Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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giovedì 22 marzo 2012

Impariamo a spegnere il cervello.



 [Dal Prof. Woland per la Città Invisibile]

Brutte notizie: la creatività sta morendo.
Kyung Hee Kim
In un recente articolo* Kyung Hee Kim (professore associato di psicologia dell'educazione presso il College William & Mary a Williamsburg, Virginia)  ha discusso il declino della creatività.

 Kim ha sottoposto al test di Torrance** - il cosiddetto T.T.C.T, ovvero Torrance Test of Creative Thinking che misura per l'appunto la creatività - quasi 300.000 americani adulti e bambini.

 I risultati di questo accurato esperimento dicono che in America negli ultimi venti anni  la creatività è letteralmente crollata.

Ovviamente il lavoro della professoressa Kim ha  ha catturato l'attenzione di insegnanti e psicologi di tutto il paese (si legga l'interessante intervista alla scienziata nel blog dell' Encyclopædia Britannica) e ha creato un vero e proprio allarme sociale dal momento che la creatività riveste un ruolo di grandissima importanza.
Qui vi è luogo per porre l'enfasi su una delicata questione. Molti mettono sullo stesso piano intelligenza e creatività ma sbagliano.
I test d'intelligenza standard misurano il pensiero convergente, che è la capacità di elaborare una sola risposta corretta, mentre la creatività coinvolge il pensiero divergente, che è la capacità di trovare risposte nuove e insolite.
I paesi che investono in creatività possono  aspettarsi nuovi modi di vita e di governance, nuovi materiali e strumenti, nuove tecnologie e professioni che non possiamo neanche immaginare. Questo è il motivo per cui è così importante riconoscere l'importanza della creatività, non spegnerla, incoraggiarla, favorirla, premiarla, se non vogliamo che un Paese resti drammaticamente indietro.

Peraltro la creatività è indissolubilmente legata alla capacità critica dell'individuo e questo spiega forse perché il sistema tenda ad ostacolarla. Inutile dire che i genitori e gli insegnanti - specialmente nella scuola materna e primaria - sono i principali responsabili del fenomeno riscontrato. La creatività, infatti, è innata nel bambino e prima ancora che favorirla occorre conservarla.
Alf Rehn
Purtroppo non è facile risolvere questo problema.

Il perché ce lo spiega, nell'affascinante affascinante libro Dangerous Ideascome trasformare il pensiero provocatorio nella risorsa più preziosa (Angeli editore, 2012), Alf Rehn.

Alf ha 39 anni, è un business thinker attualmente titolare della cattedra di Direzione e Organizzazione nella Åbo Akademi University in Finlandia.***
Il pensiero libero, dice Rehn, "è provocatorio e pericoloso". Quindi la creatività comporta una grande fatica. Secondo le neuroscienze essere innovativi, inventivi non è piacevole ma sgradevole.
 Il cervello è pigro e può diventare il peggior censore delle idee creative. È un organo che ama gli schemi e le ripetizioni, e odia e scoraggia la novità. Fintanto che lo nutriamo di idee che può facilmente incasellare nei suoi schemi, ci gratifica con dosi di dopamina che ci fanno stare bene. Quando invece pensiamo a cose provocatorie e innovative, il rubinetto della dopamina si chiude e aumenta la produzione di ormoni e di stress: il cervello vuole farci capire che quando siamo creativi, non è contento di noi. E ci fa soffrire.
Occorre dunque, ci suggerisce Rehn, un vero e proprio esercizio per essere creativi. Occorre imparare a "spegnere il cervello " o almeno la sua parte più conservatrice.
Il modo migliore per essere creativi, quindi, è riflettere soprattutto sulle cose che tendiamo a disapprovare. La prossima volta che bolli un'idea come sgradevole, fermati e domandati: cosa stai cerando di proteggere? Cosa vuoi evitare di imparare? Avvertire disgusto per un'idea è il primo segnale che abbiamo raggiunto i limiti imposti dal nostro cervello. Oltre quella palizzata c'è la creatività.
Parola di Alf Rehn.

 Ecco perché, per tornare ad un mio leit motiv, le rivoluzioni copernicane sono così difficili da accettare.
_________________________________________________
*The creativity crisis: The decrease in creative thinking scores on the Torrance Tests of Creative Thinking (Creativity Research Journal, Volume 23, Issue 4, 2011 pp.285-295)
**Torrance E.P., Test di pensiero creativo, O.S, Firenze, 1989
***Thinkers 50 , la più importante classifica in questo campo, ha inserito Alf Rehn tra i più promettenti "Business Thinkers" del futuro, mentre il Times lo ha indicato come la nuova stella emergente nel pensiero manageriale.


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Commenti (6)

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è molto interessante questa segnalazione, ottimo prof. w.

ci torneremo sopra...
Giusto Professore intelligenza e creatività non sono sullo stesso piano. Spesso la relazione fra intelligenza e creatività non è biunivoca. Infatti sembra che le persone creative tendano ad avere un Q I superiore alla media, Mentre non è vero il contrario: persone anche molto intelligenti non sempre sono creative.
Post molto interessante
Lisa
A mio avviso molte di queste considerazioni sulla creatività e sull’intelligenza, per quanto fondate e incardinate in studi rispettabili, mancano di un elemento fondamentale: l’analisi del contesto storico e culturale, insomma l’ambiente in cui la mente del soggetto si trova a confrontarsi.
Secondo me, caro prof. w., quello che è oggi il pensiero dominante, cioè il disvalore per cui l’unico metro di valutazione della riuscita, della bontà di una qualche idea o creazione, è il valore di spendibilità sul mercato.
Inoltre, in un panorama semantico parossisticamente saturato dal continuo richiamo alla novità, ovviamente novità del prodotto, sia esso un oggetto o un servizio finanziario, manca lo spazio, il respiro per pensare il «vero» nuovo.
Inoltre l’orizzonte cupo, la percezione della «fine della storia» per cui il sistema produttivo e i rapporti di produzione ad esso omogenei sono ormai lo stato «naturale» dell’umanità, chiudono lo spazio per uno sguardo aperto al futuro. Senza il richiamo di un futuro possibile, anche nella mente del singolo non c’è lo spazio, il gioco, per concepire e desiderare il nuovo. Le menti individuali risentono, sono plasmate, dal contesto, dai valori o disvalori che assorbono. La novità puo’ esser solo la novità commerciale, cioè una novità asservita, una novità innocua e prona ai desiderata dell’oligarchia finanziaria che governa, sfrutta, violenta, uccide il pianeta, la casa di tutti.
La creatività nasce solo nella libertà di pensare l’inusuale, ma richiede uomini liberi, non animali da shopping center come siamo diventati.
My recent post ultima carrozza
1 risposta · attivo 679 settimane fa
Caro Diego,
le sue osservazioni sono molto interessanti e le condivido. Tuttavia a me pare che si debba restare al cuore del problema rappresentato da due punti fondamentali.
1. Al di là della questione "mercato" e quindi utile o profitto, c'è il fatto che il conformismo (o addirittura il rito come direbbe la nostra cara amica Boh) rappresenta la strada più semplice da percorrere. La mamma o la maestra dicono: "si fa così" . Molto più facile, rassicurante, non dispendioso. È invece defatigante inseguire i metodi altrui, il nuovo, il diverso.
2. Il vecchio - ci dicono le neuroscienze - è premiato da una dose di dopamina. Il nuovo è punito da ansia e stress.
Grazie comunque per il bel commento che apre la strada a molte altre considerazioni.
Caro prof. Woland, ma che fatica, a fine settimana, avere creatività e commentare il suo post. Vuol mettere un sano e coerente post sulla normalità! Sul "così fan tutti"? Correre dietro ad un "creativo", che scombina il quotidiano, che ti impone di continuo di "metterti in discussione", che ti impone di rivoluzionare, in ogni istante, le tue certezze! Un creativo è, per certi versi, un "rivoluzionario" e le istituzioni non possono amarlo...anzi...è quasi un pericolo. Immagini quali problemi nascerebbero se una grande quantità di persone fossero creative! Non si potrebbe parlare di mancanza di lavoro; forse non ci sarebbero più i poveri; magari inventerebbero troppi nuovi lavori o prodotti innovativi. Mi creda, sovvertirebbero le regole e gli attuali equilibri e non potremmo scrivere, con la bile grossa come il fegato, che ci sono pochi che comandano e molti che obbediscono. Immagini una società dove regna la creatività, mista a intelligenza e preparazione scolastica ( spesso confusa con l'intelligenza!)....dove andrebbe a finire la nostra cara e duale società!
La società dei "normali" ama i i loro coerenti, o meglio, gli "allineati", per cui i creativi sono dei veri rompiscatole. E, alla lunga, creerebbero ansia nella tranquilla "società coerente"! Meglio troncare sul nascere! Vede, se non fosse stato creativo...avrei durato meno fatica a fare il commento.
Un ultimo consiglio: spieghi meglio cosa vuol dire "imparare a spegnere il cervello", perché ho la sensazione che molti abbiano capito male il vero significato!
Comunque sia, la leggo sempre molto volentieri e la perdono della sua creatività.
1 risposta · attivo 679 settimane fa
Caro Idelbo,
grazie per il commento arguto e divertente. Lei ha colto nel segno. Il titolo infatti vuole giocare sul possibile equivoco di senso.
Purtroppo di cervelli spenti ne girano un po' troppi e una buona percentuale siede...limitiamoci a dire là dove non dovrebbe sedere.
Nel nostro caso spegnere il cervello significa non ascoltare la parte più retriva e bacchettona del nostro cervello anzi di considerare certi segnali come un campanello d'allarme.
A presto.

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