Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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mercoledì 19 ottobre 2011

Punti di vista (parte seconda).

[Cliccare sulla foto per ingrandire]
Bene: ci fa davvero un enorme piacere che i socialisti siano così soddisfatti per l'esito delle regionali in Molise.

Peccato solo che il candidato di centrosinistra (dunque quello appoggiato dagli stessi socialisti) abbia perso le elezioni e che il Molise, per il terzo mandato consecutivo, sia guidato da chi ha un paio di questioncine pendenti con la giustizia.

... Punti di vista, come sempre, per carità.


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domenica 4 settembre 2011

Oscar dei blog: siamo stati nominati!


Beh, insomma: a quanto pare devo un grazie di cuore ad un bel po' di voi, là fuori, se La Città Invisibile ha ricevuto una nomination nella categoria "Miglior sito o blog personale" e potrà concorrere all'ambìto premio Macchianera Blog Awards 2011, praticamente l'Oscar dei Siti/Blog italiani.

Incredibile. Non me l'aspettavo proprio, sul serio.

Ad un anno dalla nascita di questo blog, stento ancora a credere che siamo a fianco dei più autorevoli blogger nazionali a contenderci un premio decretato dagli internauti!

E invece eccoci qua!
Il merito di questo successo, sia ben chiaro, va per intero a quanti fra voi credono e continuano a credere in questo piccolo progetto - nato un po' per sfida, un po' per l'esigenza personale di "alzare la voce" - e a tutti coloro che in qualche modo continuano a sostenerci, spronandoci ad andare avanti.

La sensazione, l'avrete capito, è quella di aver in qualche modo già vinto, anche se la gara ufficialmente comincia adesso!

La vittoria sta nell'accorgersi - ogni giorno di più - di non essere soli a credere in certi ideali, a difendere alcuni princìpi fondamentali, a lottare per certi diritti. 

Mai come in questo momento c'è bisogno di unità fra quanti credono che in questo paese lo sport nazionale sia oramai diventato il tiro al piattello dell'etica (beninteso: non mi riferisco solo all'ambito politico, purtroppo).

Un grazie a tutta la comunità invisibile, dunque, come da un po' ci piace chiamare (specialmente sulla pagina Facebook di questo blog) l'insieme di quanti, passo dopo passo, condividono con noi questo cammino.

Detto ciò, vogliamo provare a portarlo a casa, questo benedetto premio, sì o no?!

Si vota fino al 28 settembre. Spargete la voce, se credete. 

In ogni caso, comunque vada, il 1° ottobre sarò alla festa per la premiazione, a Riva del Garda.

Grazie a voi, naturalmente.

Istruzioni per il voto
Potete votare per la vittoria finale compilando il modulo che trovate qui.
Ci sono 28 categorie. 
La Città Invisibile, lo ripeto, la trovate nella categoria "Miglior Sito o Blog personale".
Perché il modulo sia ritenuto valido, dovete esprimere un voto per ogni categoria (nessuna categoria va dunque lasciata "in bianco": lo so, non è una procedura molto agile... ma sempre meglio della precedente, no?!). 
Non darò  suggerimenti di voto per le altre categorie, per non influenzarvi: credo che questa possa essere una buona occasione, per ognuno di noi, di allargare i propri orizzonti facendo la conoscenza di altri blog o siti di successo, anche di opinioni diverse dalle mie o da quelle di blog a me affini.
Che dirvi? 
Buon voto!
... E il 1° di ottobre, se avete voglia, ci vediamo a Riva del Garda!


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venerdì 27 maggio 2011

Controcorrente: Dio e famiglia nel capolavoro di Malick.



[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Il  Festival di Cannes si è concluso con l'assegnazione della Palma d'Oro al film The Tree of Life del regista statunitense Terence Malick (autore dell'indimenticabile The Thin Red Line).

Il premio, una volta tanto, non ha suscitato critiche o lamentele (anche il nostro Paolo Sorrentino, in gara col suo This must be the place, aveva dichiarato «È stata una crudeltà mettere in concorso il film di Malick. È come scendere in campo e scoprire che devi giocare contro Maradona»).

Ho visto il film e devo dire che si tratta di un'opera davvero straordinaria, nel significato etimologico dell'aggettivo.
Grande cinema. 

A me interessa qui fare due osservazioni sulla religione e la famiglia.
Queste due istituzioni, cardini della storia dell'umanità, escono, a mio parere, davvero malconce dopo il trattamento Malick.

Dio appare lontano ed insensibile agli eventi umani: mentre il piccolo uomo lo prega, il regista - con una serie di immagini stupende che vanno dai mari alle stelle, dai vulcani ai dinosauri, dalle colonie di batteri ai deserti e alle foreste - ti comunica l'insensatezza di quelle preghiere.
L'uomo è un minuscolo essere del tutto insignificante nell'immensità dell'Universo e le immagini di Malick ne sono una spietata dimostrazione. 

Il bimbo, protagonista del film, è schiacciato dal peso di una religione cupa ed ossessiva: la presenza di un Dio che va temuto e continuamente ringraziato è insopportabile.
Nulla è comprensibile per la  mente del bambino che, dinanzi a lutti ed eventi inaccettabili, dice al Signore: «Perché dovrei essere buono io se tu non lo sei?».

La famiglia poi è altrettanto angosciante. Il padre è un uomo frustrato che spera, con un educazione rigida e severa, di far crescere i figli forti e vincenti. Suscita così solo l'odio del bambino, che anche in questo caso non capisce e dice al fratello: « Perché gli adulti pretendono da noi le cose che loro stessi non fanno?»
Dovrebbe addolcire il quadro una madre tenera ed affettuosa, che invece è talmente priva di carattere da sembrare 'una bella statuina'. 
Il finale del film vorrebbe tentare una conciliazione in extremis di sentimenti e risentimenti, ma ormai il messaggio è partito:
Voce dal sen fuggita
poi richiamar non vale;
non si trattien lo strale
quando dall'arco uscì.          
 
                     (Metastasio)
P.P. [Post Post]
Mi rendo conto che le mie impressioni sono piuttosto isolate nel panorama generale (molti critici hanno inneggiato al misticismo del film). Peraltro è probabile che l'intento comunicativo di Malick non coincida con l'esito che ha prodotto in me. Ma l'opera, una volta licenziata, non appartiene più al suo autore e può accadere, soprattutto coi capolavori, che parli una lingua a lui sconosciuta.
Proprio per questo, mi piacerebbe molto conoscere il vostro parere.

Aggiornamento del 3 giugno 2011

Su la Repubblica di oggi  Corrado Augias rispondendo ad un lettore scrive: "Non credo che Malick conosca Leopardi, eppure il tema del dolore e dell'impassibilità della natura di fronte alle pene degli esseri umani è trattato in maniera assai simile nell'uno e nell'altro. Si tratta di una visione che deve di necessità escludere dio, quanto meno la divinità come è stata disegnata ed intesa nel cristianesimo. Non c'è redenzione né provvidenza in questa visione dell'esistenza, i personaggi sono disperati e soli, il rapporto con la vita appare estremo."
Sottoscrivo decisamente questo giudizio: forse le mie impressioni sono meno isolate di quel che credessi.


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