Benvenuti nella città invisibile, ma non silente!

La città invisibile è una contraddizione in termini. Se una città esiste, con le sue case, le strade, i lampioni, gli abitanti, come può essere invisibile?! La città invisibile però c’è: è dentro ognuno di noi. Le fondamenta delle sue case sono quello che abbiamo costruito fino ad oggi, le nostre esperienze passate, gli avvenimenti della nostra vita. I mattoni delle case sono i nostri sogni, le aspettative, le speranze, tutto ciò che vorremmo fosse, domani, presto o tardi che sia. Le vie della città invisibile sono i nostri pensieri, che si ramificano innervandosi e collegano case, ponti, quartieri, costituendo una fitta rete di scambi e connessioni. La città invisibile è lo spazio vivo in cui ognuno si sente quello che è, ed è libero di esprimersi, di sognare, di dire “no”, persino di creare mondi diversi, realtà parallele: con la speranza che quel tesoro invisibile custodito dentro ognuno di noi possa rappresentare la fiaccola del cambiamento e si riesca a passarne, tutti insieme, il testimone. La via per riuscirci, a mio parere, è quella indicata da Italo Calvino: “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare e dargli spazio".

La Città Invisibile si è trasferita su l'Espresso. Clicca sull'immagine per raggiungere il blog.

La Città Invisibile si è trasferita su l'Espresso. Clicca sull'immagine per raggiungere il blog.
Link per iscriversi ai feed: http://feeds.feedburner.com/repubblica/KUea

martedì 14 giugno 2011

Il ritorno di Feltri e la miopia del centrodestra.

La miopia del centrodestra appare in tutta la sua gravità nell'editoriale del ritorno di Feltri.

Vittorio Feltri, appena reinsediato trionfalmente sulla poltrona di direttore del Giornalesi esibisce immediatamente in uno dei suoi mirabili editoriali.

Nel sottotitolo dell'articolo, sul sito online del quotidiano, si legge infatti:
Suggestionata da pubblicità ingan­nevole, più della metà degli italiani ha risposto al richiamo dei referendum.
No, dico: non so se ci rendiamo conto.

Secondo Feltri, Berlusconi, il più grande editore italiano, il mago della pubblicità (la sua azienda Publitalia '80 "è la prima concessionaria multinazionale d'Europa per fatturato generato dalla raccolta pubblicitaria attraverso la televisione commerciale") sarebbe stato battuto sul suo stesso terreno?

A parte il fatto che se fosse realmente così, questo rappresenterebbe l'emblema del crollo imminente, dal momento che il buon Silvio ha costruito il suo successo sulla comunicazione massmediatica.

Due cose, piuttosto, nel ragionamento di uno dei più 'fini' spin doctor del giornalismo targato PdL, appaiono rivelatrici del pensiero di questa destra berlusconiana sul viale del tramonto.

1. Il fatto che i cittadini italiani siano considerati come degli ebeti suggestionabili e senza cervello (specie se votano contro, naturalmente).

2. La riduzione del consenso dei cittadini ad una sorta di effimera infatuazione nei confronti di chi fabbrica l'inganno migliore in termini pubblicitari.

Non stupisce che sia così: è questa l'idea di politica che hanno i pasdaran berlusconiani.

Ed è proprio questo modo di intendere la politica che molti di noi combattono da quando Berlusconi scese in campo.

Quanto a loro, bisogna comprenderli: accettare che il popolo possa disamorarsi dell'illusionista che per anni ha costruito chimere, li disorienta; li spiazza.

E li atterrisce: perché, semplicemente, non sanno fare altro.

Il loro dialogo con i cittadini è da sempre imperniato su un immenso spot, che miscela opportunamente sogni irrealizzabili, falsi miti, vane promesse, il tutto sullo sfondo di un modello sociale anacronistico e superato: la famiglia perfetta, tutti bellissimi, con un bel po' di denaro, magari nella splendida fattoria del Mulino bianco, col nonno settantenne più bello e più in forma dei figli e, perché no anche dei nipoti... e a proposito, non vi suona sinistramente familiare, quest'ultima foto dell'immaginario berlusconiano, alla luce delle ultime rivelazioni in salsa bunga-bunga?

La sensazione, dunque, è che anche questa incapacità di leggere il cambiamento che sta avvenendo - come dimostra la miopia del buon Feltri -  sia un segno che un'epoca si avvia davvero alla conclusione.

Molti cominciano a crederci, almeno.

Sono quelli - sempre più numerosi - che ne hanno piene le tasche.

E che chiedono, semplicemente, di voltare pagina.


Share/Bookmark

Se ti è piaciuto l'articolo, puoi iscriverti ai post per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog!

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...