Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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mercoledì 12 ottobre 2011

Nemici miei - Atto I...


Pare che quei fogli che Silvio Berlusconi, dopo la bocciatura shock alla Camera sul bilancio consuntivo, brandiva nervosamente in aria mentre usciva di scena - quasi battendoli sulla schiena di un Tremonti intimorito - contenessero i nomi dei "Giuda".

Gli assenti al voto, cioè.

Tra cui figurava, guarda caso, anche Tremonti (e il gesto del Premier sembrerebbe proprio significare "bravi, bravi... E ci sei anche tu su questa lista...").

Nella notte si è appreso che Berlusconi ha deciso di chiedere la fiducia.

Oltre alle ovvie considerazioni sui vari assenti, dall'asse Bossi-Tremonti ai malpancisti, dai frondisti ai 'responsabili', dagli scajoliani agli scilipotiani, quello che più mi interesserebbe sapere, in questo momento, è se Silvio Berlusconi riesce a compiere, mentalmente, un semplice passaggio logico.

Un politico che si vende non è un politico.

E' un affarista, un faccendiere.

Un broker, atipico, deviato, che ha se stesso come cliente di riferimento.

Se è vero che una buona parte di quei parlamentari che fino a ieri ha tenuto uniti i cocci già rotti di una maggioranza in decomposizione ha ricevuto denaro (o favori importanti) per compiere il cosiddetto salto della quaglia, va da sé che quegli individui, il 14 dicembre 2010, si sono iscritti di diritto alla categoria degli affaristi, dei faccendieri, dei broker deviati. E come tali vanno considerati.

Del resto è quello l'ambiente in cui ha fatto fortuna Berlusconi.
L'ambiente che gli ha dato i natali e in cui ha saputo dare il meglio di sé.

L'ambiente del compromesso, del particolarismo, dell'interesse personale, del fine che giustifica i mezzi.

L'ambiente dell'uno per uno e tutti per uno.

Mi chiedo se, essendo da sempre parte integrante di quel mondo, Berlusconi abbia in queste ore la lucidità per rendersi conto che ciò che oggi  lo sta lentamente distruggendo politicamente è proprio l'anima di quel mondo che lui stesso ha voluto eleggere a sistema in Parlamento.

La prima tappa di questo disegno fu a suo tempo realizzare un partito azienda di Yes Man, nella prima stagione della sua fortunata carriera politica.

Dopo questa prima fase seguì quella della colonizzazione del Parlamento, riempito di avvocati difensori e scrupolosi legulei, in grado di organizzare al meglio i processi di un plurindagato e contestualmente occuparsi delle leggi ad personam per difendere i suoi interessi personali.

Infine - stando sempre a quanto si dice - è stata la volta dell'adozione sistematica della tecnica della compravendita: quella volta a raggranellare voti mettendo mano al portafoglio personale e attingendo alla rete di scambisti di favori, quanto mai prospera ed endemica nel nostro disgraziato paese.

Ve lo dico francamente: non so se augurare al Premier di avere la lucidità e la consapevolezza di scorgere nella filigrana della fine che si avvicina la sua immagine riflessa, la sua stessa firma.

Quello che so è che la fine di quel che sta accadendo sarà il naturale contrappasso di una filosofia politica sciagurata e nefasta.

E dovrà segnare contestualmente - ripeto: dovrà - la fine dell'avventura del modello imprenditoriale nella politica italiana.

Perché la politica - almeno nelle forme di quella che noi chiamiamo democrazia - è esattamente il contrario di quanto incarnato in questo ventennio dal venditore di sogni Silvio Berlusconi.

È  condivisione e partecipazione popolare, ma non priva di contenuti.

È  il pensiero di molti tradotto in azioni, non quello di uno venduto ai più.

È la sintesi di un parlamento libero costituito da donne e uomini liberi, non un parlamento sintetico, artificialmente e artificiosamente schiavo del volere e degli interessi del singolo potente di turno.

Se Berlusconi avrà questa consapevolezza, forse la sua dipartita politica sarà umanamente ancora più triste. Ed è per questo che, come dicevo, in fondo in fondo - senza rancore - gli auguro di non averla.

Quel che è certo è che una simile consapevolezza deve averla l'Italia.

Chi si è illuso venti anni fa; chi ancora oggi tentenna; chi mostra di non aver ancora realizzato la gravità di quanto è accaduto; chi ha combattuto questo sistema senza però costruirne uno realmente alternativo (anzi magari tentando di ricalcare il modello assolutistico incarnato dal Commenda di Arcore perché sembrava elettoralmente vincente).

Tutti, insomma. Nessuno escluso.

Questo sarà essenziale.

Condizione necessaria, insomma, anche se non sufficiente.

Se davvero, e dico davvero, abbiamo l'intenzione di ricominciare daccapo.


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lunedì 22 agosto 2011

Santa Casta.



L'onda dell'anti-casta è arrivata anche dalle parti del Vaticano.

Da qualche giorno è attiva su FB una pagina dal titolo "Vaticano, pagaci tu la manovra finanziaria" ( c'è anche il relativo sito), pagina che al momento in cui scrivo ha già raggiunto oltre 105.000 sostenitori.

In questa recrudescenza delle annose polemiche sui privilegi fiscali di cui gode la Chiesa, vorrei ricordare solo un paio di questioni fondamentali.

8 PER MILLE.

1. Circa il 60% degli italiani lascia in bianco la voce relativa alle donazioni. 
Al primo posto tra le possibili scelte c'è la Chiesa Cattolica, con il 35% circa di preferenze. 
Ed allora, per un sagace meccanismo messo a punto nell'era Craxi a metà degli anni 80, scatta l'agevolazione delle agevolazioni: la maggioranza relativa è da considerarsi maggioranza assoluta.
La Cei ringrazia e incassa il 90% dell'8 per mille.
La domanda è: sarebbe così assurdo togliere l'abominio proporzionale e far incassare allo Stato la quota derivante dalle preferenze non espresse dei contribuenti (come avviene in Spagna, ad esempio)?

2. Dal momento che spesso si parla della destinazione umanitaria dell'8 per mille, è forse utile ricordare che del miliardo di euro incassato con l'8 per mille solo il 20% viene destinato alla carità in Italia e nel Terzo Mondo. L'80% resta nelle tasche della Chiesa...

ICI-IMU

Ad ottobre 2010, la prima versione del decreto che introduceva l'IMU (un restyling della vecchia ICI) toglieva finalmente le agevolazioni legate agli enti ecclesiastici, stimabili in circa 1 miliardo di euro annui.
A gennaio, naturalmente, nella versione definitiva del decreto, le esenzioni ricomparivano tutte, nessuna esclusa.
La domanda semplice semplice è: perché - complice la crisi - non torniamo agli intenti della prima stesura del decreto (che avrà avuto un motivo di essere, o no?!) e aboliamo queste benedette agevolazioni?

Mi si dica, per favore, dove sta l'assurdità di simili proposte.

No perché se le motivazioni per lasciare tutto com'è sono quelle che si leggono su una pagina FB nata per contrastare l'ondata anti-casta ecclesiastica, allora parliamone:
"si ricordi che queste agevolazioni sono dovute alla semplice motivazione che la Chiesa di tutto fu spogliata con l’Unità d’Italia. Il fatto di pagare al Vaticano acqua, gas e fogne [altra agevolazione, Ndr], non solo era ed è un dovere sacrosanto, ma è anche una necessità logica e politica in quanto il Vaticano è stato messo nelle condizioni di non riuscire ad essere del tutto autosufficiente dato che è stata l’Italia a ridurlo in un territorio tanto misero".
Dunque vogliamo mantenere dei privilegi e delle agevolazioni per un presunto debito storico?!

Per aver condannato Galileo Galilei la Chiesa domandò "scusa" dopo quasi 400 anni: problema risolto.

Facciamo così: senza attendere 400 anni, da italiani chiediamo scusa subito anche noi se (e sottolineo se) il nostro Stato ha danneggiato in qualche modo la Chiesa.

Debito storico saldato.

Ora possiamo tornare a chiedere che il denaro dei cittadini italiani non venga disperso contro la loro volontà, magari per ingrossare il bacino elettorale di chicchessia?

Ve ne saremmo grati.

P.P. [Post Post] A proposito: se volete ringraziare di persona il generoso e machiavellico ideatore del perverso cavillo proporzionale dell'8 per mille negli anni 80 craxiani, ne rammento solo nome e cognome: il socialista Giulio Tremonti.


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