Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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giovedì 26 agosto 2010

Mondadori e Mancuso: prove di boicottaggio.

Boicottare... o non boicottare, questo è il dilemma!

Mondadori sì, Mondadori no?
Vito Mancuso, teologo di chiara fama, nonché scrittore edito da Mondadori, ha posto in questi giorni un interessante quesito sulle pagine di Repubblica: sapendo che la casa editrice da cui si è seguiti è coinvolta in una legge "ad aziendam" fatta dal Presidente del Consiglio (cui fa capo la Mondadori) grazie alla quale anziché pagare al fisco circa 350 milioni di euro ne pagherà solamente 8 e spiccioli, è lecito continuare a pubblicare con la suddetta casa editrice?

Dilemma etico da nulla.

Mancuso, nell'editoriale di Repubblica, poneva il quesito a tutti i suoi colleghi giornalisti-scrittori di Repubblica e non solo, che pubblicano con la Mondadori.

Le reazioni sono state le più disparate, da quelle giornalistiche a quelle dei colleghi scrittori diretti interessati.

Naturalmente, specie fra i commentatori, c'è chi si schiera dal lato della (presunta) purezza ad ogni costo, per la serie "se ti poni il dilemma, vuol dire che non trovi etico restare con la Mondadori: dunque va' via" (è la posizione di Marco Travaglio, ad esempio), e chi si dichiara certo che il problema è un altro, e cioè il benedetto conflitto di interessi di Berlusconi irrisolto (dalla sinistra prima, dalla destra poi), la cui soluzione non può essere il boicottaggio perché la vera soluzione va ricercata e perseguita politicamente (è la visione di Eugenio Scalfari, anche lui edito da Mondadori). 
E' nata addirittura, in seguito al dibattito, un'iniziativa lanciata sul web da Gianfranco Mascia, coordinatore del comitato Bo.Bi. (Boicotta il Biscione), grazie alla quale verrà attivata una petizione per chiedere ai vari autori di sinistra di non pubblicare più con Mondadori.

La questione è di lana caprina?

Forse, ma non più di tanto.

Il discorso si potrebbe bene o male riassumere così: se sono vegetariano, posso essere sul libro paga di un commerciante di carne?!

E' chiaro che è un problema di coscienza individuale. Se non mi crea angoscia, forse posso. Posso essere tacciato di incoerenza?

Lo dico sinceramente: non credo. Perché mai, nella mia vita, io non dovrei entrare in contatto con niente e con nessuno che sia contrario ai miei valori? Se applicassimo questo principio a tutto, un musulmano non dovrebbe mai sposare una cattolica, o avere amici cattolici, ecc. ecc.?

Non funziona così. E' una questione, oltre che di buon senso, anche di logica: se io sono pagato dalla Mondadori per pubblicare un mio libro non significa che io mi riconosco automaticamente in tutto quello che fa la mia casa editrice
Rimango sempre io, con le mie idee, che esprimo attraverso i miei libri, a prescindere da chi sia il mio editore.
E' questa  l'unica posizione coerente?

Il discorso poi si complica se lo pensiamo in vasta scala: se io sono contrario alle idee e agli ideali di Berlusconi, non dovrei più vedere i maggiori canali televisivi italiani, dovrei evitare tutta la stampa e l'editoria legata al Premier; se ho un conto Mediolanum dovrei traslocare in un'altra banca, non dovrei entrare mai alla Standa o alla Rinascente né fare la spesa da Panorama o Esselunga, non potrei tifare Milan andando allo stadio, ecc. ecc.

Non credo che questa sia l'unica via che possa essere definita coerente e giusta.
Attenzione: non credo nemmeno sia da biasimare chi sceglie il boicottaggio per rispetto ai propri ideali. Ma è una sua scelta personale e non credo si possa, né si debba imporre ad alcuno il medesimo comportamento.

Lo Ying e lo Yang della filosofia cinese:
 ma la vita non è anche sfumature?!
Sarò impopolare, ma il fatto di considerare in ogni caso le questioni come o bianche o nere, non sempre porta a qualcosa di positivo. Anzi. Io sono convinto che spesso la vita sia fatta di grigi e che il perdersi per la strada le sfumature possa addirittura diventare pericoloso.

Del resto, l'ottica manichea non è quella che stiamo provando a combattere? "La magistratura è rossa, "l'indagine è un complotto", "i dubbi sono accuse infamanti", "la satira è uso criminoso della tv"... O bianco o nero, appunto.

Qual è dunque il colore grigio, la sfumatura, nella vicenda Mancuso?

L'unica cosa certa in tutta la questione è che non si diventa disonesti per il fatto stesso di essere pubblicati da qualcuno disonesto (fra l'altro: conteranno pure qualcosa i contenuti di quello che si scrive?!).


Anche se lo ammetto: in tutta questa vicenda, un pensiero non si riesce proprio a fugare.


Che Mancuso&Co, fra una riflessione e l'altra, stiano vivendo anch'essi, di fatto, un qualche conflitto di interessi.

Etico, naturalmente!


FONTI:

http://www.repubblica.it/politica/2010/08/19/news/mondadori_salvata_dal_fisco_scandalo_ad_aziendam_nell_interesse_del_cavaliere-6365174/#commenta

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/25/il-fronte-anti-mondadori-e-sul-web/53014/


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2 commenti:

maria assunta ha detto...

no al boicottaggio perché i suoi esiti sulla società e sull'economia sono imprevedibili. Quindi i comuni mortali continuino tranquillamente la loro vita. Frequentino a loro piacere banche, assicurazioni, cinema, editori, stadi, quotidiani, riviste, tv. Ma I grandi "soloni" no. Da loro qualche piccolo sacrificio ce l'aspettiamo. Pazienza se in una pagina c'è un refuso, se la copertina è meno invitante, se si vende una copia in meno. Qualche rischio lo devono correre: non è forse il destino dei grilli parlanti?

Luigi Bruschi ha detto...

La suddivisione fra comuni mortali e soloni, lo confesso, mi piace molto!

Concordo pertanto sul fatto che chi ha un ruolo "pubblico" potrebbe avvertire una maggiore responsabilità e fare scelte idonee; in qualche misura, per così dire, didascaliche!

Grazie per il puntuale intervento!

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