Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

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sabato 4 dicembre 2010

Il senso di Denis per lo stato.

Denis Verdini attacca Napolitano. Poi minimizza.

Nel botta e risposta di ieri fra Berlusconi e Fini sull'esito del mezzogiorno di fuoco previsto per il 14 dicembre, giorno in cui si voterà la fiducia al governo, è intervenuto ieri il Presidente della Repubblica Napolitano.

Pare infatti che Fini si sia lasciato sfuggire, a Mestre, un'affermazione del tipo "il Capo dello Stato sa cosa fare", cui il Colle si è sentito in dovere di precisare, con una nota che vi sono alcune prerogative (leggi: sciogliere le Camere) di esclusiva competenza del Presidente della Repubblica.

Ebbene: il buon Denis Verdini, coordinatore del Pdl plurindagato (eolico in Sardegna, appalti in Abruzzo, corruzione, riciclaggio, falso in bilancio, ecc. ecc.), chiosa così:
"Delle prerogative del Capo dello Stato noi ce ne freghiamo"
Poi, scoppiato il pandemonio, smentisce se stesso affermando che intendeva " ce ne freghiamo politicamente".

Ah, ecco. Allora sì, caro Verdini: è tutto chiarito.

Perché a pensarci bene, in effetti, anche io ad esempio sono assolutamente convinto che il fatto che lei sieda in Parlamento è una vera e propria vergogna...

Ma stia tranquillo: lo penso solo politicamente.


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1 commenti:

Anonimo ha detto...

per i più giovani sarà bene ricordare che me ne frego è il motto fascista per eccellenza a cui don Lorenzo Milani contrappose il celebre
I care (la frase era scritta su un cartello all'ingresso della scuola di Barbiana).
Massimo

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