Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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sabato 23 ottobre 2010

Quando accade qualcosa.



«Molte volte un guerriero della luce è preda dello scoramento. Pensa che niente riuscirà a risvegliare l'emozione che desiderava. Spesso, il pomeriggio e la sera, è costretto a mantenere una posizione conquistata senza che un nuovo avvenimento sopraggiunga a restituirgli l'entusiasmo.
 Gli amici commentano: "Forse la sua lotta è terminata".
Udendo questi commenti, il guerriero prova dolore e confusione, perché sa di non essere giunto dove voleva. Ma è caparbio e non abbandona ciò che ha deciso di fare.
Poi, quando meno se lo aspetta, una nuova porta si apre.»

Questa settimana è accaduto qualcosa.

E' vero. Accade sempre qualcosa; nella vita voglio dire. Un gesto, una parola, uno sguardo, un silenzio.

Ed in fondo è tutto qui il senso di quello che è accaduto anche questa settimana.

Ma il fatto è che non sempre si riesce ad avere nel cuore la sensazione che qualcosa sia accaduto.

A volte i silenzi più grandi sembrano tempeste. O le parole più aspre innocue folate di vento.

A volte invece sembra tutto così maledettamente uguale.
E sembra quasi che i giorni facciano a gara ad assomigliarsi l'uno con l'altro, in una corsa sciocca e forsennata in cui quello che accade, semplicemente, non lo senti accadere.
Le parole non hanno senso, gli sguardi sono muti, i gesti ripetitivi.

Poi invece, d'un tratto, accade qualcosa. Qualcosa che risveglia; una fiamma improvvisa che riscalda; una manciata di stelle filanti e coriandoli; un bagliore che rischiara; una tela che sbuffa colori sgargianti.

E la Vita "ritorna".

Immagino che ognuno trovi in qualcosa o in qualcuno di diverso questo detonatore di emozioni e di senso del vivere. Le parole o la musica di una canzone, la scena di un film, il paesaggio di un dipinto, una montagna che si staglia all'orizzonte, il mare che brilla incessante, il sorriso di un figlio.

A me accade, molto spesso, quando incontro qualcuno di speciale. Che sia un viandante, un autista di autobus, un commesso, un uomo o una donna che frequenta i corsi in cui ho il piacere di insegnare.

E mi sorprende sempre. Come la prima volta in cui ho dato fiducia. Come l'ultima che l'ho rinnovata.

Ciò che mi sorprende, più di tutto, è come, a dispetto di una quotidianità che talvolta rischia di apparire eterea, si riesca invece a scoprirsi infinitamente migliori, nella nostra umanità, di quello che noi stessi pensiamo.

E' questa consapevolezza a riconsegnarmi il senso che sempre cerco e talvolta smarrisco.

Il senso di esistere perché in relazione con qualcuno. Qualcuno che sceglie di dividere con me una parte del suo cammino, mi si svela, mi affida i suoi timori, mi rende partecipe delle sue emozioni, mi suggerisce, inconsapevolmente, il modo per essere migliore

Qualcuno che crede nel suo prossimo, per il senso etimologico del termine. Qualcuno che per il suo prossimo investe senza risparmio risorse ed energie proprie, con una frase, o una poesia; con una lezione, che sia agli adulti o ai bambini; magari con un post, o con un sms; o semplicemente con un abbraccio o un gesto, che sia d'amore o di gratitudine. 
Qualcuno che sa riconoscere perfettamente, in tutto questo, l'unico modo di esistere e di essere degni di questo nome.

Questo volevo dire, oggi.
Due frammenti di infinito...

E rivolgere un grazie di cuore alla generosità esplosiva di Matteo e alla profondità garbata di Gabriel, che in questi ultimi giorni hanno scelto di farmi scoprire due frammenti di infinito che appartengono all'armonia di tutte le cose. 

E che da questa settimana, pertanto, faranno parte anche di me.



«I guerrieri della luce si riconoscono dallo sguardo. Si trovano nel mondo, fanno parte del mondo, e al mondo sono stati inviati senza bisaccia e senza sandali. Molte volte sono codardi. Non sempre agiscono nella maniera giusta.
I guerrieri della luce soffrono per stupidaggini, si preoccupano di cose meschine, si reputano incapaci di crescere. Talvolta si credono indegni di qualsiasi benedizione o miracolo.
I guerrieri della luce sovente si domandano che cosa stiano facendo qui. Molte volte pensano che la loro vita non abbia alcun significato.
Perciò sono guerrieri della luce. Perché sbagliano. Perché si interrogano. Perché continuano a ricercare un significato. E finiranno col trovarlo.»

(Le citazione sono tratte dal Manuale del guerriero della luce, di Paulo Coelho)

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venerdì 22 ottobre 2010

Minzolini, la diffida dell'Agcom al Tg1 e il gioco delle tre carte.



Attenzione: oggi parliamo di una professione in forte ascesa e dal reddito sicuro: il giornalismo truccato.

Istruzioni.

(1) Prendete un mazzo di diffide Marca Authority. 
(2) Scegliete tre carte simbolicamente significative: ad esempio Governo di bastoni, Maggioranza di spade, Opposizione di coppe.
(3) Fatevi un pubblico (o ereditatene uno dalla gestione precedente)
(4) Lanciate il guanto di sfida dell'imparzialità e dell'equilibrio.
(5) Con le carte fra le mani, disegnate audaci volute e traiettorie ardite, alternando su un tavolo con perizia e sagacia una carta dopo l'altra;
(6) Chiedete di puntare su dove finirà la carta Opposizione.
(7) Raccogliete i frutti delle puntate.
(8) Rammentate ai perdenti che il calcolo delle probabilità esclude di per sé la possibilità che il gioco sia truccato.

Un modello da emulare? Augusto Minzolini, naturalmente.

Alla diffida dell'Authority Agcom, che ha denunciato lo squilibrio nei tempi dedicati dal Tg1 a governo e maggioranza, Menzognini risponde candidamente così: 
"E’ paradossale che vengano utilizzate due diverse società di monitoraggio. La Rai usa l’Osservatorio di Pavia, mentre l’Autorità usa l’Isimm. Secondo l'Osservatorio, i dati sono in linea con la divisione 30% Governo, 30% Maggioranza, 30% Opposizione."

Superbo. Ineguagliabile.

Capito il trucco? Rivediamo al rallenty il movimento delle lettere: t-r-e-n-t-a G-o-v-e-r-n-o , t-r-e-n-t-a- M-a-g-g-i-o-r-a-n-z-a...

Sublime. Sareste mai riusciti a scorgere a colpo d'occhio che le carte Governo-Maggioranza sono identiche?! 

E invece è proprio così! Spacciate per diverse, ma assolutamente uguali! 
Governo, infatti = Pdl+Lega (+ ora Fli); Maggioranza, guarda caso = Pdl+Lega (+ ora Fli).

Risultato: Minzolini parla di una situazione del tutto equilibrata dichiarando lui stesso che il suo Tg1 riserva il 60% del tempo a Berlusconi&Co. e il 30% al resto del mondo!

Nulla di meno di quanto sostenuto dall'Authority, (nonostante l'istituto che monitora i dati sia diverso, come lamentato da Minzolini), che citava i dati divisi per soggetto politico.

Un esempio?

Mese di agosto:
(1) Pdl 25,17% + Lega 7,98% + Futuro e Libertà 9,08% + Premier 5,18 + Governo 12,76%, Totale 60,17%;
(2) dall'altra parte, Pd 11,23%, %, Idv 2,97%, Udc 5,17%, Totale 19,37%.

Chiaro?

Non c'è niente da fare. Oramai sono degli insuperabili professionisti. E per carità, io ne sono convinto, ci vuole anche del talento naturale, e chissà quanto esercizio e quanta abnegazione, nell'esercitare la professione del giornalismo truccato.

In fondo, come ebbe a dire Guy Debord:
Un tempo si cospirava sempre contro un ordine costituito. Oggi, cospirare a suo favore è un mestiere nuovo in grande sviluppo.

Aggiornamento (24 ottobre): qui trovate il seguito della riflessione sulla problematica, con riferimento alle sanzioni attese da Masi.

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P.P. [Post  Post] La frase di Debord, la devo a Daniele Luttazzi.

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giovedì 21 ottobre 2010

Lodo Alfano retroattivo: diritti e doveri nell'italica lotta fra onesti e smacchiatori.



Cioè, scusate, fatemi capire.

Cosa significa esattamente l'ultima boutade del Lodo Alfano retroattivo per delibera parlamentare?

Partiamo dalla puntata precedente (che anche lì c'era già da ridere): secondo i sostenitori dello scudo giudiziario "è lecito precedere ad un procedimento contro le alte cariche dello Stato se il reato è posteriore all'elezione nella prestigiosa carica".
Come dire: se (sottolineo se) sei stato un delinquente prima di diventare importante è un conto, se lo sei ora che ti hanno eletto è un altro paio di maniche, e dunque posso accertarlo con comodo e ti faccio continuare a lavorare (col dubbio strisciante...)!

Ma scusate: un (possibile) reato non è sempre (possibile) reato? Chi se ne frega quando è stato commesso! E poi: secondo voi è più grave (dal punto di vista politico, naturalmente) se commetto un reato da Presidente del Consiglio o se lo commetto prima della mia elezione?
Se il senso dello Stato e delle Istituzioni avesse ancora un senso, la risposta dovrebbe essere chiara a tutti (hint per i Berluscones: è la prima delle due ipotesi che ho scritto).

Eh - dicono i sedicenti garantisti, anzi, gli smacchiatori penali - ma come la mettiamo con la governabilità?

Eh, dicono gli onesti (che i sedicenti chiamano "giustizialisti"), ma come la mettiamo con l'ipotesi che l'Alta Carica sia un delinquente (nel senso letterale di 'uno che delinque'). Permettete, cari smacchiatori, che io onesto sia preoccupato di conoscere al più presto la verità?

E veniamo alla puntata attuale: Lodo Alfano retroattivo per delibera parlamentare.
La distinzione fra reato prima o dopo l'elezione viene eliminata.
Nel senso che sono tutti e due gravi? Al contrario, nel senso che il periodo è ininfluente: non si procede ad accertare i rilievi penali comunque!
Anzi, occhio al colpo di tacco: nei casi di ipotesi di reato precedente all'assunzione della carica possono essere sospesi "con delibera parlamentare"! Che significa? Che è il Parlamento che può decidere o meno la sospensione del processo! La casta, dunque, assume su di sé poteri "para-giudiziari" (e abbiamo visto, da Cosentino a Lunardi, con quale zelo autorizza prontamente le indagini della Magistratura sui propri parlamentari).

Che significa in soldoni tutto ciò?

Facciamo un'ipotesi.

A ottobre 2010 compio una truffa milionaria ai danni di una multinazionale del tabacco (e non mi scoprono) e a marzo 2010 vengo eletto dal popolo sovrano e divento Presidente del Consiglio. Scatta il lodo e così sono coperto fine al termine del mio mandato (più eventuali rielezioni) da qualunque procedimento penale, anche se il mio reato è avvenuto antecedentemente alla mia nomina.

Figo, no?!

In sostanza, in nome di una stabilità governativa (perché è questa la motivazione formale sul piatto della bilancia), si sancisce il principio che il mio sacrosanto diritto di dimostrare la mia innocenza deve essere congelato.
E il sacrosanto diritto di coloro che mi hanno eletto di sapere al più presto se chi li governa è un malfattore o un gentiluomo deve essere congelato.
E congelato deve essere anche il sacrosanto diritto/dovere della magistratura di "fare giustizia".

Sarò duro di comprendonio, ma non capisco: cui prodest tutto questo calpestio di diritti e doveri?!

Tutto questo solo per "governare"?

Ma chi se ne fotte di governare con un'accusa infamante fra capo e collo (mi vergogno solo ad averla!)! Tra parentesi: figurati se il mio vice non sarà altrettanto bravo nella gestione del paese...

Prima il mio onore, davanti alla mia famiglia, ai parenti, alla città, alla nazione.

Il che significa che tiro fuori le balle e prima vi dimostro che sono innocente, perché lo sono, e poi si vede!

Come dite?

Ho premesso io che ero colpevole?

Già, nell'enfasi mi era sfuggito il particolare.

Beh, in tal caso: "lode al lodo".

Sperando di arrivare alla Presidenza della Repubblica.

P.P. [Post Post] Ma per il Papato si può fare qualcosa? Fatemi sapere, please. Se no, il gioco forse non vale la candela...

Aggiornamento: "La commissione Affari Costituzionali ha confermato: il lodo è reiterabile". 
Evvai! Del resto, diciamocelo,  se si fanno minchiate, è bene farle seriamente. Almeno quelle.

[Recentemente ho scritto: Lettera aperta al Direttore Generale della Rai, Mauro Masi.]

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martedì 19 ottobre 2010

Lettera aperta al Direttore Generale della Rai, Mauro Masi.

Il MegaDirettore Masi

Esimio Direttore Megagalattico, Dott. Ing. Lup.Mann. Cav. di Gran Croc. Mauro Masi.

Chi Le scrive è un abbonato trentottenne, che paga il canone da sempre (non sorrida, è così) e che ieri sera l'ha udita a Porta a Porta, dal buon Bruno Vespa, dichiarare:

''Voglio fare le mie scuse ai telespettatori, perché la vicenda Santoro
va avanti da 25 anni e penso che sia un tema che abbia stancato".

Lungi da me, esimio Direttore, supporre una Sua scarsa preparazione sulla storia della televisione, che anzi, in qualità di Direttore Generale della Rai, immagino sia il primo requisito per cui Ella è stato rigorosamente selezionato.

Purtuttavia, a riflettere sulla  Sua dichiarazione per cui "la vicenda Santoro va avanti da 25 anni", continuano a non tornarmi i conti.

Mi permetta di spiegarLe perché.

La carriera televisiva di Santoro inizia con la trasmissione Samarcanda, trasmessa su Rai3 dal 1987 (23 anni fa). Con le sue parole, MegaDirettore, Ella sembrerebbe alludere al fatto che Santoro ha avuto "problemi con la Rai" da quando trasmette.

Sarà stato certamente un lapsus, ne sono convinto. Perché i problemi di Santoro, come Ella certamente ben rammenterà, sono cominciati solo nell'era berlusconiana, ed esattamente nel 2001, a seguito di una puntata del Raggio Verde, dove Santoro parlò dei rapporti fra lo stalliere mafioso Mangano-Dell'Utri e Berlusconi, portati alla ribalta televisiva dall'intervista di Luttazzi a Travaglio nel programma Satyricon.

Da lì cominciò la battaglia di Forza Italia con l'Authority per far chiudere il programma di Santoro (la stagione seguente si chiamerà Sciuscià), che culminerà nell'aprile 2002 nell'editto bulgaro, cosiddetto, in cui, da Sofia, Berlusconi scomunicò Luttazzi, Santoro ed Enzo Biagi.

Insomma, esimio MegaDirettore, "la vicenda Santoro" cui Ella allude ci accompagna da soli 9 anni, dopo 14 di onorato ed applaudito servizio.

E nonostante ciò, Ella coglie perfettamente nel segno: il tema proposto dall'era berlusconiana negli ultimi 9 anni ci ha davvero stancato.
Ecco perché ci auguriamo, al più presto, che questa vicenda, per chiamarla col suo nome "la guerriglia a Santoro" iniziata 9 anni fa, finisca davvero e che, come viaggiando nella macchina del tempo, si ritorni ad un sentire comune in cui le opinioni di tutti, per quanto diverse, vengano rispettate ed ascoltate, e trovino sempre gli spazi giusti per esistere ed essere sostenute.
Perché veda, esimio Megadirettore, Ing. Dott. Lup. Man. Cav. di Gran. Croc. Masi,  gli abbonati come me sono degli strenui sostenitori del concetto espresso dalla scrittrice Evelyn Beatrice Hall (ed erroneamente attribuito a Voltaire), che affermò tempo addietro: 
"Non concordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo".
Subordinatamente,

Luigi Bruschi

P.S. Solo una precisazione, Sua Umanità: le scuse preferiremmo udirle dal Presidente del Consiglio Berlusconi, visto che, 9 anni fa, quando tutto iniziò, il Direttore Generale era un'altra persona e dunque non è riconducibile ad Ella la paternità della questione Santoro. Paternità della questione che, del resto, non è corretto attribuirLe nemmeno oggi, Megadirettore, noi lo sappiamo bene: nonostante l'indiscussa nobiltà del Suo gesto, volto ad assumersi, storicamente e stoicamente, in modo del tutto disinteressato, responsabilità non riconducibili in alcun modo alla Sua persona.

Con sovraumana umiltà.


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