Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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martedì 17 agosto 2010

Il Giornale contro Fini: 8°, non dire falsa testimonianza.

Non resisto. Abbiate pazienza!
Permettetemi di rispolverare qualche ricordo derivante dai miei studi filologici (interpretazione e commenti dei testi classici greci e latini!). L'attendibilità delle fonti (come in qualsiasi contesto che riguardi la storia, l'oralità, la letteratura, ecc.) è da sempre considerato uno dei fattori cardine per tentare la difficile arte dell'esegesi. In sostanza, se ho la speranza di decifrare qualcosa di un testo antico che presenta versioni differenti (ad esempio perché qualcuno lo cita espressamente in un modo x e qualcun altro in un modo y), dovrò cercare di capire quale fonte è più attendibile, di chi posso fidarmi di più, di chi non posso fidarmi per niente (un po' come nella vita!). Se sbaglio a fidarmi, sono nei guai: il testo che interpreto sarà la strampalata versione di un altro testo (non certo l'originale), con tanti saluti all'autore!
Il Giornale: contro Fini...
o contro l'8° comandamento?!
Questa chiosa sulla filologia mi è utile a commentare la (scontata?) notizia del proliferare di dubbi riguardo alla testimonianza sbandierata da Il Giornale sull'acquisto di mobili da parte di Gianfranco Fini in persona per la famigerata casa di Montecarlo (uno degli articoli che riguardano la questione, potete leggerlo QUI).
Se dovessero essere confermati i sospetti riguardo al galantuomo Davide Russo e alla sua testimonianza bomba (ad orologeria), si (ri)propongono all'attenzione gravi questioni su cui riflettere.

1) I quotidiani facenti capo alla famiglia del Presidente del Consiglio predispongono attacchi mirati agli avversari del premier confezionando scandali pruriginosi e lesivi della reputazione del bersaglio.
2) Non è raro che il preconfezionamento degli scandali avvenga d'estate (vedi il caso Boffo): quando cioè, verosimilmente, si ha più tempo per riflettere, magari in ferie, e le cose scivolano via meno facilmente (sarebbe interessante sapere se i tam tam  mediatici restano più impressi d'estate, come i motivetti delle canzoni da spiaggia...).
3) La libertà di stampa, in Italia, è pesantemente compromessa. Oltre che dal conflitto di interessi mai risolto (né dalla sinistra né dalla destra), anche dal consueto spaccarsi in due fazioni, pro e contro Silvio (per cui ancche chi è contro viene troppo spesso influenzato nel modo di fare giornalismo).
Risultato? Chi vuole la notizia (cioè i fatti!) e poi, eventualmente, il commento, si ritrova sempre più spesso a leggere commenti, e non si raccapezza più su cosa è 'oggettivamente accaduto' e cosa invece è 'soggettivamente ritenuto' dal commentatore.
L'Informazione in Italia - Autoritratto

Se la libertà di stampa passa da qui, il nostro sistema informativo è profondamente malato (quoto al riguardo le osservazioni fatte nel post che potete leggere QUI).

E, di proposito, non apro il vaso di Pandora dei nostri telegiornali...


Da questa vicenda mi sembra si possa definire un altro valore chiave da cui ripartire tutti (dopo coerenza e pragmatismo, che avevo delineato in due miei post precedenti): il rispetto dell'avversario. Delle idee, ma soprattutto della persona.
Tutto è lecito, nell'agone politico, a patto che non si calpestino la dignità e la reputazione, che non si rovescino contro giornali e televisioni, che non si sfoci nel killeraggio mediatico.
L'unica cosa che può salvare la nostra politica è tornare a confrontarsi sul terreno delle idee, dei programmi, delle riforme utili per  la collettività.
E quando questo non accade, viene da pensare che le idee e i programmi, non siano sorretti da alcuna volontà di attuazione, e dunque di fatto non esistano, asserviti come appaiono a biechi personalismi, spesso di bassa lega, dopo essere stati utilizzati nelle elezioni come futili strumenti che mascherano la sete di potere.

Ma la politica, pardon, la Politica (che ha in sé il concetto greco di "polis", città, intesa come insieme di cittadini) non dovrebbe essere esattamente l'opposto: un servizio per la collettività?

Io, perlomeno, la vedo così.


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4 commenti:

Luk75 ha detto...

molto interessante il tuo blog, complimenti...

Luigi Bruschi ha detto...

Grazie Luk! Spero di averti fra i miei lettori! Io intanto ho dato un'occhiata al tuo di blog: e ti confermo che ne sarò lettore!
Buona giornata!

Luk75 ha detto...

grazie anche a te, intanto ti inserisco tra i blog che seguo...

Luigi Bruschi ha detto...

Idem! A presto...

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