verità sulla telefonata muta di Berlusconi a Ballarò!


Avevate davvero pensato che Berlusconi avesse fatto scena muta, l'altra sera a Ballarò, quando Giovanni Floris ha annunciato che il Premier era in collegamento telefonico, pronto a parlare, e dall'altra parte del filo si è udito invece il silenzio più totale (qui il video della non-telefonata)?

Confessatelo: vi ha persino sfiorato l'idea che Silvio avesse riattaccato il telefono di proposito, per qualche improvviso timore!

Niente di più lontano dalla realtà...

La "verità" sta in questa piccola chicca di Francesca Fornario, Luca Sappino e Simone Salis (Anticorpi News) che, giustamente, sta impazzando in rete!

Buon divertimento:




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domenica 11 settembre 2011

"Fool" immersion!


Vogliamo dirselo? Non se ne possono più di queste accuse gratis alle iniziatorie padane. La gente meridionale devono capire che noi padani abbiamo diritto di mettere in piazza tutte le festività più console al nostro spirito fieno e battaglioso. La padania libera è una realtà indiscussibile e nessuno deve permettersi di giustiziarla. Chi ha criticato i correntisti del Giro della Padania ha parlato di doping e cose del genero. Ma gli sportivi padani sono puliti dentro e belli fuori, e non sanno né più né meno cosa significa assumere sostanze a luci rosse. Perché il nostro popolo vive in un ambiente circonciso, dove le regole sono condiviste e perseguite da tutti. Come dice la diceria: "trovare per credere".
Tranquilli, non ho bevuto, né ho assunto alcuna sostanza particolare.

Mi esercitavo solo nel "trotese" scritto.

Cosa che consiglio di fare anche a voi, quanto prima.

Una bella full immersion, di quelle toste.

Del resto, a meno di qualche miracolo, questo paese è destinato a finire ben presto nelle sapienti mani del Trota e di quelli che parlano il suo stesso idioma.

Questa lingua:



Che dire?

Trota "four resident"!!!


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giovedì 26 maggio 2011

Se la fine è vicina.

Enrico VIII e Thomas Wolsey
Osserva bene la mia caduta, e ciò che mi ha rovinato.
Cromwell, ti esorto caldamente, sbarazzati dell'ambizione: fu il peccato degli angeli.
Cosa può dunque l'uomo, l'immagine del suo Creatore, sperare di ricavarne?
Ama te stesso dopo tutti gli altri, abbi cari i cuori di chi ti odia.
La corruzione non rende più dell'onestà.
Nella tua destra porta sempre una dolce pace, per ridurre al silenzio le lingue invidiose.
Sii giusto, vivi senza paura.
Agisci soltanto nell'interesse della tua patria, del tuo Dio, e della verità.
[Parole di Wolsey nell'Enrico VIII di Shakespeare, atto terzo, scena prima.] 


Non dura più di 10 secondi.

Sono sufficienti.

Date un'occhiata a queste immagini che vengono dal G8 in corso a Deauville.

E prestate la massima attenzione alla faccia di Berlusconi.




Silvio è stravolto. Atterrito, quasi.

Si guarda in giro come se lo spettro della Giustizia aleggiasse nella sala conferenze.

E come se Obama fosse il suo ultimo appiglio contro "la dittatura dei giudici di sinistra" che sta per affossarlo.

Berlusconi finirà presto.

La sua fine politica, oltre che nei suoi occhi, è scritta nei suoi geni, come forse la storia del suo successo in questo paese.

Gli ultimi mesi, e ancor più le ultime settimane, hanno rappresentato l'emblema di tutti quei vizi insiti nella natura dell'uomo Berlusconi, che ne segnano ineluttabilmente il declino.

L'incapacità di ammettere anche soltanto l'idea di aver sbagliato qualcosa, come è accaduto in occasione del fallimento della campagna elettorale del centrodestra.

L'incapacità di contornarsi di gente davvero capace - anziché di inutili yes-man - e di ascoltare le critiche, i suggerimenti, i consigli.

La filosofia assolutista legata al culto del capo.

Questi fattori, insieme a molti altri, hanno già scritto la parola fine riguardo al capitolo Berlusconi.

E' solo questione di tempo.

Fine che sarà ingloriosa, e lo dico col dovuto rispetto per l'uomo Berlusconi, perché - ancor prima dei risultati del secondo turno - il quadro è chiarissimo, per chi lo vuole leggere.

La Lega ha preso le distanze (troppo facile pensare ad un autogoal sulla questione dei ministeri o del proporzionale: è piuttosto voglia di differenziarsi, per cominciare anche a racimolare qualche voto in più, là dove possibile).

A Porta a Porta, come ha scritto oggi Curzio Maltese, Silvio non è più di casa e il fidato Bruno Vespa ieri sera è stato addirittura meno conciliante del solito.

Giuseppe Cruciani (La Zanzara, Radio 24) ha ammorbidito i toni e smorzato la sicumera berlusconiana che lo contraddistingueva.

Il Giornale e Libero appaiono frastornati.

E fa davvero sorridere l'anacronismo con cui oggi Alessio Butti, capogruppo PDL in commissione vigilanza Rai, ha affermato - riguardo allo share di ieri di Porta a Porta - che i dati "dimostrano che Berlusconi non è al capolinea, ma nel cuore degli italiani".

In sostanza: il dimezzamento delle preferenze del Cavaliere a Milano non conta, mentre seguirlo in Tv equivale ad averlo nel cuore!

Concordo con Metilparaben: ci aspettano tempi duri, dal momento che dovremo raccogliere i frutti di tutto quello che è stato seminato in questi decenni di berlusconismo.

E proprio per questo è il momento di non farsi cogliere impreparati alla sfida che ci aspetta.

Ricostruire l'unità nazionale.

Ridare prestigio alle istituzioni.

E senso alla politica, intesa come res publica.

Ripartendo da una società dilaniata, che avrà bisogno di tempo e di pazienza.

Non sarà facile è vero.

E ci vorrà l'impegno di tutti, nessuno escluso.

Perché quando Berlusconi cadrà, questo paese non si ricostruirà con lo sforzo di una fazione soltanto.

Se non ci ritroveremo come collettività, falliremo come singoli, e l'Italia rovinerà sotto il peso delle sue stesse macerie.

Per evitare che questo accada, ci vuole al più presto un progetto nuovo, di ampio respiro, che miri finalmente lontano e che ci faccia uscire delle sabbie mobili del "qui ed ora", per ridare una prospettiva futura concreta al nostro vivere quotidiano.

D'altronde, per riprendere un felice slogan degli ultimi mesi: se non ora, quando?


http://www.wikio.it
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domenica 1 maggio 2011

Berlusconi dorme anche alla beatificazione di Wojtyla: non c'è più religione!


Chissà cosa avrà pensato il Presidente Napolitano, quando gli ha rivolto una lunga occhiata interrogativa.

Chissà cosa  hanno pensato le autorità presenti.

E cosa penserà chi vedrà il filmato in mondovisione, su Youtube.

Questo filmato:




Diciamocelo: che Silvio Berlusconi potesse addormentarsi durante la beatificazione di Wojtyla non era poi così  prevedibile.

Specie dopo che si era prodigato così energicamente, in questi giorni, per ingraziarsi il più possibile il Vaticano in vista della prossima tornata elettorale, al punto da arrivare a dichiarare incredibilmente "mai fare leggi contro la tradizione cristiana".

Certo che pensando alle possibili motivazioni per la sua stanchezza fisica, le prime cose che vengono alla mente non sono propriamente rispettose della tradizione cristiana.

O sbaglio?


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venerdì 8 aprile 2011

Silvio Berlusconi alle neolaureate: bunga bunga per tutte!

E' ancora Berlusconi show.

Nel cortile d'onore di Palazzo Chigi, davanti ai neolaureati del progetto "Campus Mentis".

Il Sire di Arcore parla di marketing, di come vendersi, del look, dell'importanza di non avere la barba, del fatto che bisogna imporsi sugli altri, ecc., ecc.

E poi ne fa un paio delle sue.

Eccovi il primo filmato.

E prestate attenzione al Ministro della Gioventù Giorgia Meloni. 

Che in occasione della barzelletta sul sesso orale, che Berlusconi definisce "la più casta", sorride imbarazzata dicendo "e questa era la più casta" e poi tenta di darsi un contegno stringendosi nella giacca.





Nessuno ride, a quanto sembra. Buon segno.

Ora date un'occhiata al secondo filmato.

In cui, ve ne prego, guardate ancora una volta con attenzione il comportamento del Ministro Meloni.

Che all'ennesima boutade del Premier (non ve la anticipo per non guastarvi la sorpresa) tenta, con un gesto del braccio, di fermarlo, quasi in preda all'istinto di sottrarlo alla solita figura.

Guardateli questi gesti. Cominciate ad osservare chi gli sta vicino.

Questi comportamenti sono un segno chiaro: che quelli intorno a Lui sanno.

Che hanno un qualche senso del ridicolo.

Che mantengono una forma di senso del pudore.

Non tutti forse, ma alcuni sì.

E questo, non dimentichiamolo mai, sancisce una volta di più, se ve ne fosse bisogno, come la responsabilità prima di questo infame periodo del basso impero berlusconiano sia tutta, e dico tutta, di coloro che a vario titolo si rifiutano di ripudiare e di destituire, con il massimo dello sdegno, l'uomo di stato più impresentabile che la storia della politica italiana ricordi.

Sono i personaggi come il Ministro Meloni, e come i 314 parlamentari che hanno dichiarato di credere alla panzana della nipote di Mubarak, che da oggi dobbiamo quotidianamente ringraziare.

In questo momento storico, senza il loro appoggio, Silvio Berlusconi sarebbe finito.





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giovedì 9 dicembre 2010

Tutti "Razzi" per Silvio...

Antonio Razzi ha ceduto agli ideali: quanto gli sarà costata questa scelta?!

Antonio Razzi, dopo una "sofferta decisione" ha lasciato oggi l'Italia dei Valori ed è passato a Noi Sud, partito che sta nella maggioranza!

Era lo stesso Razzi che a metà settembre aveva denunciato con grande clamore di essere stato contattato per compiere "il salto della quaglia", in cambio di poltrone e addirittura del pagamento del mutuo della sua abitazione!

Una cortesia: sentite con molta attenzione cosa disse allora Razzi (o risentitelo, alla luce dei fatti odierni!).





E a proposito: sulla questione del mutuo oggi sapete cos'ha detto Razzi? Che quella di settembre era una battuta...

Meditate, gente, meditate...

[Forse può interessarti: Per molti dollari in più...]


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martedì 12 ottobre 2010

Il rapporto fra Berlusconi e Fini? Per Beautiful Lab dura circa 4 minuti.

I new media continuano a guadagnare spazi e consensi.




Attenzione, il titolo può ingannare.



Non si allude ad alcuna performance pruriginosa fra i due leader del centro-destra!


Si parla invece, naturalmente, della storia del rapporto politico fra Berlusconi e Fini, dal 1993 ad oggi, da mandar giù tutta d'un fiato con una pillola informativa della durata di poco più di 4 minuti!


La ricetta?

Prendete Sky Online, aggiungete una generosa dose di Effecinque (agenzia giornalistica supertecnologica), shakerate con Tiwi abbondante (specialista in "video virali") e otterrete Beautiful Lab, l'innovativo progetto che ribattezzerei di history-telling.

Un modo nuovo di pensare al giornalismo e alle ricostruzioni degli eventi.

Guardate voi stessi:





Interessante, no?

Che si stia aprendo una nuova frontiera per l'informazione giornalistica?



P.P. [Post Post] Circa 6000 puntate della soap Beautiful in 6 minuti e 50 secondi, le trovate QUI!


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domenica 3 ottobre 2010

La bestemmia di Berlusconi: in quel video c'è ben di peggio.

Lo voglio dire.

Di tutta questa vicenda dei video di Berlusconi, mi colpisce il fatto che si finisca troppo facilmente col mettere sotto il microscopio alcuni aspetti e non altri.

L'antisemitismo della barzelletta sugli ebrei, la sera prima del "io sono israeliano" è certo esecrabile. E ugualmente lo è la bestemmia nella barzelletta su Rosy Bindi.

Ma se nel primo episodio, e lo si è osservato, la cosa più grave dal punto di vista politico (anche se magari non  proprio nuova, ma del resto non lo era nemmeno la barzelletta) è decisamente la definizione dei magistrati come un'associazione a delinquere eversiva intenta a sovvertire il voto, nel secondo episodio, condannerei certo la bestemmia, ma seguirei alla lettera il consiglio di Monsignor Fisichella. 

Il Monsignore, in difesa del Premier, ha infatti affermato sulla questione bestemmia che "bisogna sempre in questi momenti saper contestualizzare [...] e guardare a cose più importanti".

Concordo. Guardiamo alle cose più importanti.

Nel video blasfemo, il Presidente del Consiglio italiano si trova sulla terra insanguinata dell'Aquila, a poco tempo da una delle nostre più grandi tragedie nazionali, e nonostante questo riesce ad avere la sensibilità, la forza d'animo, lo spirito e le parole per:
  1. ridere;
  2. ridere raccontando una barzelletta; 
  3. ridere raccontando una barzelletta sessista; 
  4. ridere raccontando una barzelletta sessista su una parlamentare; 
  5. ridere raccontando una barzelletta sessista su una parlamentare davanti a militari ed operatori della Protezione Civile .

I funerali per il terremoto dell'Aquila.
Un posto di tragedia e sofferenza come quello, e in quel momento, tutto avrebbe dovuto ispirare ad eccezione di becere barzellette e a tutto avrebbe dovuto far pensare fuorché a promuovere se stesso e la propria immagine di entertainer.

Ma così non è stato.

E provate a riguardarlo ora, pensando all'Aquila, a quella tragedia, ai morti, alle famiglie senza tetto.

E valutate voi se è più grave la bestemmia o, come ci suggerisce Monsignor Fisichella, il contesto in cui è stata detta.



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venerdì 1 ottobre 2010

Berlusconi e la barzelletta sugli ebrei.


Una risata ci seppellirà?

Però, Silvio, anche tu...

Giusto ieri avevi detto "mi sento israeliano" e cosa serbavi nel cilindro? La barzelletta antisemita raccontata la sera prima (a proposito: non è che ti ascoltava Ciarrapico?!)?

Suvvia: non ti si sta dietro.

Come dici?

La strategia di dire tutto e il contrario di tutto ti ha fatto diventare il padrone dell'Italia negli ultimi 16 anni?

[... pausa di riflessione ... ]

Vabbè Silvio: hai ragione.

E sai cosa ti dico?

Io qualche volta mi sento berlusconiano... proprio come tu ti senti israeliano, naturalmente.

Anche se la barzelletta che di solito racconto su di te, abbi pazienza, non te la posso proprio raccontare.

[Forse può interessarti: (1) La bestemmia di Berlusconi: in quel video c'è ben di peggio.
(2) Berlusconi dopo Ciarrapico: mi sento israeliano.]

P.P. (Post Post): Eccovi tutto e il contrario di tutto:



[Grazie a Wil]


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domenica 26 settembre 2010

Il video di Fini su Montecarlo: sintesi fra detto e non detto (e analisi dell'operazione mediatica).

Fini ha parlato. 


Cosa ha detto?

Ha detto che lo spettacolo offerto della politica è deprimente e che è stato espulso dal Pdl.





Ha detto che forse "a qualcuno dà fastidio che si parli di cultura della legalità, di leggi uguali per tutti, di garantismo che non è impunità, di riforma della giustizia per i cittadini e non per risolvere i problemi personali".

Ha detto che non sa di chi sia la casa, ma che Tulliani giura che non è sua.

Ha detto che non è mai stato coinvolto in alcunché di illecito e che la sua coscienza è serena.



Ha detto che in questa storia non c'è alcun reato supposto. Ma che si dimetterebbe se si scoprisse che la casa è di Tulliani, perché glielo imporrebbe la sua etica pubblica.

Ha detto che giornali e televisioni non devono diventare strumenti di parte per colpire l'avversario politico.

Ha detto che le notizie sono divenute un fine e non un mezzo, paragonabili ad un manganello,  e che, se le notizie non ci sono, le si inventa per eliminare l'avversario.

Ha detto che così si finisce per distruggere la democrazia, si mette a repentaglio il futuro della nostra libertà.

Ha lanciato un appello a "chi ha alimentato questo gioco al massacro", perché "si fermi".

Questo ha detto Fini.

Deludendo un po' tutti.


Quelli che si aspettavano, in generale, una qualche verità definitiva sulla vicenda.


Quelli che speravano in un attacco frontale a Berlusconi, che magari desse ufficialmente il via alla crisi del governo.


Quelli che credevano si sarebbe smarcato dalle accuse con qualche clamoroso coup de theatre.


Così, a sinistra sconforto, perché il video è apparso come un'arma caricata a salve, o addirittura rabbia, perché, sentite le parole dure di contrapposizione al berlusconismo, la rottura definitiva appariva scontata e invece non c'è stata.


Questo mentre a destra il gioco al massacro, che Fini aveva invocato finisse,  ovviamente continua: dalle colonne del Giornale ("Fini sospetta del cognato. Ammette 'sono stato ingenuo'. Ma ormai è tardi") a quelle di Libero ("Fini fa pietà e la chiede pure. Recita la parte del finto tonto e da la colpa al cognato").


Ora la questione è: davvero non è successo niente?


Gli obiettivi del messaggio di Fini?
Non erano i contenuti di Montecarlo.
Beh, mettiamola così: che non vi sia stata alcuna novità di rilievo nei contenuti è un dato di fatto.


Ma l'operazione mediatica del messaggio di Fini andato in onda ieri aveva e ha avuto, dal punto di vista comunicativo e politico, altri obiettivi, che non erano quelli della novità dei contenuti (altrimenti non si spiegherebbe il motivo del video!).

Tutto il messaggio, dal punto di vista comunicativo, è stato costruito per parlare agli elettori (soprattutto del Pdl). Vediamo con quali obiettivi.


Ob. n° 1) La tutela della propria immagine. Messaggio: "questo è quello che so. Non è molto, me ne rendo conto. Posso aver peccato di ingenuità. Ma non ho commesso reati, com'è nella mia storia politica ed umana". Obiettivo raggiunto? Credo di sì. Lo stile comunicativo deciso ed accorato, in queste vicende, di solito paga.


Ob. n°2) Lo sganciamento politico dal berlusconismo e il recupero degli elettori di An. Messaggio: "il faccendiere è Berlusconi: è lui che ha le società offshore, che sta dietro ai paradisi fiscali per pagare meno tasse, che ha i giornali e le televisioni e li utilizza per attaccare gli avversari politici, che vuole l'impunità, che fa le leggi  pro domo sua. Io non ho interessi personali o aziendali da tutelare. Agisco per il bene dei cittadini. Io e Berlusconi, insomma, siamo antitetici". 
Questo è un obiettivo comunicativo cui Fini sta lavorando da Mirabello: marcare le differenze fra il suo stile politico, etico e rivolto al bene comune, e quello di Berlusconi, immorale e personalistico. La differenziazione, certo, è passata. Avrà un effetto sugli elettori del Pdl? Presto per dirlo. 
Lo scopo comunque è chiaro: Alleanza Nazionale, prima della fusione con Forza Italia, aveva superato quota 12%.  E' a quel 12% che lo votava, preferendolo a Berlusconi, che Fini rivolge le sue parole.

Il resto è tatticismo. Quando Fini parla a Berlusconi, facendo intendere che se ferma il gioco al massacro la legislatura può continuare serena, sono convinto che non ci crede nemmeno lui. Lo dice perché lo deve dire, lo dice perché soffiare sul fuoco dei timori di Berlusconi male non fa  (vedi scudo giudiziario e quant'altro), lo dice perché dicendolo fa la figura del coerente davanti ai propri elettori

E sul discorso della coerenza, invocata da tutti, specie a sinistra, voglio spendere due parole. 

Se l'obiettivo di Fini, come ritengo certo, è guadagnare parte del consenso del Pdl, Fini non potrà mai sfiduciare formalmente il Premier, leader del Pdl, pena l'accusa di tradimento (che di fatto gli viene già mossa dagli irriducibili berlusconiani). 

L'equilibrismo di Fini:
lasciamolo provare a costruire
l'alternativa a Berlusconi.
Fini sta giocando la partita impossibile dell'opposizione interna, tentando di scardinare un sistema di cui fa parte. E per questo è in bilico costante sullo strapiombo del proprio elettorato. 

E' un equilibrismo molto complesso. Se pensiamo che al centro-sinistra non riesce neppure l'ombra del ben più facile compito dell'opposizione reale, perché rimproverare a Fini il suo equilibrismo agito nel tentativo di ricostruire la destra?

Perché è quello che sta facendo: dar vita ad una "vera" alternativa di destra, tentando di silurare la corazzata Berlusconi. Scusate se è poco.

Non dico di fare il tifo, perché il tifo acceca. Né dico che si deve dimenticare il passato di connivenza. 

Ma un uomo non è solo la somma degli errori del suo passato (tanto più che Fini mostra mal di pancia da anni, nei confronti di Berlusconi). 

Io credo che, in quest'ottica, un riconoscimento equilibrato della sfida politica intrapresa da Fini nel presente è necessario, specie considerando quello cui potrebbe portare.

Una destra che intende parlare il linguaggio della legalità e del rispetto delle istituzioni non può né deve essere una destra da condannare a prescindere.

Se no, come spesso ci accade, finiamo col suonare il solito ritornello tanto caro a noi di sinistra: "tutto ciò che è meno di ottimo, fa schifo".

Non è così. L'isola che non c'è, convinciamocene, non esiste. 

E mentre l'alternativa a sinistra stenta ad avere una forma solida, non affondiamo chi si propone a destra (sia pure con tutte le riserve del caso) come l'alternativa al monstrum politico berlusconiano.


Proviamo a vedere se può contribuire a scrivere l'inizio, così tanto agognato, della fine.


[Il video di Fini, se non l'avete ancora visto, o volete rivederlo, lo trovate QUI;
Se invece non disdegnate farvi strappare un sorriso, potete provare a leggere: La verità sulla casa: segreti, sì, ma di cuore.]

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sabato 25 settembre 2010

Il video di Fini su Montecarlo.

Ecco il video tanto atteso.





Le mie considerazioni in un prossimo post.




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Video di Fini, siti in tilt: hackers a lavoro?

Hacker dietro al tilt per il video di Fini?


Cortocircuito dei siti che dovevano lanciare il video di Gianfranco Fini sulla verità di Montecarlo: GenerazioneItalia.it, FareFuturo.it, Secoloditalia.it e Libertiamo.it.


La diffusione del video era prevista per stamani, ma il tilt ha costretto allo slittamento di qualche ora.


Si parla delle 19, o giù di lì.


Il Corriere della Sera ipotizza che ci si trovi di fronte a possibili attacchi hacker.


O forse ci troviamo davanti ad uno stratagemma per accrescere l'attesa?


Fra qualche ora, conosceremo le parole di Fini, mentre un avvocato di Vicenza, tale Renato Ellero, dichiara che la casa di Montecarlo non è di Tulliani ma di un suo cliente, e sfida a dimostrare il contrario.


Il Mistero si infittisce.


Fra non molto la prossima puntata del giallo.


L'ultima?


[Forse può interessarti: Il video di Fini su Montecarlo: sintesi fra detto e non detto (e analisi dell'operazione mediatica).]


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