Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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sabato 14 gennaio 2012

Non devono averla presa benissimo - 2

Valle Seriana.
Foto scattata - pare - da un sedicente “contadinotto di campagna” e rilanciata dal nuovo quotidiano online dal nome eloquente “L’Indipendenza”:



No, no: mi sa che quella del voto salva-Cosentino la base leghista non l'ha presa bene per niente...


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Non devono averla presa benissimo...


Dopo il voto farsa della Camera che ha salvato dall'arresto Nicola Cosentino, la Lega deve avere qualche problema.

Bossi ha cancellato gli impegni di Bobo Maroni e l'ex-Ministro degli Interni ha dato in escandescenze su Facebook esprimendosi timidamente con un incerto “mi viene da vomitare”.

Radio Padania Liberail forum continua con la sua chiusura forzata, mentre il conduttore Roberto Ortelli ha il suo bel da fare nel tagliare gli interventi dei radioascoltatori e nell'insultare letteralmente i malcapitati che osano opporsi al regime bossiano (senza risparmiare belle parole nei confronti dei meridionali rei di invadere il Nord con la loro spazzatura).

... Che vi sia qualche lieve malumore nella base leghista?!

Una cosa è sicura: la faida interna è ormai giunta al punto di non ritorno.


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giovedì 12 gennaio 2012

I benpensanti - 2


Il radicale Maurizio Turco: voterà contro l'arresto di Nicola Cosentino.

Nelle file dei benpensanti, c'è anche Maurizio Turco, radicale e - cosa da non poco - membro della Giunta per le autorizzazione della Camera (suo uno dei 10 voti del no all'arresto per Cosentino nella votazione di martedì terminata 11-10 a favore dell'arresto).

L'Onorevole Turco, in un'intervista rilasciata ieri, quasi poetica nel suo essere surreale (questo l'incipit: “l'indecisione che mi si è attribuita in questi giorni non era indecisione: non avevo deciso quale voto fare”...) ha delineato con lucidità invidiabile il cuore pulsante dell'argomentazione che lo spingerà oggi a votare contro l'arresto di Cosentino (qui l'audio, dal minuto 8:30):
(se Cosentino era consapevole) perché richiedi l'arresto per concorso esterno? Se sei il referente nazionale tu devi essere giudicato come componente della banda, devi andare in 41 bis [...]  Ad un referente nazionale non gli si dà il concorso esterno, gli si dà il concorso interno. Ecco, ci sono queste incongruenze...
Sorvolando sugli aspetti giuridici (concorso interno?!) e su quelli logici (‘referente’ è per definizione qualcuno cui ci si riferisce, dunque di fatto esterno), la sorpresa sta tutta in quel “concorso esterno” chiamato in ballo da Turco.

Perché le accuse rivolte a Cosentino, in questa seconda tornata giudiziaria, parrebbero ben altre: riciclaggio (aggravato dalla finalità mafiosa), falso e violazioni delle leggi bancarie (qui l'ultima parte del carteggio del Tribunale del riesame).

Sorge il dubbio che Maurizio Turco si confonda con l'altro provvedimento a carico dell'Onorevole - il processo è tuttora in corso - quello cioè per cui si votò il 10 dicembre 2009.
Allora sì che l'accusa era “concorso esterno in associazione camorristica” (la Camera respinse la richiesta di custodia cautelare per il deputato del PdL: l'Onorevole Turco si espresse già allora contro l'arresto e del resto, con coerenza, aveva votato anche contro le dimissioni di Cosentino, nella seduta del 28 gennaio 2009).

A poco tempo dal voto, insomma, anche per l'Onorevole Turco la domanda è la medesima rivolta agli altri benpensanti: ma lei che carte ha letto, Onorevole, per decidere di votare no all'arresto di Nicola Cosentino?

Tanto più che le parole conclusive del giudice del Tribunale del Riesame sono state, per la precisione:
molteplici elementi probatori gravi e convergenti consentono di ritenere dimostrata nell'attuale fase procedimentale la sussistenza della fattispecie prevista e punita dall'art. 648 ter”.
Più chiaro di così...

P.P. [Post Post]
L'articolo citato si riferisce al reato di riciclaggio di denaro, tanto per intenderci.
Lo dico a beneficio di quanti non sono addentro alla materia.
Perché senza dubbio una cosa come questa non può sfuggire ad un deputato membro della Giunta per le autorizzazioni quale l'Onorevole Turco.
Giusto?

[La prima puntata de I benpensanti la trovate qui]


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martedì 14 giugno 2011

Il ritorno di Feltri e la miopia del centrodestra.

La miopia del centrodestra appare in tutta la sua gravità nell'editoriale del ritorno di Feltri.

Vittorio Feltri, appena reinsediato trionfalmente sulla poltrona di direttore del Giornalesi esibisce immediatamente in uno dei suoi mirabili editoriali.

Nel sottotitolo dell'articolo, sul sito online del quotidiano, si legge infatti:
Suggestionata da pubblicità ingan­nevole, più della metà degli italiani ha risposto al richiamo dei referendum.
No, dico: non so se ci rendiamo conto.

Secondo Feltri, Berlusconi, il più grande editore italiano, il mago della pubblicità (la sua azienda Publitalia '80 "è la prima concessionaria multinazionale d'Europa per fatturato generato dalla raccolta pubblicitaria attraverso la televisione commerciale") sarebbe stato battuto sul suo stesso terreno?

A parte il fatto che se fosse realmente così, questo rappresenterebbe l'emblema del crollo imminente, dal momento che il buon Silvio ha costruito il suo successo sulla comunicazione massmediatica.

Due cose, piuttosto, nel ragionamento di uno dei più 'fini' spin doctor del giornalismo targato PdL, appaiono rivelatrici del pensiero di questa destra berlusconiana sul viale del tramonto.

1. Il fatto che i cittadini italiani siano considerati come degli ebeti suggestionabili e senza cervello (specie se votano contro, naturalmente).

2. La riduzione del consenso dei cittadini ad una sorta di effimera infatuazione nei confronti di chi fabbrica l'inganno migliore in termini pubblicitari.

Non stupisce che sia così: è questa l'idea di politica che hanno i pasdaran berlusconiani.

Ed è proprio questo modo di intendere la politica che molti di noi combattono da quando Berlusconi scese in campo.

Quanto a loro, bisogna comprenderli: accettare che il popolo possa disamorarsi dell'illusionista che per anni ha costruito chimere, li disorienta; li spiazza.

E li atterrisce: perché, semplicemente, non sanno fare altro.

Il loro dialogo con i cittadini è da sempre imperniato su un immenso spot, che miscela opportunamente sogni irrealizzabili, falsi miti, vane promesse, il tutto sullo sfondo di un modello sociale anacronistico e superato: la famiglia perfetta, tutti bellissimi, con un bel po' di denaro, magari nella splendida fattoria del Mulino bianco, col nonno settantenne più bello e più in forma dei figli e, perché no anche dei nipoti... e a proposito, non vi suona sinistramente familiare, quest'ultima foto dell'immaginario berlusconiano, alla luce delle ultime rivelazioni in salsa bunga-bunga?

La sensazione, dunque, è che anche questa incapacità di leggere il cambiamento che sta avvenendo - come dimostra la miopia del buon Feltri -  sia un segno che un'epoca si avvia davvero alla conclusione.

Molti cominciano a crederci, almeno.

Sono quelli - sempre più numerosi - che ne hanno piene le tasche.

E che chiedono, semplicemente, di voltare pagina.


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sabato 11 giugno 2011

Lettera al Senatore Castelli: votare al referendum è dovere civico.


[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]


Senatore Castelli,

desidero esprimere la mia indignazione per il suo comportamento nella trasmissione Annozero di giovedì sera.

Trovo, infatti, inaccettabile che un membro del Governo inviti i cittadini a non votare al referendum: si tratta di una condotta che contrasta con il dettato costituzionale.
L’articolo 48 della Costituzione, a proposito del voto, dice chiaramente:
 “il suo esercizio è dovere civico” 
E, aggiungerei, è parte di quel dovere inderogabile di solidarietà politica di cui parla l’articolo 2.

La Costituzione, che durante la trasmissione Lei ha più volte detto di volere rispettare, recita:
"i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge". (art. 54).
Lei, senatore, è un vice ministro della Repubblica.

Dunque quel giuramento l'ha prestato: come ho già avuto modo di dire al Ministro Maroni, abbia la compiacenza di onorarlo e si comporti di conseguenza.

                                                                  Prof. Woland

P.P. [Post Post] Circa 400 anni fa - si parva licet componere magnis - Galileo Galilei, padre della scienza moderna, scriveva da Firenze, come me oggi, una lettera ad un Castelli, il monaco Benedetto Castelli, grande matematico e fisico (suoi allievi furono Bonaventura Cavalieri e Evangelista Torricelli). Nella lettera difendeva le sue teorie dall'accusa di essere esse in contrasto con le Sacre Scritture.
Le analogie finiscono qua: io sono un modesto fisico e Castelli non è uno scienziato illuminato.
Per di più, tocca al fisico, ora, difendere le Sacre Scritture (la Costituzione).
C'è solo da sperare, in virtù del principio di simmetria, che il Senatore Castelli possa diventare un ministro illuminato.


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lunedì 9 maggio 2011

Borghezio: “I napoletani non fanno parte dell’Europa civile”.

 [Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Signore illumina i napoletani!

Un importante esponente del centrodestra che risponde al nome di Mario Borghezio, un avvocato non un analfabeta quindi, eurodeputato leghista, ha dichiarato il suo schifo per Napoli.
Guardate qua:



"Dobbiamo stare lontani da quello schifo di città. I napoletani e Napoli non fanno parte dell’Europa civile, puzza di rifiuti e camorra, bisognerebbe fare una pulizia radicale"
Amici di Napoli quando avrete la scheda elettorale tra le mani ricordatevi di queste parole.



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martedì 5 aprile 2011

Ai 314 parlamentari del sì al conflitto di attribuzioni: una dedica firmata Teofrasto.

Conflitto di attribuzioni: la Camera vota sì. Un'altra pagina buia.

E' andata.

La Camera, come ampiamente previsto, ha votato sì al conflitto di attribuzioni riguardo al Rubygate: viene dunque sancita ufficialmente la dichiarazione di guerra contro il Tribunale di Milano sulla legittimità a trattare il caso Ruby, questione su cui dovrà ora pronunciarsi la Corte Costituzionale.

Tutto questo abietto teatrino parlamentare è iniziato il 3 febbraio scorso, quando la maggioranza decise indegnamente di sposare, al solito come un sol uomo, l'ultima di una serie infinita di versioni sulla vicenda, la versione cioè secondo cui Berlusconi fece la famigerata telefonata alla questura credendo che Ruby fosse la nipote di Mubarak.

Ai 314 parlamentari che oggi hanno votato sì, vorrei dedicare le parole di un sommo dell'antichità, Teofrasto.

Teofrasto, studioso dal multiforme ingegno dell'Atene del IV secolo a.C., fu prima discepolo di Platone e poi di Aristotele, dal quale fu designato suo successore alla guida del Liceo.
Il suo nome era in realtà Tirtamo, ma venne ribattezzato come Teofrasto (che in greco significa "dall'eloquio divino") proprio da Aristotele, in onore della sua capacità oratoria.
Non proprio il primo venuto, insomma.
Morì a 84 anni, lamentandosi, come ricorda Cicerone (Tuscolanae Disputationes, 3, 69) di morire proprio quando cominciava ad avere una visione del mondo e della vita sufficientemente vasta.

Poco ci è rimasto dei suoi numerosissimi scritti. 

Tra questi, una deliziosa opera morale intitolata "I caratteri" (unicum nel suo genere), una disamina godibilissima dei più ricorrenti "tipi umani" dell'Atene dei tempi.

Ai nostri valenti 314 parlamentari della maggioranza, dunque - e se mi permettete a tutti coloro i quali fingono di credere (o peggio ancora credono davvero) all'indecente panzana della nipote di Mubarak - dedico il carattere teofrasteo "simpatia per i furfanti" (Caratteri, XXIX)
Ecco le parole del filosofo:
La simpatia per i furfanti è in fondo un desiderio di bassezza morale; e l'uomo che ha simpatia per i furfanti è un tale che trova il modo di frequentare persone che hanno subìto condanne e sono state giudicate colpevoli in processi politici, e ritiene, frequentando costoro, di poter diventare più furbo e più temuto. E della gente perbene dice: «Lo è secondo come gira il vento», e afferma «Nessuno è onesto, sono tutti uguali» mentre del furfante eccepisce: «Lui sì che è un galantuomo!». Ed afferma che il malvagio è veramente libero, se si voglia venire alla prova dei fatti; e mentre per il resto ammette che su di lui la gente dice la verità, sostiene che di lui si disconoscono certi suoi pregi. Afferma, infatti, che è un uomo ben fornito d'ingegno, generoso con gli amici e scaltro. E si sbraccia a difenderlo, sostenendo che non ha mai incontrato una persona di maggiore abilità. E parteggia per lui, quando questi parla nell'assemblea o è processato in tribunale; ed è capace di dire ai giurati «Non l'uomo bisogna giudicare, ma il fatto in sé». E asserisce che quello è il fedele cane del popolo, giacché è lui che fa la guardia contro chi tenta di sopraffarlo, ed esclama: «Non avremo mai uomini che si daranno pena del bene comune, se lasceremo rovinare uomini di tal fatta!». E non ha scrupolo di assumere il patrocinio di mascalzoni, di sedere tra i giurati nei tribunali in cause losche e, se deve lui stesso giudicare una causa, di interpretare nel senso peggiore gli argomenti addotti dalle parti contendenti.

Come vedete, cari parlamentari, rappresentate la perfetta discendenza di illustrissimi avi vissuti ai tempi dei tempi, oltre un paio di millenni or sono.

Che l'umanità, dopo decine di secoli di "progresso", non sia riuscita a discostarsi quasi per nulla da certe tipologie caratteriali non è certo cosa di cui andare fieri.

E fa dubitare non poco, purtroppo, della capacità del genere umano di progredire davvero.


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martedì 7 dicembre 2010

Per molti dollari in più...

Sarebbe interessante sentire le proposte per la fiducia del 14 dicembre a Berlusconi.

INTERCETTAZIONE DEL FUTURO: DOMANI 8 DICEMBRE.

- Buongiorno Onorevole, sono Roby, una delle collaboratrici personali di Cesare.
- Salve Roby, buongiorno... Sbaglio o ci siamo incontrati una volta a Villa Certosa?
- Che memoria Onorevole!
- Eh (sospira)... sa com'è, certe cose non si scordano (in lontananza si sente: "sei pronto? Di nuovo al telefono!)! Ehm... E' per lavoro... Una questione delicata...
- Mi spiace disturbarla il giorno dell'Immacolata Onorevole...
- Scherza? Nessun disturbo.
- Sa com'è, la questione è davvero delicata, in effetti...
- Mi dica pure Roby.
- Si tratta del 14... Per la fiducia...
- Ah, ecco... Senta Roby, lei è una cara ragazza, e il Presidente sa che altre volte io grazie alla sua magnanimità, quando ha avuto bisogno in altre faccenduole meno, come dire, visibili...
- Onorevole mi ascolti, per favore.
- Dica.
- Cesare non può permettere che vada tutto in fumo così, per una manciata di voti di qualche parlamentare interessato a far cadere il Governo per qualche poltrona in più. Gli elettori hanno scelto Cesare: la loro volontà deve essere rispettata.
- Questo lo capisco, Roby, mi creda, ma...
- Onorevole, parliamo di 500.000 euro.
- Come?
- E' così. 
- Ma... Mia cara Roby...
- Onorevole, ci pensi: Cesare stima che una ricompensa equa per non consegnare il paese alla rovina votando la fiducia e non facendo cadere il governo possano essere 500.000 euro. Non le sembra un ragionamento corretto?
- ...
- Onorevole?
- Sì. Sì... Ci sono...
- Ci pensi bene Onorevole.
- Roby, io ho una dignità... chi glielo dice a quelli del mio partito?
- La capisco Onorevole. Cesare non stima un soldo quelli del suo partito. Forse è per questo che ha cambiato già due volte schieramento, nel corso della legislatura?
- Beh, cosa c'entra questo... non è facile barcamenarsi...
- Onorevole, a Cesare risulta che lei e la sua famiglia avete ancora un mutuo da pagare.
- Sì... è vero...
- Con tre figli a carico per giunta...
- Tre figli, esatto...
- Poi ci sono gli alimenti della sua ex-moglie...
- Quella stronza! Ehm... mi perdoni Roby...
- Onorevole, accetti un consiglio: ci pensi bene. Pensi al suo paese: con un solo voto, lei impedisce la crisi e viene equamente ricompensato.
- ...
- Facciamo così, Onorevole. Lei ci pensa un po' su, magari ne parla con sua moglie, due chiacchiere in famiglia sulle opportunità da cogliere, sui treni che passano... queste cose così... E io la richiamo domani in giornata. Se non la disturbo, ovviamente.
- No, no... nessun disturbo... Va bene, facciamo così.
- Allora a domani. Buon 8 dicembre Onorevole.
- Grazie, anche a lei.

...

Una telefonata forse non allunga la vita. 

Ma di certo, alle volte, può migliorarla non poco.

14 dicembre: quanti milioni di euro ha deciso di mettere in campo Silvio Berlusconi per salvarsi?

Un voto di fiducia, secondo l'Onorevole Massimo Calearo, sarebbe valutato in questi giorni fra i 350.000 e i 500.000 euro.
Ragionando per eccesso, bastano 10 telefonate per arrivare a 5 milioni di euro.

Per di più, sempre secondo Calearo, alcuni del PD (che non sarebbero rieletti e quindi perderebbero pensione, benefici, ecc.) lo scongiurano di votare la fiducia!!

Se questa è l'Italia che vogliamo...

[Potrebbero interessarti: (1) Tutti "Razzi" per Silvio... (Antonio Razzi lascia l'IDV per entrare nella maggioranza); (2) "Delle prerogative di Napolitano ce ne freghiamo". Il senso di Denis per lo stato; (3) La "nuova regola" di Silvio: la conversione]


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sabato 27 novembre 2010

Lapsus freudiani.

Essere d'accordo con se stessi? Non è poi così scontato!

Niente da fare.

In questi giorni la Gelmini, appena si parla di voti, va in bambola.

Al punto che sulla sua riforma, riesce incredibilmente a votarsi contro!





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giovedì 25 novembre 2010

Voti che contano.

Bersani sul tetto che scotta...

Non so se Bersani abbia fatto bene a salire sui tetti con gli studenti per affiancarli nella protesta.

Personalmente non amo molto i "coup de théâtre" degli uomini pubblici. Ma tant'è, può anche darsi che ogni tanto ci voglia.

Sul gesto di Bersani, la dichiarazione della Gelmini è stata: "Non si capisce se (l'ha fatto) in veste di segretario precario del Pd, piuttosto che di studente ripetente".

La reazione di Bersani? Rendere pubblico il suo libretto universitario con l'elenco degli esami superati e di tutti i voti, esame per esame (e che voti!). Bersani ha poi sfidato il Ministro Gelmini a fare altrettanto.

Suor Maria Stella: ora pro nobis...
Bersani provoca di proposito. Molte sono le voci sull'opacità della (Maria) Stella scolastica: rendimento mediocre a scuola, una laurea in Giurisprudenza dai contorni non proprio lusinghieri (si parla di una votazione finale nell'ambito dei "100" e rotti su 110, ampiamente fuori corso, con una tesi "sciatta" che non ha meritato più di 1 punto...).

Insomma cara Maria Stella, ora tocca a lei: le si chiede in sostanza di... "prendere i voti".

Del resto i tre consigli evangelici principali non sono forse già capisaldi della Scuola odierna versione Gelmini?

Tanto per capirsi: castità, povertà ed obbedienza.

Ci siamo, no?

Amen.

[Forse può interessarti: La Gelmini si vota contro!]


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lunedì 15 novembre 2010

La palude del Caimano.

Berlusconi prepara l'attacco finale?

Da mesi, come sapete, sostengo che la fine (che appare sempre più prossima) dell'era berlusconiana mi incute non poco timore: mi appare imprevedibile; ne scorgo con difficoltà i risvolti; temo, soprattutto, gli esiti della filosofia del "tutto per tutto" che da sempre ho ritenuto la strategia più probabile di un Berlusconi che si percepisse all'angolo.

In cauda venenum, recita un motto latino. Ed io, di quel veleno, a mano a mano che la coda comincia a palesarsi, divento sempre più timoroso.

I segnali, purtroppo, non sono buoni.

E bisogna dirlo, con forza persino, perché non accada tutto "all'improvviso" e non si possa dire: "caspita, mi ha colto di sorpresa, non me l'aspettavo".

Sveliamoli, questi segnali.

Berlusconi ha dichiarato: "se questi fanno un governo tecnico, noi gli scateneremo contro la guerra civile. Avranno una reazione come nemmeno si immaginano"...

Nosferatu Sallusti, come ha ben sottolineato Gilioli, ha parlato di traditori, ha alluso a Salò, ha menzionato l'8 settembre...

Sempre Berlusconi, nel dichiarare ai suoi la strategia comunicativa di avvicinamento alle nuove elezioni, ha ufficialmente imposto il termine di "traditori" per i finiani e per tutti coloro che oseranno contornarsi di qualche esponente di Futuro e Libertà da qui in avanti, che saranno d'ufficio etichettati come nemici.

Ultimo segnale? La proposta di Berlusconi di sciogliere la sola Camera dei Deputati e votare solo per quella.

Dubbi dei costituzionalisti a parte, il problema è un altro: in modo più o meno palese, questa richiesta mira ad uno scontro istituzionale con chi ha il potere di sciogliere il Parlamento, e cioè il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

E la domanda è: cosa accadrebbe se, come ne avrebbe facoltà, Napolitano decidesse di non sciogliere la sola Camera dei deputati e Berlusconi evocasse lo spettro del tradimento della volontà popolare (magari condito con la provenienza politica storica del Presidente della Repubblica, visto che in campagna elettorale, l'epiteto comunisti Berlusconi non l'ha mai negato a nessuno).

Non credo ci troveremmo in una situazione così semplice da gestire.

Forse è il caso di cominciare ad alzare la voce, su questi segnali.

Possibilmente, prima che sia troppo tardi.


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martedì 5 ottobre 2010

Berlusconi, sintesi e analisi del discorso alla festa del Pdl: mancava qualcosa. C'è da temere?

Il viso teso, i tratti induriti: Berlusconi si prepara
all'agone elettorale col terrore che sia l'ultima chiamata.

E' mancato qualcosa nel discorso di domenica scorsa (3 ottobre) di Silvio Berlusconi al suo popolo, alla festa del Pdl a Milano.

C'era l'ennesima dichiarazione di guerra ai magistrati, con la proposta di una commissione di inchiesta che indaghi sui malfattori togati.

C'era la difesa del miracolo napoletano dei rifiuti e l'attribuzione delle colpe odierne tutte, nessuna esclusa, alla Iervolino.

C'era l'attacco al Presidente della Repubblica Scalfaro per aver sobillato Bossi in occasione del ribaltone del 94.

C'era la denigrazione dell'odiato nemico politico numero 1: l'ex magistrato Antonio Di Pietro.

C'era l'attacco alla stampa: tutta di sinistra, quella principale.

C'era l'annuncio di un opuscolo da inviare a tutti con i mirabolanti risultati del governo.

Sapete cosa non c'era? Date un'occhiata ai video, se non l'avete già fatto.

Mancava il ben noto sorriso di Berlusconi.

Mancava la consueta spavalderia di chi - comunque vada - sente di avere la vittoria in tasca.

Mancava addirittura la soddisfazione di vedere il proprio popolo giubilante e in adorazione, perché anche nei momenti in cui ci sono stati gli applausi più vigorosi, Berlusconi è apparso più teso che beato.

Persino la sua classica mimica ammiccante ha latitato (se si fa eccezione per la battuta delle 20 case, ma anche lì, fateci caso, è un ammiccamento sofferto, quasi sforzato), la mimica del Berlusconi beffardo che ha la situazione in pugno e irride gli avversari.

Questo dal punto di vista dell'analisi della comunicazione del corpo, dello sguardo, dei gesti, che portano tutti alla medesima conclusione: Berlusconi non si sente sicuro, né della tenuta del governo, né dell'esito delle probabili nuove elezioni primaverili.
A vederlo parlare sembra che avverta dentro di sé che tutto potrebbe rapidamente precipitare e, in quel caso, sa che i guai giudiziari lo attendono al varco. 

Solo così si spiega questa tensione evidente, quasi una stanchezza sofferta, nel volto, nei tratti, (ma anche nelle parole di qualche giorno fa: ricordate il suo "qualche volta lascerei volentieri ad altri il sacrificio di governare", detto nel giorno della fiducia?).

Pesa il sentore che quella che verrà potrebbe essere l'ultima chiamata elettorale. Una sorta di resa dei conti finale.

In quest'ottica, non è un caso che nell'esaminare i contenuti del discorso, il nucleo centrale sia quello dell'attacco alla magistratura

In tal senso, la novità non sta tanto nelle accuse in sé, oramai un Leitmotiv berlusconiano, ma nella sensazione che questa sia la frequenza su cui Sua Emittenza intende sintonizzarsi nel trasmettere la telenovela "voto anticipato".

Se è così, è preoccupante.

Per condurre una campagna elettorale consona ai suoi toni abituali, tutta giocata come di consueto sull'emotività degli elettori, Berlusconi ha notoriamente bisogno di un nemico e di atmosfere apocalittiche da evocare.

Una volta c'erano i comunisti (o se preferite "c'erano una volta i comunisti", il risultato non cambia!), che sono oramai passati di moda.

In ogni buona famiglia... c'è la pecora rossa!
Il nuovo nemico, oggi, è la magistratura, accusata dal Presidente del Consiglio di attuare piani eversivi per sovvertire la volontà del popolo

E' in quest'ottica che Berlusconi ha clamorosamente affermato durante il comizio che "il pentito Spatuzza è al soldo di qualche PM"...

[pausa di riflessione...]

Se la situazione è come appare, mi sembra che si debba cominciare a temere gli esiti di un'eventuale campagna elettorale basata sullo scontro istituzionale fra potere esecutivo e potere giudiziario, esiti che sono, ne converrete, del tutto imprevedibili.

Tanto più che al momento non si intravedono nel centro-sinistra proprietà taumaturgiche o lenitive in grado di arginare i disegni di chi, messo in un angolo, è disposto a tentare, per sopravvivenza, il tutto per tutto.

Ed è proprio questo il problema dell'Italia in questo delicato momento storico.
Perché, per dirla con Sant'Agostino:

 "da due pericoli bisogna guardarsi: dalla disperazione senza scampo e dalla speranza senza fondamento".

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giovedì 30 settembre 2010

Fiducia incassata? Non solo quella.

Numeri immaginari... o numeri reali?
[Aggiornato il 5 di ottobre]

Oggi do i numeri.

Dovrei parlare di un abominevole Ciarrapico. Dovrei commentare il sempre più irrimediabilmente uguale a sé stesso "Berlusconi". Dovrei spendere due parole sul linguaggio (non sui contenuti, che trovo inappuntabili) dell'intervento in aula di Di Pietro.

Invece do i numeri.

Sono100 al Senato e 240 alla Camera i parlamentari a rischio pensione.

Da questa legislatura, infatti, per effetto di un provvedimento del Governo Prodi, ora esecutivo, non sono più sufficienti i 2 anni e 6 mesi per acquisire il diritto ad una pensione vitalizia.
Ci vogliono 5 anni pieni (raggiunti anche con la somma di più periodi di diverse legislature)

Questo significa che per 340 nostri parlamentari il rischio di perdere il privilegio se la legislatura non si conclude e non vengono rieletti è alto.

Quanto questo può influenzare la tenuta del governo e le eventuali richieste di fiducia?

Difficile dirlo, ma stando a qualche dichiarazione (tenuta anonima per ovvi motivi) degli interessati, pubblicata dal Sole 24 ore il 5 di ottobre, il problema esiste.


In quanti sono dunque disposti a votare la fiducia ad oltranza per non rischiare che le camere vengano sciolte anzitempo?

Questi numeri non li sappiamo. Ma sappiamo che potrebbero essere (o sono già stati) decisivi. E che non è certo questo il metro con cui un parlamentare dovrebbe dare il suo voto di fiducia ad un governo in carica.

Per questo, il mio più sentito V-post a quanti, eletti per il bene pubblico, agiscono in nome della casta, finendo col rappresentare, più di di tutto e prima di tutti, se stessi.



[Potrebbe interessarti: L'Idv voleva abolire l'assegno vitalizio. Risposta? Casta che ti passa!]

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venerdì 20 agosto 2010

Beppe Grillo for President: esiti sondaggio nella città invisibile:

Do conto degli esiti del sondaggio da me lanciato una settimana fa su chi votereste oggi.


Premetto: so bene che i sondaggi, per essere attendibili, devono essere strutturati e somministrati sulla base di metodologie accurate e specifiche, che consentano una fotografia se non nitida, almeno verosimile della realtà. Non era il mio caso, né poteva esserlo.
Ciò nondimeno, mi sembra interessante, oltre che doveroso, riflettere sulle opinioni che avete voluto lasciare nel vostro passaggio.




Veniamo ai risultati.

Lo scettro va a Beppe Grillo, che ottiene il 33% delle vostre preferenze, praticamente doppiando Bersani e Montezemolo (15%). Seguono Fini e Di Pietro col 9%, gli indecisi sono al 6% (con la voce "altri"), Berlusconi e il non voto all'1%, Casini e Rutelli non hanno ottenuto preferenze.

I dati interessanti di questa piccola consultazione casalinga, secondo me, sono la vittoria di Grillo e il piazzamento onesto dell'outsider Montezemolo.

Il movimento 5 stelle di Beppe Grillo merita un discorso a sé stante, che ho in fase di elaborazione!

Su Montezemolo credo che le aspettative vi siano e in qualche misura stiano lentamente crescendo. Sarebbe interessante sapere, nel caso davvero scendesse in campo, a quale schieramento rosicchierebbe più voti.

Interessante anche il fatto che fra quanti hanno scelto di dare una preferenza al centro destra, i voti siano ricaduti su Fini.

Considerazioni di fine estate, senza dubbio.

Ma il discorso di Grillo, il successo  del suo blog, la forza di molti dei suoi contenuti, credo siano fatti destinati ad avere realmente una eco rilevante.

E più si fa concreta l'ipotesi delle elezioni subito (o presto), più quella delle 5 stelle sarà una realtà con cui fare davvero i conti.

Ne riparliamo a breve!


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