Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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domenica 29 agosto 2010

L'uragano Katrina a New Orleans, 5 anni dopo: abbiamo imparato qualcosa?

New Orleans dopo l'uragano Katrina.

Sono fermamente convinto che una delle cose principali che aiuta l'essere umano a progredire, è la memoria storica.

Se siamo capaci di apprendere dalla storia (magistra vitae), forse un futuro migliore potrà esistere.

Esattamente cinque anni fa, il 29 agosto 2005, Katrina, il 6° uragano atlantico più violento della storia, precipitò New Orleans in un inferno d'acqua e fango in cui persero la vita nel complesso più di 1800 persone.

Le strade durante l'uragano Katrina
La natura è spesso incontrastabile, ma in quella catastrofe una parte importante fu giocata, come troppo spesso accade, dagli uomini.

In seguito a quella tragedia, il Genio Militare dell'Esercito degli Stati Uniti (USACE) ha dovuto rivedere gli organigrammi della sua struttura, per via della facilità con cui cedettero gli argini a New Orleans, mal costruiti e scarsamente manutenuti.

I soccorsi furono giudicati tardivi e inappropriati.

Obama oggi è a New Orleans, per commemorare quel 29 agosto.

La città, sia pure fra mille difficoltà, è in ripresa. Molto è stato ricostruito. Il sistema educativo (considerato centrale) sta riacquistando salute giorno dopo giorno. Tanto per citare delle cifre, nel 2004  il 64% delle scuole pubbliche era definite dallo stato "inaccettabili sul piano accademico".
3 erano le charter schools  (scuole private riconosciute e sovvenzionate a livello statale): oggi sono 51.

Una domanda,però, dobbiamo porcela, ed è fondamentale: cosa ci ha insegnato quel tragico evento?

Un articolo allarmante sulla versione online del Washington Post di oggi, scritto da Stephen Flynn (Presidente del Center for National Policy) ha come titolo: "Non siamo ancora pronti per un altro uragano Katrina".

L'autore in sostanza punta il dito sul fatto che, a fronte di alcuni "lifting" (rafforzamento argini e simili), le contromisure in caso di nuovo uragano potrebbero non essere sufficienti.

La causa principale di ciò sarebbe il disastro ecologico della piattaforma petrolifera, che ha dirottato su questa emergenza la maggior parte delle risorse del settore no-profit, considerato centrale nell'attuazione dei piani previsti per il post-uragano.

Ciò detto, secondo Flynn, nell'eventualità di un nuovo uragano, rimangono ancora 3 nodi cruciali da sciogliere:
  1.  la capacità (e la modalità) di intervento del governo federale;
  2. la definizione del risarcimento dei danni da parte delle compagnie di assicurazione
  3. il bilanciamento fra prontezza di evacuazione (su cui sta puntando molto) e piani di reintegrazione, che prevedano il rientro all'interno delle proprie comunità (al momento punto debole della gestione dell'emergenza così come pianificata).

Il tutto, mentre la stagione degli uragani del 2010 è preannunciata come una delle peggiori degli ultimi anni.

La memoria  si dissolve facilmente con lo scorrere del tempo:
va tenuta viva
(il quadro è di S. Dalì: La persistenza della memoria).
La storia ci parla ed insegna. Ma per apprendere c'è bisogno di attenzione e di ascolto.

E di memoria.

Troppo spesso, a quanto sembra, siamo capaci di dimenticare.




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Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.





FONTI: Rapporto della Greater New Orleans Community Data Center (https://gnocdc.s3.amazonaws.com/NOIat5/Overview.pdf)


Washington Post (Editoriale 29 settembre): http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2010/08/28/AR2010082802897.html


Washington Post (Stephen Flynn): http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2010/08/27/AR2010082702130.html?nav%3Dhcmoduletmv




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2 commenti:

ElyGalante ha detto...

Mi è piace l'intestazione del tuo blog e trovo interessante la tua riflessione...
Grazie per averla condivisa sul tuo blog.
Buona serata
Elena

Luigi Bruschi ha detto...

Grazie davvero Elena.

Commenti come il tuo sono importanti: danno il senso che qualcuno, dall'altro capo del filo, è in ascolto.

Quando si percepisce questo è come se la nostra voce acquistasse significato!

Spero di rivederti sul mio blog! Sei la benvenuta!

Buona serata anche a te!

Luigi

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