Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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giovedì 17 novembre 2011

La quiete dopo la tempesta.


Il governo Monti è ufficialmente in carica. I Ministri hanno giurato.

L'impressione ad oggi, mentre scrivo, è che vi sia una certa euforia, non saprei quanto salutare.
Euforia che pervade - si badi bene - non tanto un popolo liberato, quanto un parlamento alleggerito.

Le manifestazioni di giubilo di sabato sera, dopo le dimissioni di Berlusconi, sono state un episodio.
Che si è praticamente dissolto passata la nottata. Com'era giusto che fosse, aggiungerei, considerata la drammatica situazione economica che ci vede tristemente protagonisti.

Anche per questo la sensazione è che questo popolo disgraziato sia senz'altro più avveduto della classe politica che lo rappresenta (ci vuole poco, direte voi).

Classe politica che infatti, fatta eccezione per alcuni interessi personali divergenti (vedere alla voce Lega), si è ricompattata su un governo tecnico che agli occhi dell'opinione pubblica li deresponsabilizza da qualsiasi ruolo decisionale.
In tal senso, l'atteggiamento che si profila all'orizzonte appare fin troppo lampante: quando ci sarà da votare misure o riforme impopolari, le voteranno, salvo dire "non l'abbiamo deciso noi e comunque abbiamo votato per responsabilità verso la nazione in crisi".

La chiave di lettura del sollievo dei nostri parlamentari mi pare giustifichi come mai sia a destra che a sinistra ci sia un compiacimento generale che va ben aldilà della cortesia istituzionale e dell'appoggio deciso a tavolino per amor di patria.

Con questo non intendo dire che la scelta dei Ministri fatta dal Presidente Monti sia discutibile. 
Certo mi chiedo se la nutrita rappresentanza cattolica e il delinearsi dell'asse Milano-Torino nella compagine di governo possano considerarsi casuali (e mi rispondo che è piuttosto improbabile).
Ma in definitiva non è questo il punto.

Il punto è che la soddisfazione bipartisan dei nostri amati politici è quantomeno sospetta.

E mi pare sollevi un paio di quesiti nient'affatto scontati.

Il primo: possibile che due fazioni così fieramente opposte da anni (almeno sulla carta) riescano a convergere così rapidamente su un piano di emergenza nazionale?

La mia risposta è no: non è possibile. E la spiegazione che mi do di questo atteggiamento è che entrambi gli schieramenti sentivano e sentono di aver bisogno di tempo. Il centrosinistra perché è dilaniato al suo interno e deve ancora capire qual è l'idea di paese che intende proporre unitariamente (ammesso che questo sia possibile). Il centrodestra perché il dopo-Berlusconi va studiato con attenzione per evitare tonfi memorabili.

Ed ecco il secondo quesito: se si poteva convergere così facilmente per il bene del paese, perché non lo si è fatto prima di arrivare sull'orlo del precipizio?
A mio parere perché la presenza di Berlusconi esacerbava insanabilmente la divaricazione tra le due fazioni.

Forse è prematuro giungere a delle conclusioni.

Ma tutti questi elementi mi sembrano confermare la sensazione che il dibattito politico degli ultimi anni si sia talmente svuotato di contenuti reali che non appena i nostri parlamentari sono stati costretti a siglare un armistizio nell'ormai sterile guerra tra bande, le rispettive fazioni si sono ritrovate a fare i conti col vuoto che hanno contribuito a creare e ora si sentano terribilmente disorientati.

Cosa che, ne converrete, equivale a dire che il gravoso compito di riempire nuovamente di contenuto quei due serbatoi svuotati che sono diventati, per motivi diversi, il centrodestra e il centrosinistra sarà ben più complesso di quanto non sembri.


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mercoledì 19 ottobre 2011

Punti di vista (parte seconda).

[Cliccare sulla foto per ingrandire]
Bene: ci fa davvero un enorme piacere che i socialisti siano così soddisfatti per l'esito delle regionali in Molise.

Peccato solo che il candidato di centrosinistra (dunque quello appoggiato dagli stessi socialisti) abbia perso le elezioni e che il Molise, per il terzo mandato consecutivo, sia guidato da chi ha un paio di questioncine pendenti con la giustizia.

... Punti di vista, come sempre, per carità.


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giovedì 9 giugno 2011

Le lenti rosa dell'ottimismo.



[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]


Tali Sharot
Nel suo recentissimo libro The Optimism Biasla neurologa Tali Sharot (Centre for Neuroimaging at University College London) celebra le lodi dell'ottimismo.

Pur trattandosi di un bias (pregiudizio), questo sentimento - legato alla amigdala, la parte del cervello che gestisce le emozioni - pare sia risultato vincente nel processo evolutivo dell'uomo.

Chi indossa le "lenti rosa" ha una marcia in più rispetto ai pessimisti: progetta e s'impegna per raggiungere gli obiettivi.

Questo spiegherebbe anche perché le persone continuano a fare gli stessi errori: sono ottimisti e sperano sempre che la prossima volta sia quella buona.

Un esempio classico è fornito dalle persone che dopo uno o più divorzi tornano a sposarsi: vittime semplicemente dell'optimism bias.

Devo della gratitudine a Tali Sharot.

Finora avevo pensato che sostenere il centrosinistra fosse solo una forma di testardaggine: ora so che dipende esclusivamente dall'amigdala e, nonostante tutto, mi sento rasserenato.

http://www.wikio.it
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sabato 26 febbraio 2011

La balbuzie del centrosinistra.



[Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Nel bellissimo film di Tom Hooper, Il discorso del re (The King's Speech, 4 premi Oscar 2011 e Miglior Film) si narra dei problemi di balbuzie del Re Giorgio VI del Regno Unito, padre di Elisabetta II.

La questione è di grande rilevanza: come può aspirare al trono chi non abbia una bella parlantina con cui affascinare i sudditi? 


Proprio a Re Giorgio spetterà tenere via radio i discorsi alla nazione nel duro periodo di guerra, trasmettendo fiducia e sicurezza al suo popolo in uno dei momenti più terribili della storia europea (da segnalare in particolare, il periodo dei bombardamenti su Londra, quando il sovrano si distinse per coraggio e tenacia, rifiutando ogni ipotesi di fuga).

Il giovane re riuscirà a sconfiggere la sua balbuzie e ad essere all’altezza della grave situazione tramite l’aiuto del logopedista australiano Lionel Logue, che gli sarà accanto in tutti i suoi discorsi, cementando così un’amicizia che durerà per tutta la vita.

Lo confesso: mi ritrovo spesso a sognare l’intervento di un valente logopedista che consenta al centro-sinistra di superare la grave balbuzie che lo affligge da tempo.

Se c’è un Lionel Logue, da qualche parte in giro per il mondo, per pietà: si faccia avanti.


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