Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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sabato 13 novembre 2010

Caro Travaglio ti scrivo...

Un Travaglio perplesso: come me dopo le sue critiche a Saviano.

Beh, Marco, fattelo dire.

Non mi è piaciuto affatto l'affondo che hai fatto a Roberto Saviano.

Premetto che condivido al 99% lo stile e la professionalità con cui affronti la storia e l'attualità di questo paese. Un'informazione sempre documentata, anzi ben documentata, con un'attenzione quasi spasmodica alla rigorosità delle fonti, che io apprezzo particolarmente.

Ciò non toglie che criticare Saviano per i contenuti da lui espressi nel programma "Vieni via con me" mi è apparsa un'operazione maldestra. Certo stonata. Forse perfino sbagliata.

Non tanto perché non sia lecito avere un'opinione diversa o fuori dal coro (anzi, ben vengano sempre), quanto perché, a mio giudizio, caro Marco, ci sono momenti in cui l'ipercriticismo deve lasciare il posto ad un'attribuzione di valore di segno assoluto (o "+" o "-"), senza se e senza ma.

E questo, secondo me, era uno di quei momenti.

Vedi Marco, io non penso che si debba aver timore di dire che la trasmissione di Fazio e Saviano dell'altra sera è stato uno dei pezzi più interessanti della Rai degli ultimi anni (specie nella fascia prime time). 
Lasciami andare oltre: un piccolo miracolo della televisione pubblica dell'Era "Masozoica".

I contenuti? Densi e significativi. I riferimenti all'attualità? Quanto bastava perché ognuno capisse, perché ognuno collegasse.

La macchina del fango, l'eroe Falcone beatificato più postumo che in vita, l'unità italiana, gli attributi degli omosessuali, l'importanza della cultura, i motivi e le contraddizioni per andar via o restare nel nostro paese sono tutti messaggi arrivati dritti dritti dove dovevano, in chi voleva (o poteva) recepirli.

In tutto questo, salvare solo Benigni, caro Marco, appare quasi una piccola grande gaffe intellettuale

E nel cercare, diciamo così, il pelo nell'uovo, vorrei dirti che credo tu abbia commesso in definitiva almeno due errori fondamentali.

Il primo, anche se immagino che tu intendessi fare probabilmente il contrario, è aver ridimensionato, agli occhi di una certa opinione pubblica, i molti contenuti valoriali espressi dalla trasmissione (non solo da Saviano). Col risultato che in qualche modo li hai indeboliti
E questa è un'operazione che secondo me comporta dei pericoli: perché il messaggio che rischia di passare è che su alcuni valori chiave ci possono essere dei distinguo a seconda di come vengono veicolati. Cosa che non è (e non deve essere).

Ed ecco il secondo errore: quello di aver dato mostra di pensare che c'è un solo modo per far arrivare certi messaggi: il tuo. O si è rigorosi, oltranzisti, inflessibili, tranchant o ciccia.
E ancora una volta, Marco, consentimi: semplicemente, non è così.

La forza delle idee non può essere definita, codificata, delimitata, ristretta, ingabbiata.

E si manifesta nelle forme e nei modi più impensati e diversi: con un grido; con il silenzio; con una parola; con un'immagine; con un sorriso; con una lacrima...

Saviano l'altra sera è arrivato dove voleva e doveva arrivare.

Si poteva fare meglio? Si poteva essere più precisi? Si poteva essere più o meno qualcosa?

Beh, la risposta a queste domande, nella vita di ognuno, è quasi sempre sì.

Ma caro Marco, quello che mi piacerebbe chiederti è: sei davvero sicuro che porre questi interrogativi, in qualsiasi circostanza, faccia sempre bene?

Perché io, l'avrai capito, credo proprio di no.

Tuo affezionato lettore

Luigi Bruschi

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